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Scritto Lunedì 12 ottobre 2020 alle 11:25

Olgiate: il missionario al servizio di bimbi e dei più deboli, Padre Natale si racconta

Dove la missione lo ha portato, Padre Natale Brambilla ha sempre cercato di sanare situazioni critiche, cercando oltre all'evangelizzare di portare buone pratiche, sostegno e cura.
Al fianco di bambini, deboli e ammalati, il religioso originario di Santa Maria Hoè è rimasto in Brasile per 13 anni, fino al 2013, ed ora è pronto a ritornarci. Il Pime lo aveva rivoluto in patria per gestire le economie dell'istituto, ma c'è ancora bisogno di lui oltreoceano. Prima di ripartire (la data dovrebbe essere quella del 4 novembre, ha spiegato, salvo che le restrizioni del coronavirus glielo consentano) ha accettato di partecipare ad uno degli incontri organizzati nel Meratese per il mese missionario, ottobre, coordinati anche quest'anno da Padre Pierfrancesco Corti. E così venerdì sera, Padre Natale ha parlato della sua esperienza brasiliana nella chiesa di Olgiate.


Padre Natale Brambilla, missionario del Pime originario di Santa Maria Hoè

''Ringrazio per l'invito, è un'opportunità molto bella, come lo è del resto sempre quando si parla di Dio'' ha esordito. ''Proverò a raccontarvi di ciò che il Signore ha fatto per mezzo mio. Sono stato ordinato prete nel 1990 e nei primi anni ho fatto l'animatore a Sotto il Monte. La mia prima esperienza fuori dall'Italia fu in Bangladesh, ma il mio superiore si accorse che qualcosa non andava e allora fui spedito in Brasile''. Il suo arrivo nella nazione carioca è datato maggio 2002. Dopo lo studio della lingua, Padre Natale viene affidato nel 2003 alla parrocchia di San Francesco Xavier, nella periferia a sud di San Paolo. ''Era stata fondata negli anni '70 dal Pime'' ha raccontato.


''Allora non c'era nulla, neppure gli autobus arrivavano in quella zona della città. Quando Padre Aldo Da Tofori, il fondatore, comprò i terreni per costruirci una chiesa, lo presero per matto. Ma la sua capacità era quella di guardare oltre. Oggi è una favela di almeno 50mila abitanti. I miei predecessori costruirono alle spalle della chiesa un asilo che arrivava a contare fino a 900 bambini."


https://youtu.be/f15qMxNbZDY

"Il lavoro in questo asilo è quello che mi ha occupato buona parte del mio tempo e del mio impegno in quella parrocchia. I padri arrivati prima di me si erano accorti che la maggior parte delle famiglie di quella zona erano disgregate. Spesso il padre non c'era, o se c'era una figura maschile, non era quella del padre naturale dei bambini, che spesso venivano lasciati nei vicoli dalle madri costrette ad andare al lavoro per sopravvivere. All'inizio l'impegno si è rivolto principalmente a riorganizzare l'asilo, creare dei turni per fare venire tutti quei bambini e regolarizzare circa 20 dipendenti. Tutte le risorse economiche che aveva la parrocchia, mi accorsi, finivano nell'asilo. Così ho lavorato per strutturare una realtà che potesse reggersi da sola e non dipendere solo dagli aiuti dall'Italia. Ce l'abbiamo fatta, con grande fatica, ma ce l'abbiamo fatta. I bimbi arrivavano dalla favela e nel giro di un paio di mesi diventavano belli e in carne, pieni di vita e di salute''.


Padre Pierfrancesco Corti, missionario del Pime che coordina le attività di Villa Grugana

Fu in quegli anni che Padre Natale, come ha spiegato, coniò il motto ''finchè c'è scuola, c'è speranza''. ''Non ci limitavamo più a nutrirli e farli giocare, ma ci occupavamo anche della loro formazione, in alcuni casi anche fino alla seconda elementare, convinti che un paese migliore si raggiunge con persone migliori''.
Nel febbraio del 2009 il missionario brianzolo inizia una nuova esperienza, sempre in Brasile, ma stavolta in un contesto urbano meno caotico. Pirambù, nello stato di Sergipe nel nordest del Paese, è un piccolo ''borgo'' affacciato sull'oceano. Gli abitanti sono in tutto 3mila.


''Il vescovo di quella diocesi, un italiano, voleva che anche in quella zona ci fosse un istituto missionario che formasse i sacerdoti. E' una delle zona più povere del Brasile, insieme a quella più a nord. A Pirambù si vive sostanzialmente di pesca e si coltiva il cocco. Passando da una realtà cittadina, più frenetica se vogliamo, ho dovuto adeguarmi ad un ritmo più blando. Fu in questa missione che capii che era vero ciò che molti Padri anziani mi dicevano, e cioè che c'è dell'interesse nel mantenere la gente povera, e che pochi ricchi sfruttano molti deboli. Pirambù è un paese molto vicino ad una zona di estrazione del petrolio. Con i ricavati tutti gli abitanti potrebbero vivere di rendita. E invece ci ritrovavamo spesso a fare manifestazioni per avere acqua più pulita e servizi migliori. Anche qui ho trovato carenze nell'educazione dei bimbi e sulla salute. Così abbiamo
deciso di investire su progetti di sensibilizzazione. Il principale quello sulla schistosomiasi, una malattia non mortale provocata da un parassita che si annida nello stomaco e impedisce ai bambini che la contraggono di non svilupparsi come devono, spesso riportando con il tempo deficit non solo fisici ma anche mentali. Si prende in buona sostanza bevendo acqua sporca o facendo il bagno in stagni. Con l'appoggio di medici volontari e delle scuole eseguivamo inoltre esami prenatale. Organizzavamo poi corsi di nutrizione, così che le mamme imparassero a dare da mangiare ai figli in modo corretto''.
Padre Natale ha concluso il suo intervento rivolgendosi al pubblicopresente, spiegando che anche gli obiettivi più difficili si possono raggiungere, purché lo si raggiunga insieme, ciascuno secondo la propria vocazione.
A.S.
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