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Scritto Lunedì 27 luglio 2020 alle 18:06

Lomagna: duro scontro in aula sui criteri del bando per gestire il centro sportivo

Clima teso nell’ultimo Consiglio comunale di Lomagna, prima della pausa estiva. Praticamente unico tema affrontato è stato il nuovo bando per la gestione del centro sportivo di via Carducci. Si sarebbe dovuto affidare alla Provincia di Lecco il compito di organizzare i concorsi e le procedure selettive del personale. Il segretario Giovanni Balestra ha tuttavia informato che il punto è stato ritirato perché da ulteriori valutazioni sarebbe emerso che l’Ente non avesse bisogno di appoggiarsi alla Provincia. La questione era già emersa a Montevecchia, dove la delibera è stata approvata ma senza l’immediata eseguibilità [clicca QUI].

L’attenzione si è concentrata sul futuro del centro sportivo. L’amministrazione vuole affidare la gestione a un soggetto esterno per un periodo che potrebbe andare dai 15 ai 25 anni. Condizione obbligatoria per il futuro gestore è di investire 190 mila euro prima dell’avvio dell’attività per svolgere interventi essenziali per il corretto uso delle strutture comunali. A gestione avviata l’affidatario si impegnerebbe a spendere altri 145 mila euro in tre anni. Altre proposte innovative del privato varranno come criterio extra nell’attribuzione del punteggio per la graduatoria.

In sintesi, nella prima tranche, si dovrebbe svolgere: la sostituzione del generatore di calore della tensostruttura a sinistra (da via Carducci), la sistemazione della palazzina esistente (manto di copertura, pluviali, caldaia, riparazioni interne), riqualificazione del campo da tennis scoperto in gomma (pavimentazione, recinzione), la riqualificazione del campo da tennis in erba sintetica (uniformare il manto, recinzione), il miglioramento delle aree all’aperto (impianto di illuminazione, pavimentazione del parcheggio e di altre zone asfaltate). Entro 36 mesi: la demolizione dello “scheletro” dei potenziali nuovi spogliatoi, la messa a punto della nuova tensostruttura con il fondo e l’impiantistica necessaria.

I punteggi verranno incrementati se la proposta di concessione si estenderà in un periodo inferiore (da 15 a 25 anni), se entro cinque anni verranno effettuate ulteriori migliorie a quanto già detto per l’efficienza del centro sportivo. Ad esempio, l’ampliamento della palazzina per nuovi spogliatoi, l’efficientamento energetico dell’impianto di illuminazione. Conterà chiaramente anche la qualità e l’esperienza della società. Il taglio del verde, su cui in Consulta il vice sindaco Stefano Fumagalli aveva manifestato una certa apertura nel toglierlo dal carico del gestore, è stato inserito tra i criteri di attribuzione dei punteggi al fine della graduatoria finale. Almeno sei tagli all’anno. Infine si valuterà la proposta di animazione e aggregazione nel parco.

Conclusa la presentazione della consigliera delegata allo Sport Stefania Casturà, la linea della minoranza è stata fortemente critica. “Sbagliare è umano, perseverare è diabolico” ha esordito il capogruppo di “Uniti per Lomagna” Mauro Sala, evidenziando la somiglianza tra il fallimentare bando precedente e quello proposto in approvazione. “La struttura del bando non è sostenibile dalle piccole-medie associazioni o società sportive, vista la spesa complessiva degli investimenti si aggira sugli oltre 360 mila euro comprensivi di IVA – ha rimarcato Sala – In un momento critico di tutto il sistema imprenditoriale attuale per il Covid, comprensivo delle società sportive che non sapranno se esisteranno ancora o no, è insensato proporre un bando dove tutto è a carico del privato”.


Scendendo nel tecnico, Sala ha chiesto come mai si ipotizzi l’abbattimento della struttura dei nuovi spogliatoi, costati 8 mila euro al vecchio gestore, e non si continui da dove si era fermato il Giunco. Per Casturà il lungo periodo di abbandono potrebbe aver arrecato danni per cui sarebbe meglio procedere ex novo. Il capogruppo di minoranza ha allora evidenziato che con il bando si immagina non una nuova palazzina ma un ampliamento di quelli esistenti. Ha quindi domandato perché l’amministrazione sia tornata sui suoi passi (la struttura separata era stata una proposta di modifica del vecchio gestore, ndr). “Qui è solo proposta la demolizione, non mi sembra che sia proposto lo spostamento. Poi ulteriori interventi e progetti successivi sono oggetto di una proposta ancora tutta da costruire da parte dell’eventuale futuro gestore. Non vedo dove legga che viene spostata” ha sostenuto il primo cittadino. È stato il consigliere Irio Tiezzi che ha fatto notare che nei parametri per l’individuazione del concessionario, gli indirizzi per il bando parlano espressamente di “ampliamento della palazzina spogliatoi/bar”. Ha quindi osservato Tiezzi: “Vuol dire che tornate nella palazzina esistente, come diceva prima Sala Mauro”. Casturà ha quindi motivato che l’ampliamento non sarebbe un obbligo, ma un esempio fornito dal bando.

Sala ha poi evidenziato: “la Consulta ha bocciato all’unanimità questo progetto. Come fate ad escludere completamente il parere di una Consulta?”. Ha quindi ribadito la posizione della minoranza: attingere a contributi pubblici esterni per realizzare in proprio gli interventi necessari all’avvio della gestione. Ha citato due possibili contribuiti, le cui domande di presentazione scadono a ottobre e a dicembre 2020. Al gestore verrebbe fatto pagare un canone anziché il comodato d’uso gratuito.

Sul parere della Consulta la sindaca Citterio si è soffermata sul termine “bocciatura”, dicendo che nel verbale della seduta non è riportata quella parola. Anche Casturà ha ridimensionato le critiche della Consulta al modello di bando proposto dal Comune. In realtà, come abbiamo avuto modo di raccontare, la Consulta è stata inequivocabilmente contro la proposta della Giunta [clicca QUI]. Lo ha fatto presente in Consiglio Alberto Bonanomi, membro della Consulta. Sulla possibilità di attingere a un contributo, la sindaca ha sostenuto: “il problema è che bisogna avere una progettazione pronta. E poi, per dare un ordine di misura, la Provincia di Lecco è destinataria di 260 mila euro e comunque verrebbe finanziato il 50% delle opere”. Citterio ha ricordato che anche il gestore potrebbe accedere a dei finanziamenti esterni.

“Guardate cosa sta accadendo a Cernusco sull’Andegardo. Sono scesi in piazza e il Comune ha fatto retromarcia. Ha avuto il coraggio, chapeau. Possibile che non vi rendiate conto che le cifre sono veramente alte per un’associazione sportiva? Siete così sicuri? Mi fa pensare, allora avete già la soluzione in tasca che uno accetti così”. Gli “interrogativi” di Sala sono bastati a far degenerare la situazione. Per la sindaca è stata un’illazione inaccettabile.

“Non faccio illazioni, altrimenti l’assessore Fumagalli si offende” ha continuato Sala, non intenzionato a interrompere il ragionamento. Ma il vice sindaco ha prontamente reagito in maniera scomposta: “Cosa cazzo stai dicendo?”. Citterio ha richiamato all’ordine, invitando Sala a smetterla di giudicare e fare illazioni. “Si continua a instillare il dubbio di una malafede e di un secondo fine - ha detto la sindaca - L’amministrazione ascolta la Consulta, prende atto che il percorso individuato non è quello privilegiato per delle criticità che emergono. Ritiene comunque che questo possa essere ad oggi il percorso che possa sviluppare in maniera più rapida la soluzione. Si tratta di aspettare settembre”. Sala ha ribattuto: “Non ho nulla con la persona di Fumagalli, ma per il mio gruppo non è in buonafede, ha fatto delle cose ‘non logiche’. Politicamente posso dire quello che voglio?”. “Se avete fatto una denuncia, basta dirlo. Lei mette in discussione l’onorabilità della persona in continuazione” ha sostenuto Citterio, tra la lettura di un articolo del Regolamento comunale e un altro.

A tentare di moderare il consigliere Alberto Bonanomi, ridimensionando l’accusa iniziale. “Non era rivolto solo a Fumagalli ma a tutta la Giunta. Era dovuto al fatto che se siete così convinti che funziona magari avete individuato un gestore, ma non per favorire una persona”. Segno di una distensione, la proposta di Bonanomi accolta nel segnalare tra i criteri migliorativi anche uno sconto delle tariffe per i residenti.

Altra proposta, questa volta partita da Fumagalli: estendere il periodo massimo di effettuazione dei lavori per concedere maggiore respiro al privato, non a 36 ma a 60 mesi, privilegiando chi propone un periodo minore. Per Sala però sarebbe una ripetizione di quanto già accaduto in passato con il vecchio bando. Al momento della votazione la minoranza è uscita dall’aula: “Noi stiamo all’unanimità con la Consulta, non voteremo a favore ma non voteremo nemmeno contro”.
M.P.
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