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Scritto Martedì 11 agosto 2020 alle 08:47

Giuseppe Marraro, primario di Rianimazione al Mandic negli anni '80, è tra i massimi esperti di ventilazione polmonare nei bimbi, vive tra Asia e Italia ed è ''corteggiato'' da India e Cina

Il suo nome è legato inscindibilmente al San Leopoldo Mandic e ai periodi d'oro dell’ospedale, (fine anni ’80 primi del ’90) quando da tutta Italia arrivavano a Merate piccoli pazienti per ricevere cure appropriate e all’avanguardia. Giuseppe Marraro, allora primario di Rianimazione e Anestesia, era già un pioniere in campo intensivo, specialmente nel trattamento dei neonati e dei bambini affetti da gravi patologie. Una fama riconosciuta a livello internazionale per via della sua specializzazione e dei trattamenti specifici che era in grado di applicare, quali la ventilazione a polmoni separati nelle patologie polmonari a prevalenza unilaterale - che è stata ai primordi del trattamento protettivo dei polmoni ventilati artificialmente, e la somministrazione del surfattante naturale (una sostanza presente nei polmoni e indispensabile per poter respirare) che già all’epoca si studiava clinicamente per il trattamento delle patologie respiratorie.

La discussione di un caso clinico nella ICU al termine del giro del mattino (al centro il dr. Giuseppe Marraro)

Dopo Merate, lo spostamento a Milano avviene agli inizi degli anni ’90 e l’esperienza all’ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico gli permette in larga parte di continuare e sviluppare quanto già iniziato al Mandic. Le difficoltà iniziali del nuovo ambiente, che gli fanno rimpiangere Merate, vengono rapidamente trasformate in opportunità che portano importanti incarichi e generano ulteriori responsabilità per i ruoli ricoperti sia in ospedale sia a livello istituzionale nazionale e internazionale, ad esempio come Fondatore e Presidente della Società Scientifica di Anestesia Rianimazione Emergenza e Dolore – SIARED, come coordinatore scientifico della Associazione Nazionale degli Anestesisti Rianimatori Ospedalieri italiani – AAROI e come membro del direttivo di importanti pubblicazioni scientifiche internazionali.

Tutti gli infermieri della RICU. A sinistra di Giuseppe Marraro, la caposala

 

Nonostante i nuovi impegni, continua la sua attività nel trattamento dei bambini con patologie polmonari rare e/o complicate, e va alla ricerca di nuove ed avanzate metodologie per casi più complessi e quindi più difficili da trattare con le comuni terapie. E proprio in questo ambito sperimenta e sviluppa sia le possibilità di trattamento clinico dell’insufficienza respiratoria dei bambini affetti da atrofia muscolare spinale (una malattia genetica che colpisce i bambini dai primi mesi di vita e ne compromette lo sviluppo dei muscoli) mediante supporto ventilatorio esterno non invasivo, sia la ventilazione liquida, in collaborazione con i laboratori dell’Istituto Mario Negri di Milano e il Centro di Ricerca della Temple University di Philadephia, negli USA, che prevede l’utilizzo del perfluorocarburo, un liquido introdotto nei polmoni quale mezzo per il trasporto dei gas ventilati invece dell’aria. 1 Prosegue con successo la ricerca e l’applicazione clinica per l’impiego del surfattante naturale sia nel trattamento del neonato prematuro affetto da sindrome di insufficienza respiratoria (Respiratory Distress Syndrome), sia nelle patologie polmonari del bambino (bonchiolite e sindrome d’aspirazione) e nel trauma toracico dell’adulto. Quando va in pensione, è il 2004, decide di chiudere progressivamente con gli impegni italiani perché, con una battuta scherzosa, tipica del carattere siciliano affabile ma dall'ironia tagliente, ritiene che “Quando il pranzo è finito è meglio alzarsi in tempo e andare via prima di correre il rischio… di fermarsi a lavare i piatti”.

Foto di fine anno degli studenti della International Medical School of Wenzhou

 

Marraro decide di trascorrere una parte dell’anno in India, dove da tempo ha instaurato importanti rapporti di collaborazione scientifica e culturale, e sceglie come residenza un piccolo villaggio nello stato di Goa, dove fermarsi per le pause dopo le frequenti collaborazioni nel maggiori città indiane che è chiamato a fare. Ma per lui Goa non ha significato solo riposo, sole, mare e escursioni in quella terra fantastica. Marraro non ha appeso il “camice al chiodo”, tutt'altro. Facendo forza sull'esperienza maturata in oltre quarant'anni di carriera, animato sempre da grande curiosità e necessità di ampliare i propri orizzonti culturali e motivato dalla possibilità di essere di aiuto nell’ambito di sua competenza, ha messo a disposizione le sue doti umane e le conoscenze culturali e scientifiche che gli hanno permesso di “fare il salto” in una nuova avventura professionale.

Foto finale del corso di simulazione avanzato per infermieri di ICU ultraspecialistica

In India, sin dai primi anni ’90, oltre a partecipare a vari workshop, seminari e congressi, si occupa di formare e aggiornare i colleghi sulla ventilazione artificiale dei bambini e degli adulti tenendo prolungati corsi a Mumbai, Delhi, Chennai, Vellore, Indore, Mangalore, Chandigarh, Calcutta, Dibrugarh… É come un sassolino gettato in acqua: presto i cerchi si allargano e coprono tutta la superficie di questo magnifico e affascinate sub-continente quale è l’India. Dalla fine degli anni ’90 viene invitato in Cina come esperto “faculty” e “invited speaker” per tenere lezioni e corsi durante convegni internazionali. E proprio in occasione di uno di questi, nel 2010 gli viene proposta una collaborazione a lungo termine con un ospedale universitario di 3500 posti letto, in costruzione a Wenzhou nella provincia dello Zhejiang, importante regione nel sud est della Cina.

La sala operativa del Centro di simulazione di Navi Mumbai

L’attività si concretizza e inizia attivamente al completamento dell’ospedale nel 2013 con lo scopo preciso di riorganizzare le 5 terapie intensive, implementare l’attività di anestesia pediatrica e creare una terapia intensiva pediatrica. Inizia così una lunga collaborazione che lo vedrà impegnato in Cina costantemente oltre 5 mesi all’anno per 6 anni. All’iniziale difficoltà creata dalla differente mentalità e cultura esistenti in Cina, complicate dalla necessità di utilizzare continuamente un traduttore per comunicare in modo appropriato, ha fatto seguito una proficua attività collaborativa sia in campo clinico che scientifico ricompensate ampiamente con la stima e la fiducia che lo hanno circondato e che gli hanno valso riconoscimenti da parte delle autorità cinesi di due Premi Nazionali dello Stato Cinese. Premi attribuiti per la collaborazione e le attività svolte, sia nell’ambito ospedaliero sia in quello universitario per l’insegnamento nella International Medical School dell’Università di Wenzhou. La collaborazione all’estero, e con l’India in particolare per circa 4 mesi all’anno, è sempre continuata mentre la permanenza in Italia che si riduce progressivamente a un paio di mesi. E proprio in India dal 2013 diventa responsabile scientifico del nuovo Centro di Simulazione Avanzata in Medicina della D.Y. Patil University a Navi Mumbai che lo nomina Professor Emeritus.

Foto finale corso di simulazione per medici di differenti specialità a Mangalore

La nuova esperienza d’insegnamento continua l’opera iniziata anni prima a Bologna con la Direzione Scientifica del Centro di Formazione Avanzata per Medici “Simulearn” dove si svolgevano corsi di aggiornamento professionale per medici specialisti. A Navi Mumbai si occupa, oltre che dell’organizzazione del centro, anche della formazione dei nuovi istruttori e della gestione dei corsi creando una rete con quanti in successione sono stati coinvolti in differenti città e ambienti sanitari nello sviluppo della nuova metodologia di insegnamento. La tappa successiva in questo ambito lo vede alle prese con lo sviluppo di due nuovi centri, uno a Mangalore e un’altro a Vellore, e con un terzo di recente istituzione a Kolhapur, che è però in fase temporanea di rallentamento a causa della COVID-19. Il centro presso il “Yenepoya Medical College” di Mangalore nel Karnataka gli permette di sperimentare le possibilità di impiego e i vantaggi che possono derivare dall’inserimento della simulazione nel curriculum universitario degli studenti di medicina.

La cerimonia finale del corso di aggiornamento di neonatologia

Mentre al centro del “Christian Medical College - CMC” di Vellore nel Tamil Nadu, si occupa dello sviluppo della simulazione in anestesia e rianimazione pediatrica. Entrambe le due nazioni, India e Cina, gli consentono di frequentare ambienti medici e istituti di ricerca qualificati, di incontrare nuovi colleghi e studenti da tutto il mondo per un arricchimento reciproco. La sua preparazione, forte della conoscenza delle terapie e dei farmaci, nonché dei trattamenti applicabili, diventa una vera e propria ricchezza in quelle realtà che risultano carenti rispetto all'Italia. Anche in Cina è un rincorrersi a chi riesce ad “accaparrarsi” prima il professore italiano e infatti anche a Wenzhou partono assieme all’ordinaria attività clinica e di insegnamento, i suoi corsi di simulazione, che ne riconfermano le attitudini particolari sviluppate nel tempo e che sono germogliate durante la permanenza al Mandic di Merate. Due anni fa gli viene offerta l’opportunità di una nuova esperienza lavorativa nello stesso ambito di sua competenza che ben volentieri accetta. Quanzhou, la città famosa per Marco Polo e la sua via della seta, personaggio al quale i cinesi sono veramente legati (forse molto più di noi, ndr), offre nuove collaborazioni e ulteriori possibilità di sviluppare aree intensive che necessitano un rapido incremento, viste anche le necessità del nuovissimo ospedale che dispone di 2500 posti letto.

La discussione della radiografia di un neonato nella NICU

La collaborazione risulta molto proficua, più semplice e meglio determinata in quanto l’esperienza maturata in 6 anni a Wenzhou ha permesso di capire meglio le esigenze culturali, i costumi e le abitudini, il carattere della popolazione cinese che in larga parte differiscono da quelle europee ed italiane. Subito dopo l’arrivo a Quanzhou gli viene richiesta la disponibilità ad effettuare delle visite presso ospedali e centri di ricerca per la formazione del personale sanitario in 18 città della Cina, dove incontra e collabora con 24 terapie intensive neonatali per implementare le visite quotidiane del mattino ai pazienti, discutere i casi clinici più complessi e tenere delle letture per implementare l’educazione continua di medici e infermieri, che è sempre stato il suo “pallino” professionale. A spingerlo, come sempre, è soprattutto la sua curiosità, la voglia di capire altri mondi ed altra gente, dare delle spiegazioni e cercare delle soluzioni a quanto finora conosciuto e che necessita maggiore conoscenza e aggiornamento continuo. All’inizio di quest’anno la pandemia COVID-19 lo trova in India mentre è in attesa di ritornare in Cina, e lo costringe a rimane forzatamente bloccato per 6 mesi a Goa. Il 20 giugno riesce a rientrare in Italia. La permanenza in India per i primi 5 mesi è stata piacevole e facilmente vivibile, nonostante le restrizioni imposte dalla pandemia che fortunatamente non ha coinvolto Goa. Durante questi mesi ha mantenuto i contatti anche tramite video conferenze tra Cina, India e Italia. All’inizio di giugno, l’arrivo del monsone in India ha reso la vivibilità di giorno in giorno più difficile specialmente all’aggiunto rischio del COVID-19 con le malattie tipiche di questa stagione indiana: malaria e dengue.

La cerimonia di consegna del secondo Award da parte del governo cinese per la carriera
e l’attività svolta per il miglioramento della cultura medica intensiva in Cina

Il tutto aggravato dal persistere della totale sospensione dei voli nazionali ed internazionali, della mobilità mediante i treni e gli autobus. Inoltre, vivendo Goa essenzialmente di turismo e non disponendo di risorse naturali proprie, una volta chiuse le frontiere con gli stati confinanti, fornitori di materie prime, a maggior rischio della diffusione della virosi, chiusi gli alberghi e i ristoranti, si sono determinate carenze che rendevano la vita in pericolo, più complicata e decisamente meno gradevole. Marraro così descrive il suo rientro in Italia: “Una volta trovato un volo che mi riportasse in Italia da Mumbai, ho raccolto i miei effetti personali e mi sono messo in viaggio per raggiungere l'aeroporto di partenza a Mumbai perché quello di Goa continuava ad essere chiuso. Su 14 ore in auto, 4 le ho trascorse sotto una pioggia tempestosa percorrendo strade di montagna. Alla difficoltà del viaggio in macchina però c’è stato il grande piacere di attraversare il parco nazionale tra Goa e il Karnataka. L’ambiente selvaggio e la visione dei cartelli stradali che mettevano in guardia sulla possibilità che elefanti, leopardi, tigri e i più disparati animali potessero attraversare la strada mi ha ricompensato in parte della fatica del viaggio. Arrivato a Mumbai con una temperatura di 36°C e un’umidità del 90%, con tutti i passeggeri per altre destinazioni siamo rimasti in attesa fuori dall'aeroporto, perché l’accesso era consentito solo per espletare le formalità della partenza. L’aeroporto completamente deserto e senza attività e l’ambiente quasi al buio mi ha fatto iniziare a prendere reale coscienza della gravità di quanto stava succedendo in giro per il mondo, cosa che non avevo pienamente percepito stando a Goa. Ma una volta a bordo dell’aereo si è finalmente concretizza l’agognato rientro in Europa.

L'arrivo dopo la Half Marathon di Mumbai nel 2017

Dopo 9 ore di volo arriviamo ad Amsterdam dove ci attendono lunghi tempi di l’imbarco per l’Italia, a causa delle formalità richieste da espletare essendo considerata a rischio la nazione di provenienza. Quando finalmente arriviamo a Milano mi informano che debbo restare in quarantena volontaria per 14 giorni”. All’arrivo finalmente a casa dopo il ritorno rocambolesco, la situazione di emergenza lasciata a Goa e una altrettanto condizione emergenziale trovata in Italia esasperano il senso di incertezza, lo stato d’ansia e la paura di cosa possa succedere e cosa è necessario fare per proteggersi. Condizione che Marraro supera in breve tempo, recuperando la serenità necessaria a poter riprendere i contatti e i rapporti che erano venuti a mancare dopo tanti mesi di lontananza con i familiari, gli amici e colleghi che gli sono stati vicini per tutta la durata del “forzato esilio”. Ritorna così la voglia di rimettersi in gioco e riprendere quanto lasciato in sospeso. Ora quello che Marraro vuole studiare e capire è proprio cosa è successo nelle terapie applicate per trattare i pazienti affetti da COVID-19 sia nei reparti di degenza comune sia nelle terapie intensive.

E dove meglio che in Cina, da dove la patologia è partita e i contagi si sono diffusi in tutto il mondo? “Vorrei ritornare in Cina il prima possibile, non appena riprenderanno i collegamenti con i voli internazionali” ha raccontato durante un passaggio nella sua Merate, città alla quale è rimasto legato e dove ha ancora molte conoscenze e affetti. “E’ necessario tornare in Cina e in India perché a distanza i dati non sono prontamente disponibili e solo avendo modo di consultare le cartelle cliniche e parlare con i colleghi che sono ‘sul campo’ e vivono direttamente questa drammatica esperienza, si potrà capire cosa è stato fatto, cosa ha funzionato e cosa no. Questo ci permetterebbe di capire come meglio organizzarci e quale comportamento tenere nel malaugurato caso si dovesse presentare una nuova ondata pandemica. Dobbiamo capire quale successo hanno avuto le terapie fatte, se i trattamenti applicati sono stati realmente utili e appropriati per la patologia che il malato presentava, se vi può essere stata una componente di danno dovuta eventualmente alla tossicità dell'ossigeno per una non appropriata applicazione, se i modelli di ventilatori utilizzati sono stati realmente efficaci e non lesivi”.

Sempre convinto del lavoro che deve essere fatto rapidamente perché non ci si trovi impreparati in caso di una “seconda ondata”, il dottor Marraro ritiene che siano tre i cardini su cui concentrarsi: la prevenzione, della quale esiste ampia (“ma inapplicata!”) letteratura; la valutazione dei trattamenti non invasivi, da mettere in atto il prima possibile per bloccare l'evoluzione della patologia evitando di applicare quelli invasivi in modo inopportuno; l’utilizzo di modelli di ventilazione adeguati alla condizione e al momento clinico da trattare (e per questo si ha la necessità di impiegare apparecchi per la ventilazione artificiale ad alte prestazioni, e non modelli a ‘basso costo’ che in grandissima quantità sono stati proposti nell’emergenza), e nel caso in cui è necessario intubare e ventilare artificialmente il malato, effettuare un nursing appropriato, estubando il paziente il più presto possibile supportando la respirazione eventualmente con un modello ventilatorio non invasivo. Con i piedi sul suolo italiano, in realtà il dottor Marraro con la testa è già altrove, nel suo mondo asiatico che ha scelto come seconda casa, dove poter dare e dire ancora molto in campo medico e contribuire attivamente per sconfiggere questa pandemia che ha costretto e continua a costringere tutto il mondo a cambiare modello di vita e di pensiero.
S.V.
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