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Scritto Lunedì 13 luglio 2020 alle 18:13

Mandic: attivato un progetto pilota per la radiologia al domicilio e per l'ortogeriatria

Il Mandic quale presidio per sperimentare un progetto pilota di radiologia domiciliare e di ortogeriatria.
Due iniziative che vanno a confermare la vocazione dell'ospedale cittadino nella cura alla fragilità e al paziente anziano, cronico e pluripatologico.



La dottoressa Roberta Daffinoti RAD del dipartimento immagini e Cristiano Spreafico, Coordinatore della radiologia,
mentre  assemblano il macchinario per gli esami al domicilio

La presentazione è avvenuta nel primo pomeriggio di oggi alla presenza dell'assessore regionale al welfare Giulio Gallera, della direzione strategica dell'ASST di Lecco, dei medici che in questi mesi si sono occupati di sviluppare tale progettualità e del sindaco Massimo Panzeri.

 
https://youtu.be/fBHrvwsJ6Jc



Il dottor Gianlorenzo Scaccabarozzi, direttore Dipartimento della fragilità (DIFRA) ASST di Lecco

“Si tratta di un ulteriore sviluppo dell’integrazione tra ospedale e territorio per la gestione della cronicità complessa e avanzata e del bisogno di cure palliative” ha introdotto il dottor Gianlorenzo Scaccabarozzi direttore Dipartimento della fragilità (DIFRA) ASST di Lecco “Queste nuove attività che verranno attivate nelle prossime settimane sono a favore dei malati fragili, sempre più numerosi, e delle loro famiglie. Si tratta di malati che non presentano problematiche unicamente sanitarie, ma necessitano anche di risposte assistenziali ed organizzative in grado di favorire la presa in carico e la gestione domiciliare dei loro bisogni, evitando il ricorso all’ospedalizzazione non necessaria e l’accesso a quei servizi specialistici che possono essere erogati al domicilio".


L'attenzione del paziente a casa, una volta dimesso dall'ospedale, si sviluppa sia sul fronte geriatrico/riabilitativo che su quello delle cure palliative che, dal 1992, vedono l'ospedale Mandic quale precursore in tutta Italia di questa specialità.
In particolare la radiologia a domicilio consentirà di effettuare radiografie al torace e agli arti senza spostare il paziente dal suo letto, evitando quindi un affaticamento e un aggravio della sua situazione già critica. Su un furgone è stata montata la strumentazione che due operatori, una volta individuati i pazienti da esaminare, sarà poi assemblata sul posto e messa in funzione con le immagini trasmesse in tempo reale al radiologo che potrà quindi già esaminarle.


https://youtu.be/K7Rs92TeDvw

“L’idea di attivare un servizio di radiologia domiciliare risale alla fine del mese di marzo a seguito della delibera regionale che invitava le ASST a dotarsi di apparecchiature atte a svolgere un’attività di diagnostica radiologica a domicilio nell’ambito dell’emergenza COVID” ha spiegato il dottor Rodolfo Milani Capialbi, già direttore della unità radiologia dell’ospedale San Leopoldo Mandic di Merate e già direttore dipartimento immagini e terapia radiante.



Il dottor Rodolfo Milani Capialbi, già direttore della unità radiologia dell’ospedale
San Leopoldo Mandic di Merate e già direttore dipartimento immagini e terapia radiante



Cristiano Spreafico, Coordinatore della radiologia di Merate


Con Cristiano Spreafico, Coordinatore della radiologia di Merate, sono state raccolte informazioni sui macchinari adatti, le loro caratteristiche e i costi ed è stato presentato un progetto alla direzione che lo ha approvato. "Nella fase iniziale il progetto prevede una sperimentazione di 3 mesi sul territorio di Merate su pazienti segnalati dal DIFRA. Il progetto prevede di dedicare a questa attività un tecnico di radiologia una volta la settimana; il tecnico, accompagnato da un operatore del DIFRA, si reca al domicilio dei pazienti, esegue l’esame richiesto, salva le immagini acquisite sul PC del pannello digitale in dotazione ed al rientro in Ospedale riversa le immagini sul PACS dell’Aziende rendendole disponibili per la refertazione da parte del medico radiologo.
L’ipotesi iniziale è quella di eseguire 5 esami a settimana. Una volta terminata la sperimentazione che peraltro serve anche ad evidenziare e correggere eventuali criticità, si valuterà come organizzare l’attività sui Presidi dell’Azienda, se coinvolgere anche i medici di medicina generale se stipulare convenzioni con le RSA del territorio non dotate di una radiologia , svolgere prestazioni diagnostiche presso i poliambulatori dell’Azienda ; si valuterà quali e quante risorse umane sarà necessario acquisire e se sia opportuno acquistare una seconda apparecchiatura. A regime la radiologia domiciliare potrebbe diventare una diagnostica aggiuntiva per entrambe le radiologie con impegno del tecnico per tutta la settimana”.




L'ortogeriatria, invece, rappresenta un ulteriore approccio al paziente anziano che ha più patologie, non più affrontabili solamente da uno specialista.
Al soggetto che viene portato in pronto soccorso, per esempio, con una frattura al femore viene offerta un'assistenza internistica, con una gestione delle complicazioni che prevede la presenza di più figure simultaneamente.

https://youtu.be/24ZGZvC--aw



Antonio Rocca, direttore della unità operativa complessa di ortopedia

“L’obiettivo del progetto è quello di implementare una nuova modalità organizzativa per la cogestione del paziente anziano fragile con diverse patologie croniche pregresse, ricoverato in reparto di ortopedia, sia per eventi traumatici (frattura di femore) o per interventi in elezione (protesi dell’anca o del ginocchio), da parte di un team multidisciplinare e multiprofessionale con la finalità di permettere l’integrazione dei bisogni chirurgici, internistico/geriatrici e riabilitativi, ottimizzando gli esiti di salute e funzionali favorendo una più rapida e sicura deospedalizzazione” ha spiegato Antonio Rocca, direttore della unità operativa complessa di ortopedia.




Vito Corrao, direttore sanitario d'azienda



Maria Grazia Colombo, direttore amministrativo d'azienda

Soddisfatti il direttore generale dr. Paolo Favini e l'assessore al welfare Giulio Gallera che ha ringraziato gli operatori dello sforzo profuso in questi mesi in un ospedale divenuto di frontiera che “ha vissuto nel pieno del cratere del covid” e ha ribadito la forte vocazione del Mandic a presidio di territorio.
S.V.
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