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Scritto Mercoledì 15 luglio 2020 alle 14:53

Su Via Giotto i tre aspetti che il consigliere Lalli ha sottovalutato

Vorrei chiosare un po’, in senso largo il volantino di Impegno Civico a firma del Capogruppo di maggioranza Lalli, che ho visto da qualche parte senza averlo ricevuto: forse è una forma di “damnatio memoriae “nei miei riguardi.
Anzitutto mi complimento col consigliere Lalli, assolutamente muto come tutti i suoi colleghi in consiglio, a quanto mi dicono, ma abile di penna. Non sarebbe un’eccezione, Tommaso d’Aquino era detto Bos Mutus e poi ha scritto la Summa Teologiae.
Non intendo tenere una lezione al consigliere Lalli ma, dato l’argomento che affronta, non riesco a trattenermi dalla voglia che prende i diversamente giovani come me di condividere l’esperienza accumulata con chi ha per sua fortuna meno anni sul groppone.
In sostanza il ragionamento sviluppato è questo: via Giotto è da sistemare, i soldi della Regione arrivano prima della convenzione con Sernovella, perché non approfittarne? Alla Sernovella chiederemo altro. E conclude il suo argomento asserendo e ribadendo che NULLA CAMBIA PER LOMAGNA, NULLA E’ PERDUTO.
Io penso che il consigliere Lalli nella fretta di blindare il suo sillogismo abbia sottovalutato una serie di aspetti importanti.

Primo: il fatto di non avere nessun altro progetto pronto per utilizzare i proventi della Regione la dice lunga sulla progettualità e capacità di gestione da parte dell’amministrazione della capacità operativa dell’ufficio preposto ai lavori pubblici. Pazienza non avere un progetto bell’e pronto, ma in itinere niente?? Niente che si possa finalizzare con un programma serrato? In regime di sconti covid sulle procedure? E poi, come mai ad Osnago i progetti ci sono? Non sarà perché non siamo capaci di programmare e gestire un ufficio allocato ad Osnago in regime di gestione associata? Lo riconosco non è facile, lo dico per esperienza. Nella mia vita professionale ho spostato interi stabilimenti, ma non sono mai riuscito ad ottenere risultati decenti da entità organizzative di diversa origine e provenienza.

Secondo: è chiaro che la convenzione con Sernovella è oltremodo svantaggiosa per il Comune – oltre che inusuale – al punto di non essere comprensibile il perché sia stata firmata; infatti il contraente non è tenuto a realizzare alcunchè finchè il piano non sia stato realizzato. Ma questa non è una buona ragione per bypassarla; i contratti si rispettano o si rinegoziano alla luce del sole, se possibile, acquisendo il debito mandato.

Terzo: il consigliere Lalli dice che Lomagna non ci “smena” niente, i soldi non li tirano fuori i cittadini. Ma i fondi della Regione vengono forse da Marte? Sono sempre soldi dei cittadini che vanno a finanziare un’opera che dovrebbe esserlo da un privato, in virtù di un contratto valido. Sono abbastanza convinto che la Corte dei Conti cui la minoranza sta indirizzando un esposto sarà di questo parere.

Io scommetto con il consigliere Lalli che la realizzazione di Via Giotto da parte del comune verrà usata dai legali della controparte a suffragio della richiesta di abbassamento del volume degli oneri a carico dell’operatore, e ciò in vista di una nuova convenzione al ribasso.
Ma non basta. Il rispetto della legalità, della forma quando è anche sostanza, dei patti e della trasparenza nell’azione amministrativa è una precondizione a tutto, un imperativo categorico che deve venire prima di qualsiasi valutazione di convenienza, anche quando il fine presunto è l’interesse dei cittadini. Quest’ultimo si persegue per altre vie, tipo quelle che ho tentato di tratteggiare prima.
Questo è lo stato di diritto e anche il modo di allontanare aspetti spiacevoli quali quelli emersi recentemente, fatti che a Lomagna non sono mai accaduti prima.
Gianfranco Castelli
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