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Scritto Lunedì 28 settembre 2020 alle 17:46

Imbersago,tentata estorsione per la villetta di un 56enne. Condannati tutti i 4 imputati

Palazzo di giustizia a Lecco
Sono passati 5 anni dall'apertura del processo a carico di Rocco A. (classe 1968), Marco F. (1980), Josè S.S. (1987) e Giuseppe D. ( 1988), i quattro calabresi accusati dalla Procura di Lecco di concorso in tentata estorsione.
Oggi la pronuncia del collegio giudicante composto dal presidente della sezione penale Enrico Manzi, dai giudici Maria Chiara Arrighi e Martina Beggio ha visto la condanna degli imputati per i reati a loro ascritti.

Per ricostruire la vicenda giudiziaria bisogna tornare al 2005, anno in cui l'imbersaghese E.V. - costituitosi parte civile e rappresentato in giudizio dall'avvocato Sonia Riva - perfeziona l'acquisto di una villetta nel centro abitato del meratese con lo zio proprietario del terreno, il quale subappalta poi l'opera di costruzione all'impresa di Rocco A. Quest'ultimo, al termine dei lavori nel 2009 e dopo che la propria attività era stata dichiarata fallita nel 2010, sarebbe tornato nuovamente dalla parte offesa per riscuotere un credito che - a suo dire - ammontava a 180.000 euro. Da quel momento prende il via l'attività intimidatoaria nel 2013: numerose sono le telefonate ricevute da un'utenza svizzera (che gli inquirenti hanno accertato essere intestata alla moglie di Josè S.S.) che invitano l'uomo senza mezze misure a pagare "il debituccio" che aveva con l'imprenditore.
Poi il 16 luglio 2013, nel cuore della notte, qualcuno suona al citofono di E.V. per poi fargli arrivare una chiamata dal solito

L'avvocato Renato Vitetta
numero: "per adesso ti abbiamo fatto un regalino fuori casa". Sono stati i carabinieri di Merate a rinvenire fuori dall'uscio una tanica di benzina da 15 litri insieme ad alcuni proiettili ed una busta con la scritta "animale paga i debiti perché altrimenti ti stacchiamo la testa e la prendiamo a calci".
Prima della sentenza di oggi sono sfilati in aula, oltre alla parte civile, il principale imputato Rocco A., difeso dall'avvocato Renato Vitetta e, in videoconferenza dal carcere di Terni - dove sta scontando la pena detentiva sotto regime di 41 bis - il coimputato Marco F.
Hanno invece rinunciato a comparire Josè S.S. (impegnato insieme al difensore avv. Mangone in questa mattinata in un altro procedimento presso il Tribunale di Palmi) e Giuseppe D., già collaboratore di giustizia.
"Ho fiducia nella legge e nel collegio" ha dichiarato l'avvocato in attesa della lettura del dispositivo "le sentenze vanno accettate e mai commentate, semmai impugnate fino al terzo grado di giudizio".
Diverse attestazioni di innocenza fornite a favore del suo assistito cui, ha ammesso, si potrebbe forse contestare il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni per non aver agito per il recupero del presunto credito tramite il proprio procuratore.
Il collegio, dopo una lunga camera di consiglio, ha dichiarato i quattro imputati colpevoli, condannando Rocco A., Marco F. e Josè S.S a 5 anni di reclusione, al pagamento di 6.000 euro di multa e alla pena accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Dovrà invece scontare 4 anni di reclusione e pagare 1200 euro di multa Giuseppe D., interdetto solo temporaneamente dai pubblici uffici. Inoltre tutti i quattro i coimputati dovranno liquidare (in solido) alla parte offesa un danno quantificato in 9.426,13 euro (risarcimento immediatamente esecutivo), oltre il pagamento delle spese processuali.

F.F.
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