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Scritto Giovedì 10 settembre 2020 alle 11:50

Bellusco, referendum alle scuole: Invernizzi spiega la scelta del comune

In linea con altri contesti limitrofi, anche a Bellusco si è levata nell'ultimo periodo qualche lamentela intorno al luogo deputato dall'amministrazione comunale ad ospitare le consultazioni referendarie del prossimo 20 e 21 settembre (domenica e lunedì). Dopo la ricerca di alternative adatte, alla fine, come è sempre stato, tutte le procedure previste si svolgeranno infatti alla scuola media di via Pascoli. L'interruzione delle lezioni è perciò la conseguenza inevitabile per le famiglie, per via dell'occupazione delle aule, e considerata l'impossibilità di allestire i seggi elettorali in un ambiente diverso dagli edifici scolastici. A questo proposito, sull'argomento ha voluto dire la sua l'ex sindaco e attuale presidente del consiglio comunale Roberto Invernizzi, il quale ha sgomberato il campo da equivoci sul fatto che sia stato fatto di tutto dal comune per individuare una sede differente.

La scuola secondaria "Falcone e Borsellino" di via Pascoli, sede
delle operazioni elettorali del referendum. Roberto Invernizzi nel riquadro

"In questo caso due sono gli ordini di indicazioni che le amministrazioni hanno dovuto considerare: il rispetto delle misure che regolano le consultazioni, e le norme dettate dai rischi della pandemia - ha fatto presente Invernizzi - Di fatto la prima prescrizione si traduce nella necessità di localizzare strutture sul territorio comunale dotate di sei spazi separati, ossia tanti quanti le sezioni elettorali. Ogni ambiente deve inoltre poter essere sigillabile dal presidente di seggio. Dovendo seguire queste attenzioni, si escludono quindi per loro fisionomia edifici come teatri, palestre e mense. Oltre a questa premura, va tenuto presente anche un altro aspetto, cioè che devono essere previsti spazi e servizi adeguati per votanti, scrutatori e forze dell'ordine chiamate e vigilare sul regolare svolgimento delle elezioni. Il comune si è impegnato quindi nel tempo necessario a verificare la possibilità di una modifica delle norme, ma da quanto appreso pare che un organo diverso dallo Stato non possa farlo. La seconda tipologia di direttiva da tenere presente riguarda il rischio di contagio: per questo gli ambienti devono essere opportunamente ampi, dotati di accessi numerosi e diversificati, con le aree comuni che devono poter consentire afflusso e deflusso tali da non creare assembramenti. Anche gli ascensori sono interessati da norme restrittive legate alla presenza di visitatori. Queste prescrizioni hanno escluso perciò la possibilità di ricavare dei poli alternativi per le procedure, all'Oratorio e alla Fondazione Maria Bambina, che non dispongono di spazi sufficienti e dimensionalmente adeguati. Dalla lista va eliminato anche il Municipio, poiché oltre a non garantire il distanziamento utile, richiederebbe di ripartire gli ambienti di votazione su due piani, e questa non è una soluzione concessa. Infine, non è possibile neanche pensare di suddividere gli ambienti di votazione in due edifici diversi, perchè questo dipende dal numero di abitanti del comune e dalle caratteristiche urbanistiche dello stesso". Di fronte a tutte queste limitazioni da rispettare - il messaggio di Invernizzi - sembra evidente che sia complicato trovare il modo di cambiare la sede abituale delle operazioni elettorali, pur di fronte alle lecite preoccupazioni delle famiglie, per la corretta sanificazione dei locali e non solo.
M.L.
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