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Scritto Lunedì 14 settembre 2020 alle 21:28

Conrater: come un fulmine a ciel sereno l’amputazione della gamba destra ma ho portato a casa la pelle. E come nonno Emilio ce la farò

Sì "a ciel sereno" poiché quest'anno ho fatto - come ogni anno peraltro - delle bellissime vacanze con la famiglia prima nello splendido mare di Calabria e poi in Val Badia da dove tanti anni fa mio papà era partito per arrivare in Brianza.
Vacanze in sintonia con le nostre radici per i nostri 4 nipoti.
Quest'anno poi avevo desiderato intensamente di fare - dopo i mesi bui del "lockdown" - un bel periodo di vacanze.
E a mio genero - che giustamente sosteneva che per prudenza forse quest'anno avremmo potuto anche rinunciare alle vacanze - ho fatto il ragionamento dell'età che faccio spesso a chi è molto piu' giovane di me.
Vedi - gli ho spiegato - alla mia età è come se ci fosse un "count-down" predisposto da qualche parte che quando scatta ti può impedire per sempre di fare le cose che tu oggi potresti fare.
Non sapevo che il mio "count down" c'era effettivamente, era ormai partito da tempo e il conto alla rovescia si sarebbe compiuto a breve.
Era tarato su martedì 25 agosto una giornata tranquilla ormai alla fine delle nostre vacanze.
Quella mattina improvvisamene un male fortissimo, continuo e inarrestabile si è impossessato della mia gamba destra e non mi ha più lasciato.
Era una "Ischemia alla gamba destra": bisognava fare d'urgenza un Bypass e sperare che questo riuscisse a riattivare la gamba.
In caso andava amputata.
E tutto questo accadeva nella concitazione di quelle ore passate al Pronto Soccorso di Lecco ripetendo ossessivamente : Che male ...che male...aiuto...aiuto.... Aiutatemi ....aiutatemi......
Per giorni hanno tentato di salvarmi la gamba ma poi alla fine hanno dovuto arrendersi per non procurarmi altri danni peggiori.
L'idea di farsi amputare una gamba è terribile in sè e solo il pensiero di portare a casa la pelle insieme alla propria testa rende accettabile una scelta così dolorosa.
Mi ha molto aiutato inoltre il ricordo della vicenda del nonno Emilio, il nonno calabrese di mia moglie Anna.
Il nonno Emilio perse la sua gamba nella 1^Guerra Mondiale nelle battaglie dell‘Isonzo dopo essere tornato dall'America per "servire la Patria in guerra".
Nelle lunghe sere d'Ospedale ho pensato a lungo al nonno Emilio e alla sua straordinaria vicenda umana.
Persa la gamba è subito tornato dalla fidanzata ( la nonna di Anna che io ho conosciuto molto bene e che queste storie me le ha sempre raccontate con tanti maggiori dettagli ) e le ha detto: sei libera, io non sono più quello di prima !
Ma lei rispose con orgoglio: Con una gamba o con due gambe non importa io ti voglio bene lo stesso.
E questa frase , anche un po' melodrammatica , sarebbe stata sempre la frase centrale di tutti i suoi racconti.
Si sposarono e partirono per l'America dove il nonno Emilio ebbe un grande successo nella produzione industriale di abiti da uomo.

Se ce l'ha fatta lui negli anni difficili del primo novecento perché non dovrei farcela anch'io accettando la condizione non facile di questa menomazione fisica ?

Antonio Conrater
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