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Scritto Domenica 24 maggio 2020 alle 08:32

Mandic: Technoprobe dona cicloergometro all'Inrca, per riabilitare i pazienti intubati

"Voglio che si sappia che la direzione della Technoprobe è molto orgogliosa dei propri collaboratori, che oltre ad essere molto validi sono anche molto generosi".

                                                                                                                      Roberto e Cristiano Crippa

Cristiano Crippa, ai vertici dell'azienda di Cernusco Lombardone con il fratello Roberto, ha appreso nel corso di una riunione del Comitato Covid, che si riunisce tutti i lunedì, che i suoi collaboratori hanno raccolto oltre 36mila euro da devolvere agli ospedali di Merate e Vimercate. Di questa somma, i dipendenti stessi in base all'area di provenienza hanno deciso di destinare 13mila euro all'ospedale di Merate e 22mila euro al nosocomio di Vimercate.
"Questo gesto mi riempie di orgoglio, tutti in questo terribile momento hanno dimostrato una grande generosità ma anche un grande senso di responsabilità e questo ci fa enormemente piacere. Significa che tutti hanno compreso la filosofia della nostra azienda".
Cristiano Crippa, oltre ad essere co-fondatore ha curato l'apertura delle sedi in Asia dell'azienda, segue la parte commerciale e strategica della Technoprobe, fin dall'inizio dell'emergenza si è occupato del reperimento di tutti i dispositivi Dpi necessari per poter proseguire la produzione garantendo condizioni di massima sicurezza. Anche in questa occasione, come ci ha spiegato, ha fatto in modo di dare una mano agli altri. Sono state infatti 30mila le mascherine chirurgiche donate al Soccorso Bellanese, mentre altre mille mascherine del tipo FFP3 sono state donate alla Regione Lombardia.

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"Siamo consapevoli della drammaticità del momento - ha aggiunto Cristiano Crippa - e siccome abbiamo la fortuna di operare in un settore in continua crescita, fino a quando i numeri ce lo consentiranno continueremo a fare la nostra parte nei confronti di chi è meno fortunato. Sono personalmente convinto che ora dopo il drammatico periodo legato alla pandemia ci attende una crisi economica pesante e saranno in molti a dover fare i conti con momenti difficili. Per questo non escludo altre iniziative a favore di chi ha bisogno...".
Non è da meno l'iniziativa diretta da parte della famiglia Crippa a favore del reparto di Pneumologia dell'ospedale di Merate.
Quando Roberto Crippa, vice presidente della Technoprobe, ha saputo che il reparto di Pneumologia aveva necessità di quella particolare apparecchiatura, non ci ha pensato due volte: "Acquistatela, la paghiamo noi...".
E così venerdì mattina il dottor Crippa ha incontrato il primario del reparto di Pneumologia, il dottor Daniele Colombo, che gli ha mostrato l'apparecchiatura appena arrivata in reparto.

Il dottor Daniele Colombo, Roberto Crippa e la fisioterapista Luisa Pollastri

Si tratta di un "cicloergometro", uno strumento che permette di aiutare il recupero fisico di quei pazienti che dopo la terapia intensiva rimangono paralizzati a letto.
Il dottor Crippa ha seguito con grande intesse l'illustrazione sull'impiego dell'apparecchiatura fatta dalla fisioterapista Luisa Pollastri, che con il collega Martino Giordano utilizzerà il "Cicloergometro".
"Dovete pensarlo come un ausilio che entra in camera, si applica al letto del paziente che poi ci infila gli arti, che possono essere gambe o braccia, e l'apparecchiatura in autonomia effettua il movimento necessario per recupero dell'efficienza muscolare".

Uno strumento che aiuterà i fisioterapisti a "rimettere in piedi" quei pazienti usciti dalla Terapia intensiva non più in grado di muovere le gambe e le braccia o addirittura di stare seduti.
Un aspetto quello della riabilitazione fisica che spesso viene sottovalutato, ma che tutti i pazienti guariti dal Covid-19 nel reparto di Pneumologia dell'Inrca presso l'ospedale di Merate, hanno avuto modo di apprezzare.
I pazienti "intubati" quando escono dalla terapia intensiva spesso non sono più in grado di muoversi. Alcuni recuperano completamente altri invece purtroppo no.
"Si tratta di pazienti non in grado di lavorare fuori dal letto -
ha aggiunto la fisioterapista - per via del fatto che sono rimasti molte settimane immobilizzati. Alcuni non muovono più le gambe e non sono più neppure in grado di stare seduti... Questa apparecchiatura rappresenta per noi un importante ausilio per aiutare i pazienti nella ripresa dopo la malattia".

Angelo Baiguini
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