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Scritto Lunedì 17 agosto 2020 alle 11:54

Un Referendum ignorato. Revisione costituzionale per la riduzione dei Parlamentari

Il Parlamento costa troppo, è lento e inefficiente, i parlamentari sono troppi, la politica è sporca: sono queste le motivazioni alla base della revisione costituzionale che ne prevede la riduzione, oggetto del Referendum Confermativo dei prossimi 20 e 21 settembre e di cui pochi parlano o scrivono. Siamo nell'età del post ideologismo e del trionfo del "senso pratico" che porta alla carenza di visioni di insieme; si massimizza la ricerca del consenso, della propaganda e della politica ridotta a semplice amministrazione. La "caduta delle ideologie" ha portato alla proliferazione di partiti personali, fluidi ed ondivaghi a seconda delle convenienze tattiche immediate; carenti di processi decisionali che dovrebbero essere basati sui principi della democrazia interna e della rappresentanza . La Legge di Revisione Costituzionale, oggetto di Referendum, modifica gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione sulla base dell'Art. 138; essa prevede una riduzione di 345 Parlamentari, 230 alla Camera e 115 al Senato.


Il risparmio dei costi per lo Stato
Uno dei cavalli di battaglia dei proponenti la Legge è che il risparmio sarebbe di 500 milioni di €/anno, ma ciò è falso perché lo stipendio lordo dei Parlamentari è di circa 175.000 €/anno, per cui il risparmio si colloca attorno a 60 milioni/anno. pari allo 0,07 per mille della spesa pubblica dello Stato che ammonta a circa 850 miliardi/ anno; siamo di fronte ad un'inezia. Una cifra marginale pure se raffrontata al costo di Camera e Senato, pari a 1.525 milioni/anno. Tra l'altro, ragionando in termini puramente economici, se il referendum confermativo fosse celebrato senza concomitanza con altre elezioni, costerebbe 300 milioni, bruciando i risparmi dei primi cinque anni. Si tratta, quindi, di una mossa demagogica



Rappresentanza
Con questa Legge Il principio di rappresentanza dei parlamentari viene sminuito e, permanendo l'attuale legge elettorale, con soglia di sbarramento formale al 3%, tale rappresentanza diminuirebbe ancora. Di fatto, la soglia aumenterebbe al 10%, circa, soprattutto per il Senato, a causa dei collegi elettorali ingranditi territorialmente accrescendo, così, la distanza fra elettori ed eletti e penalizzando le piccole formazioni. Se mai la Legge dovesse essere confermata, il male minore sarebbe quello di adottare un sistema elettorale puramente proporzionale riconfigurando le circoscrizioni, ma è cosa vana aspettarselo da questo Parlamento. L'introduzione di sistemi maggioritari, a partire dal 1994, invece di garantire la stabilità dei Governi, ha determinato i continui cambiamenti di leggi elettorali, fenomeno sconosciuto negli altri grandi Paesi europei. I candidati vengono decisi dai "capi partito" che si pongono in testa alla rispettive liste bloccate, intestandole con il proprio nome; sono state eliminate le preferenze, sottraendo agli elettori un minimo di scelta. Sono proliferati i casi di Parlamentari che non hanno adempiuto al dovere di compiere le loro funzioni con "disciplina ed onore" (Art. 54); vige la fedeltà al Capo.



Continue Revisioni Costituzionali
Nel 2001 è stato revisionato il Titolo V regolante i rapporti tra Stato e Regioni, determinando continui contenziosi; a ciò si pensava di porre rimedio con le Revisioni del 2006 e del 2016, respinte dai rispettivi Referendum confermativi, soprattutto perché comportanti un insieme di modifiche disomogenee. In effetti le ultime due Revisioni prevedevano una congerie di variazioni, le più disparate, tanto da creare diffidenza e perplessità nei Cittadini che, giustamente, le hanno respinte.



Ulteriori conseguenze ed inghippi
Attualmente l'Art. 83 della Costituzione prevede che, per l'elezione del Presidente della Repubblica, ad eccezione della Valle d'Aosta, ogni Regione sia rappresentata da tre Delegati, due della maggioranza ed uno della minoranza: lasciando invariata la norma si crea una sproporzione fra Parlamentari, diminuiti di un terzo e Delegati Regionali. Riducendo della stessa entità i Delegati regionali viene a mancare il corretto rapporto fra maggioranza e minoranza; un guazzabuglio! Questa è solo una delle contraddizioni che discendono dalla Legge in oggetto e che, per eliminare le quali, si richiede un duro confronto politico in Parlamento, iniziato, ma rimasto incompiuto.



Più Governo e meno Parlamento
Le due Revisioni respinte avevano il denominatore comune di prevedere il rafforzamento dell'Esecutivo, a scapito del Legislativo. Di fatto la prevaricazione del Governo sul Parlamento si verifica in continuazione, giustificata da supposte motivazioni di urgenza per cui si legifera sulla base di Decreti Legge ponendo, sovente, la fiducia. Dovrebbe essere l'Esecutivo che attua le leggi approvate dal Parlamento ma da due decenni è in atto un capovolgimento, ovvero il Governo decreta ed il Parlamento approva, anche a scatola chiusa, con la fiducia o altre mannaie procedurali. Ritengo che l'efficienza del Parlamento possa essere aumentata migliorando i Regolamenti interni, decentrando e assegnando maggiori funzioni ai Parlamentari, invece di porre mano a demagogiche revisioni costituzionali. Per tutto questo voterò NO
Ernesto Passoni
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