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Scritto Venerdì 26 giugno 2020 alle 18:59

A margine del Consiglio comunale

Qualche riflessione a margine della cronaca del Consiglio comunale di Osnago. A nostro parere da un lato c'è poca consapevolezza di quanto sta accadendo e dall'altro ce n'è più che a sufficienza. Alle minoranze che invocano responsabilità penali e, financo risarcimento danni, facciamo sommessamente rilevare che gli esperti sin qui interpellati hanno escluso l'appropriazione indebita. Quindi di fatto nessun danno economico, semmai trasposizioni di costi sui quali però bisogna far luce perché se sposto una fattura di costo vuol dire che il fornitore/creditore me lo concede altrimenti mi metterebbe in mora. Si può discutere all'infinito sull'appostazione dei debiti ai quali peraltro nessuno ha contrapposto i crediti dato che la partita doppia prevede per lo stato patrimoniale attività e passività. Sui debiti poi abbiamo appreso da fonte giornalistica che i fornitori sarebbero tutti pagati, i dipendenti anche e il debito verso la banca è solo una anticipazione su fatture in chiave pro soluto. Qualcuno ci spieghi per favore cosa cazzo sta succedendo se le affermazioni attribuite dal quotidiano lecchese alla presidente Alessandra Colombo sono veritiere (e non ne dubitiamo conoscendo molto bene il collega).

Alla maggioranza, ma diremmo al sindaco che forse ha anche qualche ragione personale per dubitare dell'azienda speciale pubblica - in realtà portata a modello da tutti gli esperti sinora interpellati - ricordiamo che rivendicare l'aver stoppato il piano di ampliamento e ricapitalizzazione va nella direzione esattamente opposta a quanto Retesalute aveva necessità nel 2019. E' davvero stupefacente come Brivio meni vanto per aver bloccato quel piano. Che aveva già messo in rilievo ben prima dell'avvento del nuovo CdA come un'azienda non potesse reggere se vende ai propri soci i prodotti a un prezzo inferiore al loro costo di produzione. Lo capisce chiunque, chiunque abbia la mente sgombra da altri pensieri. E dubitiamo che Paolo Brivio appartenga a questa categoria. Le sue dichiarazioni vanno diritte verso l'Impresa sociale consorzio Girasole che vede il privato al 51% (Consolida) che eroga i servizi fisicamente e il pubblico al 49% (indirizzo e controllo qualità). E, come dicevamo, forse ha anche qualche ragione personale. Diciamo pure un piccolo conflitto di interesse. Ma ciò è poco rilevante. Conta che il modello azienda speciale pubblica, criticato da Brivio è il più diffuso in Lombardia per svolgere i servizi alla persona. E questo sì che è rilevante.

Claudio Brambilla
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