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Scritto Domenica 13 settembre 2020 alle 13:51

Osnago: confronto tra le ragioni del Sì/No al referendum. Al tavolo M5S e PiùEuropa

Due schieramenti opposti sul referendum e un moderatore, il giornalista del CorSera Massimo Rebotti, a equilibrare i turni di intervento. Così a Osnago, presso lo Spazio Opera De André, venerdì 11 settembre si è tenuto a beneficio della cittadinanza un approfondimento sul quesito referendario che porterà alle urne gli italiani il 20 e 21 settembre. L’iniziativa è stata organizzata dall’associazione politica Progetto Osnago.

Marco Fumagalli, Massimo Rebotti, Novella Ciceri

Sui due fronti il consigliere regionale lombardo Marco Fumagalli (Movimento 5 Stelle) per il Sì e Novella Ciceri di +Europa per il No. Per quest’ultima il taglio del costo della politica corrisponde a una rinuncia del principio democratico. “Se passa la riforma l’Italia sarebbe l’ultima in Europa per rappresentatività, con un parlamentare ogni 150 mila abitanti” ha allertato Ciceri.

Il giornalista Massimo Rebotti

Di contro Fumagalli ha fortemente sostenuto la proposta, evidenziando i passaggi nelle Commissioni parlamentari dello stesso testo, che aveva trovato il favore della maggior parte dei partiti che più di recente si è schierata per il No. “I nostri parlamentari o non se ne erano accorti o sono tutti rimbambiti. Alla fine 71 senatori si sono messi di traverso e hanno chiesto il referendum, è la dimostrazione che questa classe politica ha difficoltà a rinnovarsi. Noi come 5 Stelle ci siamo fatti portavoce dei cittadini, che ci hanno chiesto la riduzione del numero dei parlamentari” ha motivato il consigliere regionale. Fumagalli ha evocato i poteri forti: “Evidentemente c’è qualcosa dietro che sta lavorando per evitare di cambiare le cose”. Alla domanda dei cittadini presenti in auditorium di precisare chi siano i poteri forti citati, il consigliere ha attaccato la stampa: “Repubblica si è schierata per il No”.

Il consigliere regionale M5S Marco Fumagalli

Il fautore del Sì ha ribadito che il problema della rappresentatività non si pone. Da quando l’Italia si è data 945 parlamentari, dal 1963, a rappresentare l’espressione dei cittadini si sono aggiunte le votazioni per le Regioni e l’Europa, per cui “il parlamento italiano ha visto un’erosione dei suoi poteri verso il basso e verso l’alto”. Una versione respinta da Ciceri di +Europa, secondo la quale i diversi organismi possiedono competenze differenti che non possono essere paragonate. Ciceri ha bollato la riforma come demagogica e rischiosa per la democrazia. Il Senato rinnovato, con appena 200 componenti, sarebbe troppo ristretto. Ha poi osservato che un candidato dovrebbe fare campagna elettorale su un territorio più vasto, rendendo più oneroso il costo per affrontare la fase pre-voto. Verrebbero così favorite quelle figure che dispongono di ingenti risorse economiche. “Su quale base meno parlamentari significa più qualità dei parlamentari?” ha domandato l’esponente di +Europa.


La replica di Fumagalli: “I candidati si faranno più concorrenza e ne uscirà il meglio. Oggi per le lobby è più facile entrare in Parlamento”. Ha poi proposto come modello di selezione della classe dirigente le primarie o la piattaforma Rousseau.

Novella Ciceri di +Europa

Novella Ciceri ha più volte denunciato che una riforma del genere in assenza di una riforma elettorale di cui non si ha alcuna certezza creerebbe dei gravi squilibri. Per +Europa serviva dunque una riforma strutturale data la complessità della materia. Fumagalli ha assicurato che dal giorno dopo del referendum si lavorerà per una nuova riforma elettorale.


La voce è passata ai cittadini. A eccezione di un elettore 5Stelle che ha rivendicato l’ondata di eguaglianza e legalità portata dal Movimento, gli altri intervenuti si sono posti criticamente contro la riforma del taglio dei parlamentari. Il rischio intravisto da tutti loro riguarda il delicato tema della rappresentatività della cittadinanza in Parlamento e dunque del rapporto tra eletti e i territori.
M.P.
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