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Scritto Mercoledì 28 ottobre 2020 alle 10:12

Cassina, risposta a Francesco

Ringrazio Francesco per aver prestato attenzione a quanto ho scritto e per aver voluto rendere pubbliche le sue riflessioni. Il suo scritto merita una risposta.
Francesco dice: “traslocare un campo non è esattamente operazione da pochi euro. Sarebbe più semplice e ragionevolmente più economico alzare reti di protezione a difesa delle palazzine.” Lo invito a fare un giro a Cassina e visitare il campetto in questione, magari in compagnia delle persone che abitano le case confinanti, e verificare con loro la fattibilità di questa soluzione. Se rimarrà dello stesso parere lo invito a riscrivere. “Ragionevolmente più economico” è un concetto che mi rifiuto di prendere in considerazione. Si tratta di un’opera pubblica. Lo spreco è già stato fatto, imponendo al costruttore con cui è stata stipulata la convenzione citata da Francesco di realizzare l’opera nel posto sbagliato. Inserire cioè una vera e propria attrezzatura sportiva in quello che doveva essere un semplice parco giochi per bambini. Urbanisticamente parliamo di cose diverse. La popolazione di Cassina ha il diritto di vedere risolto questo problema, ha il diritto di avere il proprio campetto di basket-pallavolo nel luogo idoneo, all’interno del centro sportivo che, contrariamente a quanto dice Francesco, non è in disuso, Tanto che gli spogliatoi di questo centro sono stati rimessi a nuovo, guarda caso dal costruttore del complesso residenziale a cui è collegato il campetto. La popolazione di Cassina ha diritto al suo campetto, costi quel che costi, pochi o molti Euro. Francesco continua: “E circa il resto dell’intervento: dovremmo pensare ad aggregare i micro comuni per ottenere efficienza amministrativa ed economica (meno poltrone, meno addetti, più economie di scala) invece, anziché discutere di fondere Merate o Robbiate con Imbersago come ha fatto il nuovo comune della Valletta con Perego e Rovagnate, si rivanga il problema novecentesco di unire il micro quartiere di Cassina con il micro comune di Imbersago. Avanti Savoia.”
Rispondo che ha ragione, ma purtroppo Merate non è ancora pronto per diventare il punto di riferimento per costruire un grosso comune aggregato. Se la classe politica della nostra città non è capace di affrontare e risolvere i piccoli problemi delle frazioni, come quello di qui stiamo parlando, figuriamoci come si troverebbe ad affrontare un territorio più vasto, con problemi di quartieri molto più grossi, come l’eventuale “frazione” di Robbiate.
Che impari prima a gestire i suoi “micro quartieri”, come li definisce Francesco, poi potrà proporsi agli altri comuni come punto di riferimento. Da oltre dieci anni a questa parte il problema della difficoltà di Merate ad assolvere alle sua vocazione di punto di riferimento per i comuni del circondario è aperto, ne testimonia la definizione che l’ex Sindaco di Osnago, un paese del circondario, diede di Merate, lamentando l’incapacità a della classe dirigente della nostra città a esercitare un ruolo guida per i comuni del nostro territorio: Strina definì la città di Merate “un buco con il territorio del Meratese intorno”
Quindi se la classe dirigente di Merate continuerà a guardare solo il proprio ombelico, racchiuso fra Piazza Prinetti e Piazza degli Eroi, e non si attrezza per diventare capace di gestire con un progetto intelligente i propri quartieri in primis, diventare un punto di riferimento per i paesi del circondario poi, Avanti Savoia lo dico io!
Lanfranco Consonni
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