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Scritto Giovedì 11 giugno 2020 alle 17:43

Malato di Covid, ''salvato'' dall’ozonoterapia dopo 75 giorni. La famiglia ha noleggiato a proprie spese tutta l’attrezzatura

"Mio fratello stava morendo, se oggi è vivo è grazie all'ozono terapia e a San Leopoldo Mandic". Non ha dubbi Sergio Maccarinelli, 63 anni di Ponte San Pietro, fratello di Cesare, dimesso mercoledì scorso dal reparto di Pneumologia dell'Inrca presso l'ospedale di Merate, al termine di una difficilissima battaglia durata settantacinque giorni, contro il Coronavirus.

Quello che può essere definito un vero "miracolo" è accaduto all'ospedale di Merate, non a caso intitolato al frate confessore dei Cappuccini San Leopoldo Mandic, a scavalco tra il reparto di Terapia intensiva diretto dal dottor Davide Guzzon e la Pneumologia di cui è primario il dottor Daniele Colombo. Protagonisti due fratelli bergamaschi, Cesare che di anni ne ha 58 e Sergio, il fratello maggiore. Cesare versava in gravissime condizioni nel reparto di Rianimazione, intubato e sottoposto a sedazione profonda. Sulla base di una precedente esperienza positiva Sergio ha affittato di sua iniziativa l'apparecchiatura e tutto il necessario, tra cui le bombole dell'ossigeno, affinché al fratello venisse praticata la terapia "ozonoterapia". La stessa cura che lui stesso aveva avuto modo di sperimentare alcuni anni prima, in seguito ad un intervento chirurgico per una grave frattura.    

Cesare Maccarinelli in reparto


MIO FRATELLO STAVA MORENDO MA DOPO IL PRIMO TRATTAMENTO...
"Mio fratello stava morendo"  ci ha raccontato, rivivendo quei terribili giorni. Ho proposto di ricorrere come estremo tentativo all'ozonoterapia. Dopo il primo trattamento i risultati delle analisi sono cambiate significativamente. E così dopo il secondo, il terzo e via di seguito... la situazione è andata rapidamente migliorando e dal 31 di marzo all'antivigilia vigilia di Pasqua mio fratello è passato da una condizione di sedazione profonda e intubazione ad essere risvegliato dal rianimatore ed estubato... Per lui in quel momento è iniziata una nuova vita. Grazie all'ozono abbiamo risolto un problema che sembra irreversibile".  Cesare Maccarinelli, bergamasco nato a Treviglio, ma residente a Ponte San Pietro, aveva avvertito ai primi di marzo dei sintomi influenzali. Non avendo mai sofferto di alcuna patologia era fiducioso di poter superare quella difficoltà mettendosi a riposo per qualche giorno e assumendo i soliti farmaci prescritti dal medico di base.  Purtroppo però le sue condizioni peggiorarono evidenziando i chiari sintomi dell'infezione da Covid-19; Il pensiero però di finire in un ospedale lo spaventava, soprattutto vedendo tutto quello che la stampa e la televisione stavano diffondendo.  



SEMBRAVA UNA BANALE INFLUENZA IN REALTA' ERA IL CORONAVIRIUS  
"Quando, dopo i farmaci e l'ossigeno a domicilio il ricovero diventò inevitabile - ci ha raccontato il fratello Sergio - la destinazione dell'ospedale di Merate che porta il nome di San Leopoldo Mandic, a cui la nostra famiglia  è devota da tanti anni, ridusse un po' l'ansia del salire sull'autoambulanza... Ora, dopo 75 giorni di eccellenti cure, lo stesso Cesare si è convinto che il Buon Dio, affidando la sua precaria vita nelle mani del frate confessore Leopoldo, abbia voluto concedergli quanto di meglio sarebbe stato auspicabile per lui: il connubio affiatato tra la Pneumologia dell'Inrca di Casatenovo  ed il valido staff del Dipartimento Unità Rianimazione dell'Asst Lecco operanti a Merate.  Tra i due reparti si è generata una sinergia all'unisono, che ha portato a superare le tante difficoltà del periodo di ricovero, grazie a tutto il personale medico e paramedico che ha lavorato incessantemente.  Due staff di veri e propri "angeli", le cui menti e le cui mani sono state aiutate nelle scelte dal Santo proclamato Beato da Papa Paolo VI°  e  Santo nel 1983 da Papa Giovanni Paolo II°" .    

Cesare Maccarinelli con il primario della rianimazione dottor Davide Guzzon (a sinistra) e il dottor Daniele Colombo primario Pneumologia


LA RELIQUIA DI SAN LEOPOLDO MANDIC SEMPRE PRESENTE SUL LETTO DI CESARE   
E non è certamente un caso, se sul letto di degenza di Cesare, sia  in Pneumologia che  in Terapia intensiva, è sempre stata presente una piccola reliquia del Santo, precedentemente custodita dalla famiglia Maccarinelli.   Nel lungo periodo di ricovero non sono però mancati i momenti difficili e dopo la classica mascherina con reservoir, è stato necessario aiutare Cesare nella respirazione, con un Casco Cpap connesso ad un respiratore... A fronte di un nuovo peggioramento, il paziente è finito in coma farmacologico,  intubato in un letto della Terapia intensiva. Il fratello maggiore di Cesare, Sergio appunto, ha seguito da vicino tutta la vicenda a diretto contatto con i medici e quando tra il 29 e 30 marzo la situazione stava del tutto precipitando a causa di ulteriori complicazioni dovute al virus Covid-19, è stato proprio lui, grazie alle sue conoscenze a proporre una nuova cura: l'ozono ossigeno terapia, che si pratica al paziente tramite autoemotrasfusioni arricchite con una miscela di ozono/ossigeno.   "La struttura di Merate non disponeva all'epoca dell'attrezzatura per la somministrazione della terapia. Ma non c'era soprattutto tempo da perdere se si voleva provare a salvare Cesare. La nostra famiglia ha quindi deciso di supplire alla momentanea carenza dell'attrezzatura, fornendone una a nostre spese, messa però a disposizione gratuita per tutti quei pazienti ricoverati, da utilizzarsi secondo le indicazioni mediche".  
Seguendo il protocollo scritto dal professor Marianno Franzini, di fatto il Padre in Italia dell'Ozonoterapia, dopo il primo trattamento le analisi ematochimiche migliorarono, con soddisfazione da parte dello stesso primario di Pneumologia, il dottor Colombo e del dottor Guzzon della Rianimazione. Evitato un possibile blocco renale dal 30 marzo scorso, anche grazie a nove giorni di intensiva Ozonoterapia, il paziente è stato risvegliato ed estubato. "A seguito della lunga sedazione profonda subita, dopo il risveglio Cesare aveva manifestato per circa 48/60 ore un disorientamento mentale, dovuto probabilmente ai residui dell'effetto dei farmaci assunti, che possono talvolta portare effetti ipnotici, ma poi è tornato ad una normale cognizione. Il 20 aprile a Cesare è stato levato anche il sondino naso-gastrico ed è quindi tornato con soddisfazione a nutrirsi mangiando in modo autonomo. Restando in quei momenti senza mascherina o occhiali per il supporto con somministrazione di ossigeno, ha potuto riscontrare un livello di saturazione ottimale, respirando in modo autonomo".  

Con medici il giorno delle dimissioni


OLTRE QUATTRO CHILOMETRI AL GIORNO PERCORSI... NELLA CAMERA D'OSPEDALE  
Un grande ulteriore progresso che ha fatto ben sperare nei risultati della riabilitazione, una ottimale serena convalescenza supportata per tutto il mese di aprile dalle autoemotrasfusioni arricchite con ozono.  L'attività di riabilitazione polmonare e muscolare è proseguita per tutto il mese di maggio, con ritmi quotidiani molto impegnativi, cui Cesare Maccarinelli ha collaborato con massima disponibilità ed impegno. Negli ultimi giorni di permanenza in struttura, ha camminato senza l'aiuto di ossigenazione esterna, per oltre 1200 metri al mattino ed altrettanti al pomeriggio, percorrendo andata e ritorno i 5 metri della propria stanza, da cui non poteva uscire per motivi di sicurezza.  
Questo ha portato ad ottenere i risultati che, insieme ai due tamponi orofaringei negativi, hanno consentito di trascorrere i periodi di due settimane di quarantena ottimizzando la ripresa fisica. E il 3 giugno, dopo settantacinque giorni di ricovero, è arrivato il momento di tornare a casa. Una grande gioia per Cesare e per il fratello Sergio, che insieme hanno superato una grande prova.  


L'OZONOTERAPIA DIVENTA REALTA'  NEGLI OSPEDALI DI LECCO E MERATE  
"Sono estremamente grato al professor Franzini della Società Italiana Ozono Ossigeno Terapia per la bonaria collaborazione ricevuta, a tutto lo staff medico e paramedico dell'Ospedale san Leopoldo Mandic di Merate e anche al reparto Ingegneria Medica, che col tecnico Fabio Nicotra ha sempre aiutato nelle fasi in cui è stato necessario installare il nuovo macchinario per la ozono terapia. Ma ancor di più al Buon Dio per l'evoluzione delle condizioni cliniche di mio fratello Cesare - ha aggiunto  Sergio che ha proposto per iscritto ad altre strutture lombarde, di valutare attentamente l'esperienza vissuta col fratello, con riferimento alla ozono ossigenoterapia, offrendo eventualmente di coprire, quale donazione, i costi di un primo mese di noleggio delle attrezzature per effettuare ai pazienti autoemotrasfusioni addizionate ad ozono/ossigeno. "Con grande soddisfazione altri Ospedali stanno perseguendo questa linea di supporto terapeutico. Il beneficio è evidente, ha sorpreso tutti ed è davvero un piacere che questa terapia sia ora a disposizione dei pazienti di Lecco e Merate, anche per supporto delle condizioni cliniche a seguito di interventi per altre patologie.  


Per ora è già stato ottenuto un primo grande risultato: grazie all'iniziativa di Sergio Maccarinelli l'Azienda ospedaliera ha deliberato l'installazione di due attrezzature complete per l'Ozonoterapia, una destinata all'ospedale di Lecco e una al "Mandic" di Merate. Apparecchiature che potranno aiutare nel tempo davvero tanti pazienti, che possono contare anche su San Leopoldo Mandic... 
Angelo Baiguini
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