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Scritto Sabato 14 novembre 2020 alle 09:34

Lomagna: la storia del dr. Jakob Panzeri, medico di famiglia ricoverato per Covid, raccontata in un libro con altri 36 colleghi

Il dr. Jakob Panzeri
Aveva trascorso due settimane in ospedale a Como, dopo avere contratto il Covid. Una volta riprese le forze e la salute, è tornato subito in prima linea aprendo lo studio di medicina generale a Verano Brianza nell'anniversario del compleanno e al tempo stesso della morte della sua mamma.
Ora la storia di Jacob Panzeri, medico 28enne di Lomagna con alle spalle un tirocinio di due anni presso l'ospedale Mandic di Merate nei reparti di medicina e chirurgia, è entrata a far parte di un libro dove altre 36 persone "toccate" in modi differenti dal Covid si sono raccontate.
"Emozioni virali - le voci dei medici dalla pandemia" pubblicato da "Il pensiero scientifico editore", racconta con le parole dei protagonisti l'onda della pandemia sul loro lavoro: ci sono quindi anestesisti, rianimatori, internisti, medici di famiglia ciascuno con il suo carico di ricordi, emozioni, dolore. Una raccolta per non dimenticare e per rendere omaggio a quei 188 sanitari che sono morti sul campo, stroncati dal virus.
"La medicina e la scrittura sono sempre state le passioni più grandi della mia vita" ha raccontato "Leggere "La peste" di Camus mi ha aiutato a scegliere di studiare medicina. A 18 anni ho pubblicato il mio primo libro di poesia, "La coscienza dell'atomo". Il mio racconto "Afareen" è stato premiato anche con la medaglia del presidente della repubblica Napolitano. Ho partecipato con gioia a questo progetto soprattutto perché il ricavato sarà devoluto alle famiglie dei medici deceduti durante la pandemia. Sono colleghi che hanno dato la vita per amore e per dovere, in nome di un giuramento che li impegnava a servire la vita".

Quei giorni trascorsi dalla parte opposta della barricata, tra ansia e paura sono impressinei suoi ricordi. "Non ero mai stato ricoverato in ospedale e ora mi trovavo ad essere dalla parte del paziente. I primi giorni ho dovuto avere anche l'ausilio dell'ossigeno poi pian piano la situazione è migliorata. Ricordo la gioia del tampone negativo e poi finalmente il ritorno al mio lavoro, con l'apertura dello studio che avevo dovuto sospendere perchè mi ero ammalato".

Il dottor Panzeri, che in questi mesi ha anche tenuto diverse conferenze con gli studenti, ha ben chiaro quale è la sua missione. "Noi medici di medicina generale siamo la prima interfaccia con cui il paziente viene a contatto. Dobbiamo essere in grado di fare una diagnosi e somministrare una terapia precoce. Gestire i pazienti al domicilio ed evitare di far riempire ospedali e terapie intensive è fondamentale in questo momento. Molto ora si gioca sul territorio".

E sull'essere tornato in prima linea, nonostante il rischio corso, Panzeri non ha incertezze.
"Non posso permettermi di avere paura, il mio compito è curare e consolare. Questo è il mio dovere e questo è quello che devo e voglio fare".

S.V.
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