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Scritto Giovedì 18 giugno 2020 alle 19:00

Crac Cauduro racing team: la bancarotta 'costa' tre anni, assoluzione per le fatture

La pubblica accusa aveva chiesto la condanna dell'imprenditore a 5 anni di reclusione. Il collegio giudicante presieduto dal dr. Enrico Manzi, nel pomeriggio odierno, ha chiuso la partita - almeno in primo grado - irrogando nei confronti dell'imputato una pena pari a 3 anni, esclusivamente per quanto attiene il reato di bancarotta preferenziale aggravata, assolvendolo invece - perchè il fatto non sussiste - in riferimento ai reati tributari ed in particolare a quanto previsto dall'articolo 2 della legge in materia "dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti". Sospiro di sollievo (a metà) per Fabio Cauduro, legale rappresentante della Cauduro Racing Team, società attiva nel mondo della sponsorizzazione di eventi sportivi con sede legale in via Bergamo a Merate, dichiarata fallita nel marzo del 2016. Un nome il suo balzato agli onori della cronaca dopo il sequestro preventivo operato dalla guardia di finanza nell'ambito dell'indagine coordinata a suo carico dal sostituto procuratore Paolo Del Grosso di un castello a Todi, ritenuto dagli inquirenti nelle disponibilità dell'uomo seppur formalmente intestato alla madre e all'ex moglie come ricostruito nel corso del dibattimento anche dall'avvocato Marcello Perillo, difensore del 57enne che oggi si dice "moderatamente soddisfatto per l'esito del processo principale (ovvero quello incentrato sulla questione della presunta sovrafatturazione ascritta all'imputato ndr): abbiamo avuto ragione, vedendoci riconosciuta la nostra linea. Per la bancarotta invece valuteremo, dopo aver letto la sentenza, l'eventuale impugnazione".
Al centro dell'attenzione, gli 840.000 euro che Cauduro - stando all'impianto accusatorio - avrebbe percepito quali compensi durante lo stato di decozione della società che - ha sostenuto la Procura, rifacendosi alla ricostruzione del curatore fallimentare - già dal 2011 avrebbe registrato un patrimonio netto negativo, non avendo più dunque le risorse per ottemperare alle obbligazioni. L'aver ritardato la richiesta di fallimento avrebbe inoltre cagionato un supposto aggravio del dissesto quantificato in 960.000 euro.

Stabilita quest'oggi infine in 800.000 euro la provvisionale in favore della curatela, rappresentata dall'avvocato Federico Annoni il quale, nell'udienza dello scorso 30 gennaio, aveva per l'appunto lamentato danni per circa 2 milioni di euro. Disposta invece, in quanto legata alla supposta sovrafatturazione, la restituzione dei beni in sequestro, maniero incluso.

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