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Scritto Lunedì 08 giugno 2020 alle 09:56

La libertà non è un diritto è un dovere

Con la circolare del 19 maggio il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha dettato precise indicazioni alle prefetture affinché provvedano a schierare le forze dell’ordine a tutela della salute collettiva. Quale Autorità provinciale di pubblica sicurezza – ricorda nella circolare il capo di gabinetto Piantedosi – il Prefetto può disporre di tutte le forze di polizia comprese quelle locali per meglio coordinare il controllo del territorio.

Fin qui le disposizioni. Ma vediamo com’è invece la realtà osservando ciò che accade a Merate attraverso le testimonianze di alcuni lettori (quelle di altri sono troppo “aggressive” per essere pubblicabili). Che cosa avviene nel mondo reale?

Beh per esempio, come scrive la lettrice, che nonostante le segnalazioni alla P.L. e alla segreteria del signor Sindaco, nessuna risposta arriva. E’ così? Non lo possiamo dire con certezza ci sono però numerose testimonianze di oggettive difficoltà a interloquire con il  comando della polizia locale.

In fondo non c’è nulla di nuovo, neppure nelle risposte dei carabinieri che non hanno mezzi disponibili, le poche auto sono lontane impegnate in altri servizi ecc. ecc.

Così il centro di Merate, seconda città della provincia di Lecco – a dispetto del distanziamento fisico, della mascherina e di quant’altro occorre per non ricadere nel baratro – è sguarnito di controlli.

Eh sì, signor Prefetto, i controlli latitano. Spiace scriverlo ma è bene che anche a Lecco si sappia come stanno le cose.

Del resto quelle pubblicate sono testimonianze eloquenti che dovrebbero rafforzare la proposta ormai risalente a diversi anni fa di istituire un commissariato di polizia, per quanto già esista un comando compagnia carabinieri.

La città cambia, tanta gente arriva da fuori, si muove senza ritegno alcuno, soprattutto verso i residenti e poi se ne torna alle proprie case in altri paesi.

Non per ripetere le stesse cose ma quando la situazione di caos prodotta, seppure involontariamente da un locale del centro divenne insostenibile l’allora capitano della compagnia Alessandro Ciuffolini, oggi tenente colonnello, non ci mise molto a riportare l’ordine: auto a bloccare ogni strada di uscita e controlli a tappeto con alcol test.

Quando il buon senso, il rispetto della quiete e della tutela della salute propria e altrui non prevalgono, non ci sono altri metodi. Spiace solo che l’Autorità “politica” continui a ignorare questo tema, come se fosse circoscritto a poche decine di famiglie che in fondo possono ben sopportare tutti i disagi. In nome di una libertà che però, come sta scritto da qualche parte, non è un diritto, è un dovere.
C.B.
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