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Scritto Venerdì 11 settembre 2020 alle 12:24

Lomagna-Osnago: uno sguardo sui "nidi" tra difficoltà economiche e forza di volontà

Mai la ripartenza scolastica è stata tanto chiacchierata come quest’anno. Lo scoglio principale è atteso per il 14 di settembre, quando riapriranno elementari e medie. Intanto da inizio settimana le materne hanno iniziato a svolgere progressivamente le proprie attività, mentre già dai primi del mese hanno esordito i nidi. Per permettere un funzionamento in sicurezza, nel rispetto delle direttive anticovid, la macchina organizzativa dei servizi educativi per la prima infanzia si è però messa in moto verso fine agosto. Dopo mesi di stop, le strutture sono state travolte da procedure a cui attenersi, con percorsi pedagogici da re-inventare.


L'asilo nido di Lomagna (foto tratte dal sito internet della cooperativa Cometa)

Una delle realtà più presenti sul territorio lecchese è la cooperativa Cometa, attiva dal 1997, e che oggi gestisce 14 nidi grazie a 100 dipendenti, tutte donne. Durante il lockdown le educatrici, per lo più a titolo di volontariato, hanno mantenuto il contatto con le famiglie: foto dei locali vissuti fino a poche settimane prima dai piccoli per non far dimenticare quei luoghi di socialità e apprendimento; consigli di attività da svolgere da casa; diplomini digitali a fine anno scolastico e altro ancora. “Sono delle eroine, operano con la dedizione di chi ama il proprio lavoro – commenta il presidente della cooperativa Ildefonso Ghezzi –. Come gesto di riconoscenza, alcuni genitori ci hanno devoluto alcune donazioni che ci hanno fatto rialzare il morale e abbiamo così potuto tirare un respiro di sollievo anche da un punto di vista economico. Bisogna guardare avanti ed essere ottimisti. Stiamo parlando di bambini piccoli che sono il nostro futuro”.



La crisi economica non ha risparmiato però nemmeno Cometa. Da febbraio le entrate delle rette non sono più state incassate a seguito della sospensione dell’attività. Non per questo non ci sono stati costi operativi tra piccole manutenzioni ordinarie, utenze da pagare, le spese per il commercialista. Essendo una realtà piuttosto estesa, la cooperativa si è salvata grazie al principio delle economie di scala e grazie agli avanzi accumulati negli anni passati. Con i ritardi dell’INPS ad erogare la cassa integrazione, la coop è riuscita nonostante tutto ad anticipare le mensilità di giugno, luglio e agosto al proprio personale. Lo afferma il presidente Ildefonso Ghezzi, che spiega: “È un anno difficile, non abbiamo ancora ben chiaro a quanto ammonteranno le spese aggiuntive. Abbiamo potuto fare delle stime. Cercheremo di non andare sotto di tanto, senza sacrificare nulla sulle accortezze da avere, a maggior ragione nel periodo che stiamo vivendo. Tutto quello che c’è da mettere lo si mette. Non si scherza sulla salute”.



Per il contenimento del Covid-19 il gestore deve disporsi di DPI (quali guanti, mascherine, visiere, bavaglie monouso, gel igienizzanti, termometri) e di materiali aggiuntivi per la pulizia e igienizzazione. Aumentano poi le ore delle educatrici, che non possono più entrare a scaglioni nel corso della mattinata come in precedenza. Anche il personale ausiliario addetto alle pulizie dovrà prestare maggiori ore di servizio per poter rispettare linee guida e protocolli. Ad aggravare ulteriormente del 5% le maggiori spese sul personale da questo settembre è lo scatto dell’aumento contrattuale, in ottemperanza al contratto nazionale delle cooperative sociali.


L'asilo di Osnago

Alla luce di questo contesto le rette sono aumentate per quest’anno scolastico del 5%, non oltre perché altrimenti i Comuni non avrebbero potuto attivare Nidi Gratis. Per i nuclei famigliari con ISEE pari o inferiore a 20 mila euro, rientranti dunque nella misura, questa quota percentuale in più sarà coperta da Regione Lombardia. Inoltre con il Bonus Asili dell’INPS di 273 euro mensili le famiglie meno abbienti avranno il rimborso totale del servizio. Il 5% in più sulle rette non aiuterà la cooperativa a chiudere l’anno in positivo. Lo ammette lo stesso presidente di Cometa, Ghezzi, in un documento consegnato ai Comuni.

Il servizio nido, per quanto convenzionato, è privato. Ma dato il preminente interesse pubblico molti enti non si sono sottratti dal tendere una mano al gestore, applicando così le possibilità introdotte dalle disposizioni statali e sfruttando le risorse provenienti da un Fondo nazionale (mediato da Regione Lombardia). Prendendo ad esempio i due nidi “storici” di Cometa a Lomagna e Osnago – gestiti rispettivamente dal 1997 e dal 2002 – le Giunte comunali hanno deciso di utilizzare parte di questi contributi per coprire parzialmente i costi per il mantenimento della struttura e del personale per i mesi di marzo, aprile e maggio, a copertura dunque del mancato introito delle rette. Lomagna ha impegnato 15.250 euro a tal fine, mentre Osnago 10.230. Quest'ultimo Comune ha inoltre destinato alla cooperativa 4.770 euro per l’abbattimento delle rette del centro estivo, che agli iscritti risultavano già decurtate del contributo.



Proprio il centro estivo è stato il primo banco di prova per sperimentare la gestione al tempo del Coronavirus. Cometa ne ha aperti in tutto quattro. Per Osnago e Lomagna si è svolto in un’unica sede, la più capiente, e ha visto la partecipazione di 25 bambini. Al momento dell’avvio dell’anno scolastico, il 1° settembre, il nuovo meccanismo di funzionamento era dunque già testato. Tutte le dipendenti delle due strutture hanno aderito alla campagna per l’effettuazione dell’indagine sierologica, con esito negativo per ogni campione.

Le incognite non mancano. I nidi storicamente registrano un tasso di assenze dei bambini che viaggia intorno al 15-20%. Come si comporteranno i medici di base, i pediatri e ATS Brianza di fronte al bersagliamento di dubbi dei genitori? E come tutto ciò si riverserà sulla frequenza e sul percorso educativo? Problemi comuni in tutta Italia, a cui le strutture della prima infanzia rispondono con prevenzione e forza di volontà.
M.P.
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