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Scritto Venerdì 11 settembre 2020 alle 08:45

Merate: al via le operazioni di trebbiatura del mais nei campi. Enormi macchinari in azione, ma l'ultima parola è sempre di madre Natura


Un macchinario con enormi denti aguzzi che, una dopo l'altra, inforca le piante di mais, le fagocita nella sua pancia, le sminuzza e le trincia e infine ne espelle i resti lasciandoli sul corridoio che nel frattempo si è formato al suo passaggio, conservando invece "a bordo" con cura i preziosi chicchi di mais.



https://youtu.be/kDActJyNNMM

Sono iniziate in questi giorni le operazioni di trebbiatura per il primo raccolto di mais. Sui campi alle spalle dello stadio di Merate sono al lavoro gli addetti dell'azienda agricola Garghentini di Ronco briantino. Con mezzi imponenti, che si muovono svelti e sicuri, guidati con malizia e precisione, stanno raccogliendo i frutti di quanto seminato a inizio aprile. Questa tornata sembra buona e "ricca": sole e acqua fanno la differenza, anzi sono l'elemento discrimine per dire se ci si potranno aspettare abbondanti raccolti. E da un primo occhio attento e di esperienza, così sembra.

Davide e Nicola

"Questo primo raccolto di pannocchie servirà per le farine" ha spiegato Davide il più giovane del gruppo presente nei campi di Brugarolo a guidare uno dei mezzi "lo portiamo a essiccare perchè ci serve togliere l'umidità, riducendola dal 20% al 14% almeno". Per fare ciò l'azienda si sposta a Cornate dove esiste un sito con diversi depositi e macchinari apposta per queste operazioni che si concludono poi con la macina e la produzione della farina.

Il secondo raccolto viene invece piantato a inizio luglio e lo si raccoglie a metà ottobre e serve per il foraggio del bestiame che è composto da diverse razioni tra cui la parte verde della pianta di mais che viene "insilata". In autunno infine è la volta dell'orzo i cui frutti si vedranno tra inizio giugno e fine luglio.

Insomma un ciclo che non si ferma ma che, nonostante la meccanizzazione delle operazioni di semina e raccolta che ha "annullato" i giorni e le notti dei contadini trascorsi a "spennare" una pannocchia dopo l'altra a mano, è legato inscindibilmente all'andamento delle stagioni.

Sole e pioggia, siccità e gelate hanno la meglio anche sulle più potenti e "tecnologiche" mietitrebbie. L'ultima parola è sempre la sua, quella di madre Natura.
S.V.
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