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Scritto Venerdì 28 agosto 2020 alle 09:03

Accadeva 40 anni fa/8, luglio 1980: La Pinetta apre il castello. Ghezzi è ancora sindaco. Cernusco ristruttura tutto il centro

Giuseppe Ghezzi, 53 anni, già assessore all’edilizia dal 1960 al 1975 e sindaco dal ’75 all’80 stravince le elezioni comunali di Merate con ben 923 preferenze personali. La riconferma alla guida della città è certificata dalla volontà popolare. In Aula raccoglie i 17 voti della Dc e il voto dei Liberali, mentre Socialdemocratici, Repubblicani, Socialisti e Comunisti inseriscono nell’urna scheda bianca. Luigi Zappa, leader scudocrociato dal ’46 e tuttora in Consiglio comunale pronuncia l’elogio a Ghezzi con un lungo intervento in cui ricorda tra l’altro come le accuse di presunta speculazione edilizia nell’ex parco Valenzasca, orchestrata dal Pci, si sia rivelata un boomerang che ha ulteriormente avvantaggiato il democristiano pagnanese premiato dalla popolazione. Il Psi, per bocca del suo capogruppo Marcello Basosi, prende atto della sconfitta. Siamo in piena era craxiana con il leader milanese incoronato all’hotel Midas di Roma il 6 luglio del 1976 che sta rivoluzionando il partito in vista della sua nomina a Presidente del Consiglio, il primo a guida socialista della storia italiana. Al contrario Ambrogio Sala, capogruppo del Pci sottolinea l’avanzata del suo partito dovuta – precisa – al buon lavoro svolto in campo sociale e culturale nei cinque anni precedenti pur stando sempre nei banchi dell’opposizione. Ma il vero vincitore è Giuseppe Ghezzi che a sua volta indica i collaboratori diretti in Mario Gallina, nominato assessore anziano quindi vice sindaco, Laura Crippa, Vittorino Ripamonti, Roberto Milani  e, quali assessori supplenti, Pierluigi Brivio e Luigi Galbusera. Arriva anche il nuovo segretario comunale in sostituzione di Francesco Vaglio, Alfredo Sorrentini, giunto quinto al concorso nazionale tra oltre cinquecento candidati.



Giuseppe Ghezzi e Alfredo Sorrentini


La malavita è sempre in azione, anche in piena estate. Poco dopo l’una di notte cinque banditi armati di pistola penetrano in una Tessitura della zona, sorprendono due operai intenti a lavorare ai telai, li costringono a condurli nella casa del custode dove soggiorna anche il direttore dello stabilimento. E da lui si fanno consegnare le chiavi del cancello e del magazzino da cui sottraggono rotoli di seta per un valore di circa 100 milioni di lire.

L’A.R.S. Rovagnate basket si impone nel torneo giovanile, prima edizione “basket in Brianza” cui partecipano tutte le più forti rappresentative della provincia (che è ancora quella di Como, quindi con Como, Cantù e tante altre). Al termine delle gare, per divertire il pubblico, gli organizzatori danno vita agli “All stars game” , una supersfida finale tra i migliori giocatori del torneo.



La squadra e a destra il coach Angelo Crippa

La frazione Brugarolo di Merate è in rivolta. Il forno inceneritore, soprattutto la sera, emana fumi e odori insopportabili. Forse qualcuno non lo sa ma Merate ha precorso i tempi anche nel settore dello smaltimento rifiuti costruendo un forno inceneritore, certo rudimentale, su un terreno posto in zona discarica attuale, sul territorio di Brugarolo. Alfonso Mandelli, già segretario della Dc di Pagnano, presiedeva la struttura e si era subito impegnato con i residenti per cercare soluzioni coinvolgendo anche il giovane ufficiale sanitario, il dottor Michele Bonanomi, oltre al medico provinciale competente in materia essendo il forno sovracomunale.



Il 3 luglio riapre il botteghino del lotto in via Sant’Ambrogio. Era stato chiuso nel novembre del 1978 e nell’aprile dell’anno successivo era stata perfezionata una petizione con la quale si chiedeva l’immediata riapertura del botteghino. Nei primi giorni di apertura gli incassi si aggirano attorno a 2-300mila lire ma prima della chiusura il botteghino arrivava a incassare giocate per oltre 2 milioni di lire.



Merate deve piangere la sua prima vittima per droga. Un giovane di 27 anni viene trovato dal padre sdraiato sul divano di casa con una siringa ancora in vena. E un bravissimo ragazzo fragile, buono, vittima di una vita difficile. Ci piace qui ripubblicare un ricordo, apparso sul Giornale di Merate di 40 anni fa a firma dell’estensore di questa rubrica, non già per compiacimento personale ma per un sincero affetto verso questo sfortunato amico.



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Va a gonfie vele la scuola per infermieri professionali presso il San Leopoldo Mandic, diretta da Maria Teresa Ferrari. Il corso dura tre anni per un minimo di 4.600 ore, circa 40 ore settimanali, con un solo mese di pausa. Ben 75 le iscrizioni tutte o quasi femminili. Il perché lo spiega bene la preside: “Al primo impiego una infermiera professionale percepisce circa 400mila lire al mese, uno stipendio che ad un maschio non consente di certo di mantenere la famiglia”. Il vantaggio però è l’immediata collocazione in corsia. La frequenza al corso è gratuita ed anzi agli allievi sprovvisti di reddito la scuola corrisponde 30mila lire al mese per il 1° anno, 60mila per il 2° e 90mila per il 3° anno.



Maria Teresa Formenti


La banda sociale di Merate rafforza la sua struttura con un nuovo Consiglio di Amministrazione presieduto dall’ing. Angelo Comotti  e segretario l’immortale Pierpaolo Arlati. Maestro è Giuseppe Scaioli, vice Antonio Ravasi. Le prime notizie della banda meratese risalgono al 1848. Al primi del Novecento la banda contava una sessantina di musicisti ma durante il fascismo per divergenze tra i componenti la banda si divide in due tronconi, simpaticamente chiamati “Bandin” e “Bandun”.  Alla fine della seconda guerra mondiale, anche per la penuria di orchestrali, le due bande tornano a riunirsi. E proseguono nella gloriosa tradizione sino ai giorni nostri. Sempre guidati dallo spirito e dalla competenza di Pierpaolo Arlati.



Il primo vero attacco alla Valle del Curone arriva da un imprenditore che accanto a un allevamento di ben duemila capre vorrebbe realizzare anche alcune villette. Il progetto viene bocciato dal tecnico regionale dei beni ambientali ma curiosamente l’assessore regionale convoca il dipendente alla presenza dell’imprenditore sollecitandogli una revisione del parere. L’architetto della regione torna a Galbusera dove è previsto il progettato insediamento ma al ritorno conferma il parere negativo. Qualche giorno dopo però in comune a Rovagnate arriva il parere favorevole della regione firmato dall’assessore. In paese si scatena la polemica: il sindaco Luigi Brambilla va su tutte le furie e convoca un’assemblea cittadina nel corso della quale il funzionario regionale racconta quanto accaduto. Accanto a Brambilla si schiera Eugenio Mascheroni sindaco di Montevecchia che dice lapidario: “Il progetto non è assolutamente compatibile perché per dimensioni e caratteristiche è da considerarsi un insediamento di tipo industriale e non agricolo”.



Eugenio Mascheroni e la zona dell'insediamento

La Pinetta apre il libro dei ricordi. Molti ormai l’avranno dimenticata ma la Castellana era una delle figure più note e amate di Merate. Giuseppina Ravasi detta “La Pinetta” abitava nei locali al piano terra a sinistra entrando nel maniero dove un tempo – come dice la targa – c’era il “ponte levadore”. Figlia di Girolamo Ravasi e Clotilde Albani, l’unica di 11 fratelli nata a Montevecchia – tutti gli altri dieci a Merate – Pinetta aveva trascorso tutta la vita nel Castello. Ne era la custode, la signora delle pulizie sin dal 1942 subentrando al padre. E anche nel 1946 quando dai Prinetti il castello passò alla parrocchia le chiavi le tenne sempre lei. Ben 105 stanze, un tempo tutte ammobiliate, che una volta l’anno doveva pulire con grande cura. Un lavoraccio. La Pinetta conosceva tutto del castello, ogni angolo anche il più nascosto, giù nelle cantine e su fino ai solai. Sempre col turbante in testa e l’ampio vestito nero. Con sopra il grembiule. E dentro il grembiule tutte le chiavi dello splendido maniero.



Giuseppina Ravasi, detta 'La Pinetta'

Continua l’opera di “salvataggio” del lago di Sartirana grazie all’infaticabile lavoro della Cooperativa omonima capitanata da Mario Bellani. Dopo aver estratto oltre tremila metri cubi di fango i volontari della cooperativa hanno ridotto il canneto, rafforzato alcuni argini, sistemato le sponde e piantumato con pini marittimi, larici di montagna e platani. Intanto le ruspe predispongono il nuovo percorso della Ruschetta emissario dello stagno di San Rocco fino alla confluenza con l’Adda.




A Cernusco parte la più imponente opera di ristrutturazione del centro storico tra quelle avviate in quegli anni ottanta dai comuni del meratese. Gli edifici che costeggiano via Lecco e gran parte di via Monza sono di proprietà del conte Giovanni Lurani Cernuschi. L’Amministrazione comunale guidata da Antonio Conrater acquista due vecchie corti la “Curt dei Bielet” e la “Curt del feré” allo scopo di affidare i lavori di ristrutturazione alla Cooperativa San Marco già molto attiva in paese e trarne alloggi di edilizia convenzionata. Ma nel centro storico ci sono due altre corti di grandi dimensioni e in condizioni di particolare degrado, la “Curt de Tripulin” e la “Curt di Garghentet” , quest’ultima forse la più antica di tutta Cernusco. Il conte Lurani si rende disponibile a finanziare gli interventi in armonia con quelli portati avanti da Comune al fine di rendere tutta via Lecco più moderna e abitata pur nel rigoroso rispetto dell’architettura esistente.



Uno scorcio di via Lecco, cuore di Cenusco Lombardone.
Presto il centro cambierà faccia


Curt del Bielet


Curt del Feré




Curt de Tripulin



Curt del Garghentet

La sera del 22 luglio, poco prima della chiusura dei negozi due banditi assaltano la gioielleria che apriva su via Trento a Merate. Dietro il banco il titolare e la moglie. I banditi a viso scoperto e armi in pugno colpiscono alla testa col calcio della pistola il gioielliere per costringerlo ad aprire la cassaforte. Il colpo va a segno in pochi minuti sotto gli occhi terrorizzati della moglie. Il gioielliere sarà poi trasportato d’urgenza in chirurgia al Mandic dove gli vengono applicati otto punti di sutura alla testa.

Il parco di villa Confalonieri versa in grave stato di abbandono (come si vede la storia puntualmente si ripete) per cui l’Amministrazione corre ai ripari affidando a una impresa di Bergamo il compito di effettuare i necessari rilievi e programmare gli interventi. Nel parco ci sono querce alte anche 35 metri che vanno abbassate, i cedri deodora, i libani, le Picea Eccelsa  vanno puliti e alleggeriti dei molti rami secchi; le Camerospe exelsa sono da tagliare. Anche sui pini silvestri ci sono molti rami secchi da togliere. E poi c’è la bellissima quercus rubra  americana che in autunno arrossa le sue grandi foglie lobate. Anche questa sarebbe da pulire e diradare. Insomma il parco è malato – non è la prima volta né l’ultima – e a palazzo se ne sono accorti.




Luciano Tajoli regala agli anziani del Frisia una domenica speciale cantando i suoi brani più famosi. Nonostante gli impegni in azienda, la Metallurgica Calvi di cui col fratello all’epoca controllava il 50%) Tajoli resta un cantante, un grandissimo cantante. Mai dimenticato. E domenica 27 luglio l’ha dedicata a tutti gli anziani e al personale della casa di riposo Frisia di via Turati.




8/continua
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