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Scritto Venerdì 22 maggio 2020 alle 09:09

Riflessioni di una 18enne sugli effetti del virus nelle scuole e nei rapporti personali

Il giorno in cui sono state annunciate le chiusure delle scuole, nessuno aveva considerato l’ipotesi che ciò che stava accadendo intorno a noi potesse trasformarsi in una terribile tragedia, “solo una brutta influenza” dicevano e “non c’è alcun bisogno di allarmarsi” aggiungevano. Un terribile sbaglio da parte di noi italiani è stato quello di sottovalutare l’emergenza e noi adolescenti, me compresa, in quei giorni di “fine” scuola gioiavamo e passavamo i pomeriggi e le serate ammassati in bar, ristoranti e parchi tra amici, ignari delle vite che questo tragico virus ci avrebbe strappato e portato via. Gruppi facebook, video commenti, messaggi di catene whatsapp che puntavano e puntano tutt’ora il dito contro a noi adolescenti rappresentandoci e descrivendoci come menefreghisti, nullafacenti e troppo poco responsabili con l’unica colpa di non essere stati indirizzati fin dall’inizio a quelle che ad oggi vengono chiamate “le giuste precauzioni” come se poi, fossimo stati gli unici a non calcolare il problema e a “trasgredire”. Perché, a discapito di ciò che possano pensare le persone, noi adolescenti non giochiamo con le vite degli altri. Con l’inizio della quarantena, siamo stati messi da parte, lasciati nel dimenticatoio assieme a molti altri problemi a cui far fronte. Poche sono state le notizie relative agli adolescenti, i telegiornali quando e se parlavano di noi rilasciavano solo informazioni relative alla scuola poco chiare. Abbiamo fatto ciò che ci chiedevano, abbiamo scaricato applicazioni per lo studio e abbiamo iniziano a frequentare video-lezioni online, abbiamo e stiamo svolgendo i compiti in base alle scadenze assegnate, affrontiamo verifiche e interrogazioni tramite uno schermo. Gli studenti che da sempre hanno rispetto per la propria educazione scolastica e si sono sempre impegnati a raggiungere i propri obbiettivi, hanno continuato a eseguire il proprio impegno come meglio potevano. Qualcuno si è interessato a noi, qualcuno ci ha chiesto come stessimo e cosa fosse la cosa o la persona che più in quel momento desiderassimo toccare o rivivere ma nessuno come noi adolescenti stessi, può sapere cosa significa passare intere giornate smarriti e scontenti. Certo, ogni persona ha sofferto questa situazione e c’è chi è riuscito a sopravvivere quasi per miracolo ma è giusto, qualche volta, ricordare ed evidenziare il malessere di un ragazzino o di una ragazzina di 14, 16 o diciott’anni. È giusto capire che anche se in un primo momento le chiusure delle scuole sono state apprezzate, ora è causa di sofferenza per tutti coloro che sono stati abituati a stare a contatto con i propri compagni di scuola che in realtà sono amici e compagni di vita, a tutti colori che sono abituati a passare serate e giornate intere con amici che poi in realtà sono famiglia e a tutti coloro abituati a sentire il sole sulla propria pelle durante qualche giornata al parco o in centro tra negozi e, non a guardarlo da lontano tramite la propria finestra di casa. Strappati alla propria quotidianità e normalità, come il resto del mondo, abbiamo passato mesi chiusi a casa ed oltre alle lezioni e a qualche attività improvvisata per passare il più veloce possibile il tempo abbondante, c’è chi si è fermato a pensare e a riflettere al proprio futuro, a ciò che verrà e che ci conserverà l’indomani a noi “generazione della mega-crisi” come scrive Will Hutton nell’Internazionale, spiegando che i primi ad essere colpiti saranno coloro che avrebbero dovuto sostenere l’esame di maturità quest’estate e che ora sono accompagnati dalla preoccupazione che i loro diplomi possano essere considerati di minor valore a causa delle modalità differenti con cui verranno assegnati. Will Hutton inoltre, afferma che tutti i piani di ripresa dovranno essere organizzati in modo che non ci sia alcun svantaggio per chi ha meno di 35 anni. Per questo è importante una ripresa economica, per i cittadini italiani che hanno una famiglia e una casa da mantenere ma soprattutto per tutelare le nuove generazione e per permettergli di inseguire i propri sogni lavorativi non lasciandoli nel dimenticatoio. Per finire, è giusto affermare che gli adolescenti “hanno patito di più l’isolamento” come scrive il medico psicoanalista Luciano Casolari, ed è altrettanto giusto e corretto nei nostri confronti ricordarlo e parlarne perché se il futuro dell’Italia è realmente nelle mani delle nuove generazioni, esse vanno rispettate e tutelate affinchè possiamo urlare con più sicurezza e più verità la frase che da mesi ci rassicura “Andrà tutto bene!”.
Nicole Milani
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