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Scritto Venerdì 13 novembre 2020 alle 16:57

Lomagna: sull’abbattimento di 35 alberi e l’interpretazione del PGT

Risulta incomprensibile la ratio che giustifica il permesso a eliminare il bosco privato di via Marconi. Un’autorizzazione scivolata con estrema facilità nonostante si potesse ponderare meglio la scelta per preservare il più possibile il patrimonio arboreo. Invece, in men che non si dica, 35 grosse piante vengono fatte cadere giù come birilli.

È già successo a Lomagna che l’amministrazione dicesse di avere le mani legate (il caso ex RDB insegna) o perché troppo tardi o perché troppo presto per le valutazioni. È sempre un non-momento. Ma così il Municipio pare anche un non-luogo decisionale, un limbo. In questa vicenda di via Marconi, si è giunti al paradosso che sussisterebbero entrambe le condizioni. Troppo tardi perché la possibilità edificatoria è scritta nel PGT (Piano di Governo del Territorio) e non si può cancellare; troppo presto perché il permesso a costruire non è ancora stato richiesto.


Eppure, andando a fondo, ci rendiamo conto che l’Ente locale avrebbe potuto esprimere più coraggio, sedersi e contrattare con il committente, per far valere gli interessi della comunità su quelli del privato. La sindaca Cristina Citterio ha dichiarato più volte in Consiglio comunale che quella striscia verde è un giardino, non un bosco. Anche nella nostra intervista ha ribadito che per il taglio di quelle piante bastasse un’autorizzazione come per ogni giardino. Beato chi dal proprio giardinetto di casa riesca a ricavare sei villette e una piscina scoperta!

Battute a parte, ci domandiamo da quale PGT si sia ricavata una definizione così estensiva di “giardino”. Noi abbiamo consultato le Tavole approvate nel 2017, le più recenti a disposizione. Quel giardino di circa 3.300 metri quadrati viene classificato come “verde privato”. La legenda è inopinabile. Cosa prevedano le Norme Tecniche del PGT con questa espressione è presto detto: “Le Tavole individuano le aree a verde privato che per le loro caratteristiche ambientali si presentano come meritevoli di essere conservate e valorizzate nella loro sistemazione a verde. In tali aree sono ammessi esclusivamente gli interventi migliorativi nel rispetto dello stato ambientale dei luoghi”. Alla faccia della valorizzazione!



Per non farci mancare nulla, anche il Regolamento edilizio viene in soccorso: “Le alberature di alto e medio fusto sono da conservare e da proteggere”. E poi ancora si specifica quando abbattere le piante: “Sono ammissibili rimozioni o modificazioni delle alberature esistenti quando derivino situazioni di pericolo, quando la salute dell’albero ammalato non consenta un intervento di conservazione con spese tollerabili, quando la rimozione degli alberi sia necessaria per prevalenti ed inderogabili interessi pubblici”. Prevalenti ed inderogabili interessi pubblici, non commerciali. Comprendiamo la contraddizione di termini, figlia del PGT, tra la ambivalente catalogazione del comparto in “verde privato” e “zona residenziale di completamento o estensiva”. Tuttavia, sulla scorta dei riferimenti normativi appena citati, lo scempio infausto in atto, che è stato ammesso quasi senza battere ciglio, risulta intollerabile.



Per di più, nemmeno di fronte a calcoli presentati in forma erronea, come ora riconosce lo stesso Comune, ci si è soffermati a riflettere, chiedere un confronto supplementare con il proponente e comprendere come si giustificano certi numeri. Al di là del fatto che tra le chiome degli alberi il privato abbia ricompreso nel progetto 123 mq di siepi, andando in contrasto con il PGT, andava capito fin da sùbito perché per l’Immobiliare la superficie fondiaria complessiva è di 2 mila metri quadrati, mentre al Comune ne risultano almeno 3 mila. Non si tratta di un’unghia, nemmeno delle dimensioni di un gabbiotto per gli attrezzi e neppure del bordo di una piscina. A mancare all’appello, secondo quanto abbiamo potuto appurare, sono all’incirca 1.300 mq di superficie fondiaria, più di un terzo del totale. Questo impatta anche in termini di ripiantumazioni. Le chiome non dovrebbero più occupare 200 mq (siepi escluse), ma ben 330. I rendering del progetto delle villette in vendita online raccontano un altro film.

Un’idea ce la siamo fatta. L’area mancante corrisponde in termini numerici alla zona a Sud del comparto, dove non è consentita nuova volumetria. Il privato potrebbe quindi porre una questione interpretativa sul concetto di superficie fondiaria, definita nel PGT come quella “utilizzabile a fini edificatori”. Una faccenda non indifferente che forse andava chiarita prima di sfiorare anche un solo albero.
Marco Pessina
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