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Scritto Martedì 18 agosto 2020 alle 10:03

Novate: 1000 km in 70 giorni. Chiara Genova ha concluso il suo viaggio dell'anima fino in Puglia. 'Esperienza di bellezza'

Tre giorni di festa: per Santa Chiara, per l'arrivo pronosticato a Monte Sant'Angelo e per il traguardo dei cinquant'anni con un viaggio dell'anima e nell'anima che le ha regalato emozioni, amicizie, luoghi e persone che mai potrà dimenticare. Anzi faranno parte della sua esistenza che non sarà più la stessa perchè più ricca, profonda e consapevole.

Chiara Genova ce l'ha fatta e ha attraversato l'Italia da nord a sud, dalla val di Susa fino a monte sant'Angelo in Puglia. 1000 km a piedi, in 70 giorni confidando solo sulle proprie forze, riconoscendone i limiti e affidandosi poi a quella provvidenza che si è manifestata in tante forme: dal tetto offerto come riparo, al pranzo regalato, al cammino percorso in compagnia, al paesaggio impagabile che l'ha più volte fatta sentire un tutt'uno con la Terra.

Ora si sta godendo qualche giorno di vacanza con la famiglia al mare, per ritemprare il fisico e per mettere assieme anche un po' le idee di tutto ciò che è stato durante questi due mesi trascorsi su e giù per i declivi della Penisola.

Alcuni degli incontri durante il cammino


"E' difficilissimo condensare in un parola questa esperienza. Ogni giorno è stato diverso, un po' come una vita che non si può racchiudere in una parola. È una esperienza da fare e che va vissuta" ha raccontato "è stato soprattutto un viaggio di bellezza. A partire dal tempo che ci ha graziato, con solo tre giorni di caldo cocente e un quarto d'ora di pioggia, per il resto il clima è stato benevolo e poi i luoghi carichi di storia, che senti e respiri, i paesaggi che ti attraversano l'anima. Senza esitazione lo dico: lo rifarei assolutamente".


 

Partita a inizio giugno dalla Sacra di San Michele in val di Susa, Chiara è scesa per l'Italia percorrendo in un primo tempo la via Francigena e poi scegliendo dall'Abruzzo un percorso nuovo, inaugurando "il cammino della pace".

 

 

Una scelta casuale ma che è stata necessaria. I momenti di difficoltà e anche di paura, infatti, non sono mancati.
"Sulla via francigena c'era poca gente, ho camminato spesso da sola e mi sono trovata a dover attendere che arrivasse qualcuno alle tappe perchè non ero in grado di andare avanti. Ho fatto 26 chilometri da Celano a Gagliano Aterno senza campo telefonico, senza avere acqua e senza incontrare alcuno. Un ginocchio ha iniziato a farmi molto male, ma non avevo alternative e sono andata avanti chilometro dopo chilometro piangendo. Quando sono arrivata all'ostello dove mi aspettavano per la notte ho detto loro che in fondo ero anche tranquilla perchè immaginavo che non vedendomi arrivare mi sarebbero venuti a cercare. E invece mi sono sentita rispondere di no, che non sarebbe successo perchè quando un pellegrino non arriva, si ritiene che abbia cambiato strada e quindi non lo si cerca. A quel punto mi sono spaventata. La mia esperienza non doveva essere fonte di angoscia. Arrivata a L'Aquila con mio marito Luigi ho visto le indicazioni del "cammino della pace", mi sono informata e ho deciso di abbandonare la via francigena e seguire questo altro percorso. Mi sentivo più tranquilla e serena e così è stato".

 

Dall'Abruzzo e fino in Puglia, dunque, Chiara è stata tra i primi a sperimentare questo tracciato che è stato una rivelazione. L'accoglienza ricevuta è andata oltre ogni aspettativa. "Il cammino è stato più leggero, ma niente succede per caso. Il mio corpo mi ha fatto capire che non potevo andare avanti così e ho imparato che bisogna accettare che i piani possano anche non andare come ci si aspettava. È possibile che la vita modifichi il tuo cammino e l'umiltà è accogliere che questo accada. La vita si declina secondo un suo progetto al quale noi dobbiamo abbandonarci".

 

L'ultimo tratto per Chiara è stato, parafrasando naturalmente il senso, in "discesa" con persone e istituzioni che facevano a gara ad ospitarla, a pagarle l'alloggio o il pranzo e la cena. E soprattutto le persone sono state il cuore di questo viaggio. Persone che si sono tradotte in accoglienza, amicizia, sostegno, confidenza e tutto ciò che nel suo blog https://oltrei200metri.altervista.org/ Chiara ha raccontato.
"Davvero non c'è stato un giorno in cui non ci fosse qualcosa di bello" ha concluso con la voce di chi in quel momento, pur non potendo vederla in volto, aveva gli occhi che brillavano di gioia.

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S.V.
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