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Scritto Lunedì 03 agosto 2020 alle 16:54

Retesalute: se il sindaco Panzeri ha le prove di reati nella gestione le porti alla Procura. Le allusioni sono dannose

Un sindaco alle prime armi - almeno in tale veste - normalmente tiene un profilo basso mentre impara il "mestiere". Non si avventura in affermazioni temerarie. Discorso analogo per il capogruppo che svolge la funzione di rappresentante politico della maggioranza. Ma su questo punto sorvoliamo e restiamo sul comportamento del sindaco alle prime armi. La prudenza è la via maestra, almeno finchè la materia trattata non è nota come l'interno della propria tasca.

Invece Massimo Augusto Panzeri, sindaco di Merate, si sta distinguendo per l'ambiguità del linguaggio "sparando" allusioni come se, assieme al sodale capogruppo, fosse al tavolino di un bar.

Da tempo allude a manovre non di natura gestionale che avrebbero determinato le perdite di bilancio di Retesalute. Lo aveva già fatto nelle primissime fasi di questa vicenda, per la verità pareva avesse scambiato un'entrata con un'uscita di banca cambiando così radicalmente il senso dell'unica operazione sicuramente censurabile al di là delle buone intenzioni.

Si pensava a un errore di interpretazione, può essere che tra tanti pregi Panzeri sia a digiuno di ragioneria. Poi tutti gli esperti hanno rimesso a posto le scritture contabili certificando che i 25mila euro prima dal privato sono entrati nella contabilità dell'azienda e poi sono usciti in pari importo.

Ma Panzeri insiste con le allusioni. E allora gli chiediamo formalmente di parlare chiaro: se ha le prove che vi siano state operazioni indebite che abbiano determinato un arricchimento personale a danno di Retesalute lo deve dimostrare carte alle mano e poi portare tutto alla Procura della Repubblica. Altrimenti si deve attenere ai fatti sin qui noti. Perché lasciare intendere l'esistenza di reati getta discredito sui soggetti cui si allude e spalanca la strada alle aule di Tribunale.

Possiamo comprendere che dietro ci sia anche un ragionamento elettorale ma è talmente circoscritto che sarebbe vergognoso sfruttare una vicenda così importante per un pugno di voti. E possiamo anche pensare che questo tira e molla tra rilanciamo e liquidiamo - che ormai vede quasi tutti i sindaci sulla prima posizione - possa occultare qualche ragione politica di più alto livello istituzionale.

Ma inquinare ulteriormente i pozzi paventando possibili manovre fraudolente che renderebbero la liquidazione della società inevitabile ci sembra un'azione sconsiderata soprattutto se condotta dal presidente dell'Assemblea dei soci.

Più divertente invece la battuta rivolta alla minoranza sulla stampa. A quanto pare ce ne sarebbe una che "appartiene" a Cambia Merate se l'aggettivo possessivo "sua" rivolto a un consigliere dell'opposizione ha ancora un significato.

Chissà a chi pensava il signor Sindaco. Dubitiamo però che potesse riferirsi al settimanale cittadino che dopo tre interviste su tutto lo scibile umano, compresa l'ipotesi della liquidazione di Retesalute, lo ha pure decorato con la medaglia per aver acciuffato un automobilista indisciplinato.

E' vero che al ridicolo non c'è mai fine ma almeno ricordarsi a chi si sono affidate le dichiarazioni. Un sforzo di poco conto se fatto prima del giusto riposo seduto a quel tavolino.

Claudio Brambilla
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