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Scritto Domenica 07 giugno 2020 alle 19:22

Mandic: la perfetta sinergia tra neurologia e pronto soccorso abbatte i tempi di ''trattamento'' del paziente colpito da ictus

Lorenzo Lorusso e Giovanni Buonocore
Il fattore tempo nei casi di trattamento dell'ictus è determinante e fondamentale per il buon decorso delle condizioni di salute del paziente.

Un intervento tempestivo e immediato alla comparsa dei sintomi può stravolgere l'esito di un deficit che può arrivare ad avere effetti devastanti sulla persona.

E proprio sul fattore tempo hanno lavorato il reparto di Neurologia e il Pronto Soccorso dell'ospedale Mandic di Merate diretti rispettivamente dal dottor Lorenzo Lorusso e dal dottor Giovanni Buonocore con la forte integrazione con le procedure della struttura complessa di Radiologia.

I due reparti, infatti, sono i primi a farsi carico della persona colpita da ictus e quindi i primi che devono avere una gestione efficiente e coordinata di tutti i passaggi da eseguire.

Un vero e proprio lavoro in team che ha richiesto preparazione e prove sul campo per poter approntare il percorso migliore per la presa in carico della persona che giunge in ospedale colpita da ischemia cerebrale.

Il tempo di trattamento del paziente dall'esordio dei sintomi, dunque "dalla porta fino all'ago" come si usa dire in gergo, secondo le nuove linee guida scientifiche deve attestarsi in media attorno ai 94 minuti. A Merate dai 110 minuti di standard, con il nuovo percorso approntato si è scesi ben sotto i sessanta arrivando a gestire il "caso" in soli 27/30 minuti.

Ma questo percorso privilegiato è stato reso possibile dal concatenarsi di tante professionalità che si sono preparate sul campo. Come spiegato dal dottor Lorusso e dal dottor Buonocore sono state effettuate due simulazioni al termine delle quali sono state apportate le opportune correzioni. Dai 75 minuti di partenza si è riusciti a scendere sotto i 30, 27 per la precisione.

Il paziente entra in Pronto soccorso per un sospetto ictus e viene sottoposto immediatamente a una TAC per escludere eventuali lesioni emorragiche. Da qui si procede con un trombolitico.

La trombectomia che segue all'angiotac viene eseguita a Lecco oppure a Monza o Niguarda in un lasso di tempo davvero da record da aver consentito di raggiungere gli standard degli indicatori regionali. Il tutto con un lavoro in parallelo tra i vari reparti e un intrecciarsi di competenze che sono quello che hanno fatto la differenza.

Nel 2019 sono stati 30 i casi trattati, con un'età media tra i 70 e gli 80 anni e una complessiva parità di genere.

Il decorso post operatorio prevede una degenza in reparto di 11/12 giorni. Se tutto procede bene il paziente viene inviato per la riabilitazione in una struttura dedicata oppure anche presso il domicilio, in caso invece di complicanze si decide come intervenire nuovamente.

In 10 anni si è assistito a una differenza notevole del decorso del paziente grazie anche a una maggiore educazione della popolazione nel riconoscerne in sintomi per tempo e nel mantenere uno stile di vita corretto con una dieta equilibrata, l'esercizio fisico moderato e la riduzione delle situazioni di stress.

S.V.
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