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Scritto Domenica 26 luglio 2020 alle 17:32

Lomagna: da Haiti, suor Luisa Dell'Orto racconta la 'Citè' al tempo del Covid, dove proseguono formazione e solidarietà

Il 12 gennaio del 2010, un terremoto di magnitudo 7.0 ha colpito l'isola di Haiti, devastando la capitale Port-au-Prince e causando centinaia di migliaia di morti. Meno di due anni dopo, nell'estate del 2012, il tifone Isaac si è scagliato sulla città, lasciando dietro di sé le macerie di quello che, con fatica, si stava cercando di ricostruire.

Gli otto anni trascorsi da quest'ultima, grande calamità non sono stati sempre semplici, e oggi, come in tutto il resto del mondo, anche l'emergenza Coronavirus ha messo alla prova la tenacia e la forza del popolo haitiano, che, tuttavia, dal 1987, può contare sul supporto delle Piccole Sorelle del Vangelo di Charles De Foucauld, comunità fondata nel 1963 da René Voillaume.
Tra loro c'è anche suor Luisa Dell'Orto, originaria di Lomagna, che dal 2002 vive proprio in uno dei quartieri di Port-au-Prince nella zona di Delmas, e ha deciso di raccontare la situazione in cui verte l'isola caraibica. "Ci troviamo in una trasversale che parte dal mare ed attraversa tutta la capitale, fino ad arrivare alla montagna" spiega suor Luisa, descrivendo le Cité, zone popolari dove le abitazioni sono costruite senza alcun piano regolatore, dove non ci sono strade ma stretti corridoi, ai cui lati si ammassano le case.

VIDEO



https://youtu.be/x9ITlWstGNs

É proprio qui che sorge Kay Chal, il centro giovanile nato dalla collaborazione con la Caritas Ambrosiana, che accoglie quotidianamente ragazzi e bambini delle Cité popolari. Dal 20 marzo, con il diffondersi della pandemia, il centro è stato chiuso, e non può più ospitare i tanti piccoli haitiani in cerca di un luogo di aggregazione dove poter giocare, imparare e divertirsi.

"Ad oggi, i giovani vivono in mezzo alla strada, organizzandosi come possono per passare il tempo ed è così molto più difficile cercare di contrastare la diffusione del Covid". Prima dell'emergenza sanitaria, infatti, il Centro fungeva da rifugio e da luogo di aggregazione, fornendo servizi di ogni tipo, dalla biblioteca ai computer, accogliendo anche i bambini più deboli, i restavek, costretti a vivere e lavorare in case di persone al di fuori dal proprio nucleo famigliare. "Ci chiedono continuamente quando riapriremo" - dice suor Luisa - "Il Ministero si sta organizzando per il ritorno a scuola ad agosto, e anche noi con ogni probabilità torneremo operative in quel periodo".

Alla chiusura del centro, le Piccole Sorelle del Vangelo ed i tanti volontari che gravitano attorno a Port-au-Prince, si sono messi in campo per riformulare e reinventare il loro modo di essere vicini agli abitanti delle Cité.
L'altissima densità di popolazione, le condizioni abitative e l'abitudine di trascorrere il tempo per le strade hanno ovviamente contribuito alla diffusione della pandemia. Non sono però mancati gli interventi di sensibilizzazione: tra i più riusciti il posizionamento di alcuni 'bidoni' di acqua pulita agli angoli delle strade, dove i cittadini possono lavarsi le mani, diminuendo così il rischio del contagio. Oltre a questo, gli operatori del Kay Chal hanno deciso di svolgere alcuni momenti di formazione, rivolti ai bambini ed agli adulti della Cité, spiegando i sintomi del Covid e le buone pratiche da adottare. Sono stati poi distribuiti dispositivi di protezione quali alcool e sapone, mentre a tutte gli animatori e le famiglie sono state consegnate delle mascherine lavabili cucite a mano dagli operatori del centro.

Un'ulteriore, grande questione che l'emergenza sanitaria non ha fatto altro che accentuare è quella del diritto al cibo; "Per venire incontro a questa difficoltà abbiamo organizzato una distribuzione di generi di prima necessità come riso, fagioli e olio" ha spiegato in un video Letizia, giovane volontaria al Kay Chal dal 2019.

Nonostante l'impatto del virus non sia stato così violento come nel Nord Italia, nemmeno Haiti è stata risparmiata dalla malattia. Il grande cuore di suor Luisa e delle tante persone che hanno deciso di mettere a disposizione risorse e tempo ha però alleggerito il carico - già pesante - sulle spalle della popolazione. Dal Kay Chal, lo sguardo è già dunque rivolto al futuro e ai tanti progetti da realizzare una volta che l'emergenza sarà passata.
G.Co.
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