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Scritto Martedì 15 settembre 2020 alle 18:40

Ronco: assemblea pubblica sul volontariato del ''Comitato 1988''

Dalla controversa vicenda dell'assegnazione del campo comunale, a uno spaccato del mondo del volontariato, per sensibilizzare su un versante purtroppo in seria difficoltà di ricambio generazionale, non solo a Ronco. La serata organizzata domenica pomeriggio al campo a 7 dell'Oratorio San Giovanni Bosco dal "Comitato 1988 non spegnerete il sogno", "spalla" esterna della Nuova Ronchese nella diatriba nota del campo di via Bonfanti, come previsto è stata catalizzata da una serie di interventi con un'ottica ben più ampia dell'argomento che tiene banco in paese da settimane, diventando così un spot utile in tempi di crisi del volontariato. L'assemblea pubblica ha visto volontari attivi nel terzo settore ronchese condividere esperienze passate, così come le difficoltà a cui il momento attuale li sta mettendo di fronte.

Gli organizzatori dell'incontro

Flavio Maggioni

Nell'introduzione affidata ai rappresentanti del comitato sono stati snocciolati i numeri di un ambito sociale italiano in chiara contrazione di risorse umane. Significativo per capire le criticità di ieri e oggi, è stato a questo proposito il contributo di Flavio Maggioni, ex esponente del gruppo Hangar attivo dalla fine degli anni "90 e artefice della complicata esperienza di Teatro Tenda, poi al timone della prima "versione" della Gustiamoci Ronco, andata in scena per 11 anni prima di essere sospesa, per essere rilanciata tre anni fa con uno staff giovane e completamente rinnovato. Motivo tra gli altri della conclusione della prima striscia di edizioni della manifestazione enogastronomica, ha fatto notare Maggioni, è stata proprio la mancanza di qualche volto nuovo che si buttasse e prendesse in corso d'opera il testimone della conduzione del progetto, comunque positivo per seguito di pubblico, e che invece proprio per questo si è bloccato.

Flavio Maggioni

Enrico Ronchi

Difficile invece spiegarsi il perchè di un flop come Teatro Tenda, ma i giovani di allora avevano provato a buttarsi in esperienze anche rischiose per la loro riuscita, ma oggi l'aria che tira è sensibilmente diversa. Il fulcro tematico dell'assemblea ha iniziato a spostarsi verso la questione infuocata del campo quando a prendere la parola sono stati gli ex sindaci presenti tra il pubblico: Enrico Ronchi, che a suo tempo aveva finanziato il progetto e i lavori dell'opera, e il suo successore Francesco Colombo. Sotto il primo il campo sintetico è stato progettato, venendo completato nel 2008 dall'amministrazione Colombo. E in più passaggi i due ex primi cittadini hanno condiviso l'idea che l’assegnazione del campo così come stabilita dall'amministrazione comunale non sarebbe giustificata. Ben marcata la posizione di Ronchi, che pur non sospettando la malafede del Comune nella procedura, ha affermato senza troppi giri di parole, che nel decidere l'amministrazione avrebbe dovuto premiare la Nuova Ronchese, tenendo conto che quell'impianto era stato voluto per soddisfare principalmente le esigenze della società che portava avanti i valori dello sport in paese da 20 anni. E per Ronchi poco importerebbe in tutto questo se una società, la Vibe, conta 20 squadre in FIGC, e la realtà viola soltanto una. "Quel campo lo avevamo fatto per la Nuova Ronchese".

Francesco Colombo

 

Antonio Arcorio

Allargando l'orizzonte, Ronchi ha lanciato un appello per attrarre nuove forze all'interno degli Amici della Rosa d'Argento (di cui è presidente) e dell'Alpina, del quale fa parte nel direttivo sociale, per via delle norme Covid che non consentono più ai volontari anziani di poter prestare la loro mano. Netto anche il profilo di Colombo sulla discussa spartizione delle fasce orarie settimanali. "La Nuova Ronchese ha giocato per 20 anni in un campo di patate, oltre ad avere a disposizione il CTL3". Così Colombo, che si è però soffermato più che altro sull'importanza dell'unità di intenti del settore sociale, e di lasciare fuori il discorso politico, attraverso anche iniziative come quella del Comitato (che nel frattempo ha raggiunto circa 100 iscrizioni) per far ripartire il volontariato in un paese che vanta storicamente una forte vocazione in questo senso. In chiusura, il vicepresidente della Nuova Ronchese, Antonio Arcorio, ha passato in rassegna le fasi cruciali della storia del sodalizio, a sottolineare una volta di più la forte identità ronchese dietro al colore viola. L'incontro pubblico è stato seguito da circa 200 partecipanti interessati all'argomento sociale, che è finito sul tavolo e sviscerato grazie a testimonianze dirette, per stimolare nuove "messe a disposizione". Il tutto si è svolto in un clima democratico, con i toni degli interventi che si sono mantenuti nei ranghi del civile.
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