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Scritto Sabato 04 luglio 2020 alle 11:29

Merate: è andato in pensione il ''mitico'' prof. Dario Benatti dell'istituto Manzoni

Una vita intera trascorsa a suonare, insegnare e studiare musica. E ora che ha raggiunto la pensione vi si dedicherà con ancor più passione e dedizione.
Dario Benatti, mitico professore dell'istituto Alessandro Manzoni di Merate, ha terminato la carriera lavorativa nella scuola secondaria iniziata nel 1979 sotto la torre, inframezzata da 11 anni presso la Nostra Famiglia di Bosisio Parini e dall'insegnamento in università sia in Italia che all'estero.
Quest'anno tutto particolare è stato per lui l'ultimo con i giovani studenti delle medie ma imparare e insegnare, per definizione, non hanno mai fine e lui applicherà alla lettera questa teoria, scandendo semplicemente in maniera differente il tempo.
Classe 1956 ha studiato quasi vent'anni in Conservatorio, applicandosi a due strumenti in particolare, la chitarra e liuto. Una vocazione alla musica respirata in casa fin da piccolo.


Dario Benatti

“Nella mia famiglia era una prassi che durante le feste e in ogni buona occasione si cantassero polifonie costruite sulle canzoni popolari, e tutti partecipavano, anche la mamma mentre, sempre affaccendata, sparecchiava” ha raccontato. “Ho quattro fratelli, tutti suonavano o cantavano qualcosa. Eravamo una famiglia musicale anche se non di musicisti”.
L'insegnamento a scuola per il prof. Benatti è stato però qualcosa di più di un mero lavoro dove dare nozioni e redigere giudizi sul rendimento dei ragazzi.



“Non ho mai considerato lo stare a scuola come una semplice professione. Per me è stata e lo è ancora una grande passione. Venivo da lavori ben più duri e all'inizio mi sembrava pure stupefacente che mi pagassero per fare una cosa che mi piaceva tanto. La scuola è sempre stata un luogo di apprendimento per me e il rapporto con gli studenti è stato fondamentale per la mia crescita personale. Io penso che insegnare a un ragazzo che ha voglia di imparare sia un privilegio. Se il professore poi sa trasmettere la propria passione in una classe, gli studenti avranno il modo di percepire questo amore, questo entusiasmo e lo assorbiranno. Non sempre ci si riesce, il nostro è un lavoro difficile e a volte anche duro. In questi quarant'anni ho visto cambiare in modo esponenziale il modo di vedere e di intendere la scuola, sia da parte delle istituzioni che spesso non hanno capito la sua importantissima funzione per la formazione del cittadino, togliendole in grande quantità fondi e possibilità, sia da parte dei genitori, spesso assenti o al contrario troppo invadenti nella difesa ad oltranza dei "diritti" dei propri figli, ma poco attenti ai loro doveri. Comunque, i miei colleghi e amici mi conoscono come una persona che nei problemi più che lamentarsi cerca risorse per superarli e, da sempre penso che più i ragazzi sono distratti, indisciplinati, più ci contrastano, meno capiscono, e più dovremmo sentire, profondamente, l'utilità, addirittura l'indispensabilità del nostro lavoro. Più dovremmo, perdonatemi se rischio di esagerare, sentirci contenti e felici di poter essere una fonte di cambiamento, di poter dar loro la possibilità di correggersi dove necessario, di sviluppare risorse nuove ed efficaci, di imparare, insomma, come si diceva una volta. Se gli alunni fossero tutti intelligenti, bravi, buoni, coscienziosi, che ci staremmo a fare? Potremmo essere benissimo sostituiti da una pagina di wikipedia o da una ricerca nel web. Gli insegnanti non sono meri trasmettitori di informazioni ma, soprattutto nella scuola dell'obbligo, educatori della persona e facilitatori dello sviluppo di competenze per la vita: l'ascolto, l'attenzione, la concentrazione, la memoria, il rispetto, l'accettazione dei diversi punti di vista e tanto altro. L’insegnante, in fondo è l’unica alternativa che un bambino ha quando in famiglia non trova spunti educativi corretti, e penso non sia poco.
In particolare, l'idea della musica come strumento di formazione e crescita è un concetto che il professor Benatti ha sviluppato negli anni, dedicandosi allo studio e all'approfondimento di questa disciplina come mezzo educativo e terapeutico.



“Insegno da vent'anni all'università Cattolica alle facoltà di scienze dell'educazione e psicologia. Mi interessa capire come la musica può favorire l'apprendimento. Con Feuerstein, grande psicopedagogista, ho studiato lo sviluppo dell'intelligenza e da sempre voglio capire come poter favorire lo sviluppo di nuove competenze e risorse in bambini con disabilità” ha proseguito il professore “Mi sono occupato fin da giovane delle possibilità terapeutiche della musica, dedicandomi poi anche all'insegnamento in questa materia. Collaboro con diverse università anche all'estero, in Croazia, a Cuba e in Palestina a Betlemme. Ora che sono in pensione continuerò con i miei studi e naturalmente continuerò a suonare, perchè, come dico sempre agli amici e agli studenti, la musica è un luogo meraviglioso dove abitare e se tutti i musicisti se ne rendessero conto pienamente, li vedremmo tutti volare in alto coi gomiti pieni dei propri baci".
S.V.
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