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Scritto Mercoledì 21 ottobre 2020 alle 09:19

Cernusco: ipotesi da 3 a 2 turni in mensa a scuola. Contestato cibo freddo e ''scarso''

La sindaca Giovanna De Capitani
I tre turni in mensa hanno creato troppi disagi alla scuola primaria di Cernusco Lombardone. Si opterà probabilmente per un ritorno ai due turni, ma alcune classi dovranno consumare il pasto in aula. I problemi riscontrati riguardano le tempistiche troppo ridotte per la pausa pranzo, mezz’ora, che non è risultata sufficiente per i ritmi dei bambini più piccoli. Inoltre in più occasioni il pasto sarebbe stato servito freddo all’ultimo turno. Non solo, addirittura la quantità arrivata a scuola non sarebbe stata sufficiente a coprire tutti i piatti. Qualità e quantità del cibo che hanno indotto l’amministrazione a rivolgere alla ditta Ser Car una contestazione d’addebito, di cui l’Ente locale sta attendendo una risposta dall’azienda.

È quanto è emerso durante la Consulta Istruzione di lunedì 19 ottobre. A riferirlo sono stati la sindaca Giovanna De Capitani e il vice sindaco Alvaro Pelà. “Probabilmente dovremo cambiare il regime dei tre turni in mensa. Si tratterebbe di provare due turni con quattro classi che mangeranno in aula. Avevamo fatto un’analisi su entrambe le soluzioni. Per rispondere a delle nuove necessità bisognava sperimentare – ha dichiarato il primo cittadino – Siamo aperti a qualsiasi necessità che ci venga proposta dalla scuola. L’importante è che si trovi una quadra adeguata che consenta ai bambini di mangiare tranquillamente, fare una pausa adatta e riprendere le lezioni”. Le sollecitazioni sono pervenute all’amministrazione attraverso il coordinatore del plesso e un colloquio informale con un componente della Commissione Mensa, organo rimasto in carica dall’anno scorso e fino al prossimo dicembre, grazie a una modifica del regolamento avvenuta in seguito al caso del formaggino scaduto [clicca QUI]. I posti della Commissione rimanevano vacanti dalla fine di ogni anno scolastico e fino a una successiva elezione.

Le misure di prevenzione anti-covid hanno posto nuove sfide per gli istituti scolastici e per i Comuni, spesso in un’incudine tra rispetto dei protocolli e le caratteristiche strutturali degli edifici scolastici. Se i due turni hanno come effetto positivo l’estensione del tempo in mensa di un quarto d’ora per ciascuno di essi, di contro pranzare in aula potrebbe creare delle difficoltà sul fronte della pulizia dei locali, vista l’età degli alunni. Quest’ultimo elemento è stato sottolineato da vari componenti della Consulta Istruzione. L’ipotesi, suggerita da una di loro, di semplificare i piatti con una portata unica non risulta essere percorribile secondo la sindaca De Capitani, non almeno da parte del Comune. Alla scelta dei menù è infatti titolata l’ATS Brianza. Intanto il costo del servizio mensa quest’anno è lievitato per i maggiori costi di gestione e del personale. L’amministrazione ha deciso di non aumentare il costo del buono pasto per gli alunni residenti. La maggiorazione è stata quindi coperta dalle casse comunali.

In Consulta si è parlato del nuovo Piano per il Diritto allo Studio, che risulta scorticato di tutti i progetti, di tutte le uscite scolastiche per ovvie ragioni. L’appalto per il trasporto scolastico prevedeva che il trasportatore avrebbe portato alcune classi ai viaggi di istruzione. Probabilmente l’amministrazione chiederà di destinare quel chilometraggio previsto alla gita degli anziani in estate.

De Capitani ha chiesto un parere alla Consulta su una eventuale eliminazione dal PDS del riferimento al dato sulla presenza di stranieri nella popolazione scolastica. “È un’impostazione delle precedenti amministrazioni che abbiamo sempre mantenuto. Forse all’inizio c’era la necessità di considerare la composizione degli studenti. Oggi è abbastanza ininfluente. Notiamo che i bambini e i ragazzi stranieri hanno delle aspettative in questo Paese, appena compiono diciotto anni richiedono la carta d’identità. Forse sarebbe meglio evitare di sottolineare questo aspetto della provenienza”. Un discorso che ha trovato concorde la Consulta.

Si è infine colta l’occasione per un’analisi sui numeri della pandemia. Particolarmente incisivo il commento del dottor Francesco Raponi, medico presso l’ospedale di Lecco: “Noi siamo piuttosto preoccupati perché i casi positivi stanno ricominciando a crescere in maniera galoppante, anche in ambiente intensivo. A Lecco ha riaperto la Rianimazione covid, quindi il resto dell’ospedale comincia a rallentare. Sicuramente il Sistema sanitario in Lombardia è sotto pressione. Il numero dei morti è ingannevole in quanto è lungo il percorso della malattia, lo si vedrà più avanti probabilmente il dato reale – ha detto il dottor Raponi – La gravità è quella di prima, non abbiamo l’impressione che il virus sia mitigato e come prima riconosciamo dei cluster familiari. La preoccupazione è che il cluster principale SIA nell’area metropolitana di Milano che demograficamente è più grande rispetto a quelli registrati a febbraio e marzo. Noi siamo seriamente preoccupati”.
M.P.
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