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Scritto Martedì 13 ottobre 2020 alle 19:20

Io so chi ha dato fuoco alle auto di Luisa e Claudio

Stefano Motta
Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che si è consumato ieri sera a Sartirana di Merate.
Io so i nomi di chi ha alimentato la rabbia, prima del fuoco, e ha manovrato gli "ignoti" autori materiali del gesto più recente.
Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno sparso parole oblique.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici che una sera di ottobre non hanno avuto nient’altro di meglio da fare che appiccare il fuoco a due auto. Io so quante altre cose belle e assai più divertenti ci sono da fare nella vita: se gli incendiari volessero palesarmisi, non mancherei di suggerirgliele.
Io so che al mondo ci sono mestieri scomodi: il genitore, l’insegnante quando non addirittura il preside, il giornalista, vieppiù il direttore. E so che ci sono persone che si intestardiscono a volerli fare, questi mestieri, e farli bene.
Io so che la preparazione genera idee, le idee generano lucidità di osservazione, la lucidità genera franchezza di parola, la franchezza genera antipatia, l’antipatia genera rabbia. Nelle menti ottuse.
Io so che l’intelligenza genera libertà di pensiero, la libertà genera felicità, la felicità genera invidia, l’invidia genera rabbia. Nelle menti infelici.
Io so che il paese è piccolo, e non puoi profumare di purezza che non arrivi qualche saccente a calpestarti, o fare una scorreggia che non se ne senta l’odore in ogni quartiere. Figurarsi quello di due auto incendiate. Io so che il paese sa chi ha dato fuoco alla macchina di Claudio Brambilla, fondatore e direttore di Merateonline, e di Luisa Biella, accomunata dalla comune sorte, dalle comuni passioni, dalla comune libertà.
Io so che dietro le mascherine qualcuno ha detto “gli sta bene”. E più d’uno avrà annuito con gli occhi, sorridendo bieco dietro altre mascherine.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che rimette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il "progetto di romanzo" sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo non è poi così difficile.
Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio.
Io so che due auto si ricomprano, che la paura passa, che la libertà non viene intaccata, la felicità rinsaldata, l’intelligenza addirittura provocata e resa ancor più vivida da attacchi come questo.
Così come la cattiveria, l’ignoranza e l’invidia, purtroppo.
Prof. Stefano Motta
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