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Scritto Giovedì 14 maggio 2020 alle 10:16

Robbiate: 16 giorni nel reparto covid con l'ossigeno, cercando aiuto con gli occhi


Sedici. È questo il numero dei giorni che Mario ha trascorso all'ospedale di Merate, lottando contro il COVID-19 e contro quell'improvvisa incapacità di respirare che la malattia ha portato con sé. Mario si è ammalato a marzo, e oggi ha voluto condividere la sua esperienza, raccontando di come le prime cure prestategli dal medico di base non abbiano sortito alcun effetto sulla febbre alta, e di come dopo aver contattato il numero di emergenza, gli operatori dell'autoambulanza abbiano deciso di procedere con il ricovero immediato. 
Oggi, dopo due tamponi negativi, Mario è finalmente guarito, e ha voluto prima di tutto ringraziare il personale dell'ospedale che "in quei giorni tremendi si è sempre dimostrato attento e disponibile".
Mi chiamo Mario.
Purtroppo come tante persone mi sono ammalato di COVID-19 lo scorso mese di marzo, ed ora sono guarito. Come sia successo non lo so ma è stata un'esperienza molto dura che tante persone non hanno la possibilità di raccontare.
All'improvviso mi è arrivata la febbre superiore a 38° ed il medico come da indicazione dei nostri virologi mi ha prescritto la tachipirina, ma dopo una settimana la febbre non è andata via.
Non mangiavo da una settimana perché non avevo appetito e mi sentivo sempre più debole. Dopo altri due giorni con l'antibiotico che mi ha dato il medico il respiro si è fatto corto e affannoso.
Abbiamo chiamato il numero di emergenza 1500 che ha attivato gli operatori sanitari che sono arrivati con l'autoambulanza e vestiti come si vede in televisione sono entrati nella mia abitazione.
Mi hanno controllato l'ossigenazione ed era molto bassa e constatato che respiro si faceva sempre più affannoso mi hanno messo la maschera con l'ossigeno e mi hanno trasportato in ospedale a Merate.
Dopo una lunga attesa dovuta ai tanti casi che c'erano in quei giorni mi hanno fatto il tampone, prelievi e radiografia.
Vista la gravità della situazione hanno deciso di mettermi il casco per aiutarmi a respirare.
Quando non avevo l'ossigeno mi sentivo soffocare come se stessi annegando. Il respiro è diventato ancora più corto e con gli occhi cercavo l'aiuto di qualche persona.
Dopo due giorni mi hanno confermato che era Covid-19, mi hanno trasferito in reparto ed iniziato la terapia con tante medicine di varia natura. Sono rimasto con la maschera per l'ossigeno per 16 giorni con varie gradazioni.
L'obiettivo dei medici, oltre a curare la broncopolmonite interstiziale con i medicinali è di farti riprendere a respirare autonomamente cioè "svezzarti dall'ossigeno", e questo lo fanno riducendo appena possibile la quantità di ossigeno che ti forniscono con la maschera.
Io ho iniziato con il 50% e poi sono sceso nei giorni successivi fino al 2%.
Il sedicesimo giorno mi hanno tolto l’ossigeno, e con il fisioterapista ho iniziato a fare degli esercizi per la respirazione. Io sono stato molto fortunato perché non ho avuto complicazioni in quanto non fumo, faccio attività sportiva e questo, i medici mi hanno detto che ha aiutato molto.
In questi giorni tremendi che ho passato ho avuto il conforto e la cura di tutto il personale dell'ospedale, sempre attento e disponibile. Per tutti loro un grazie di cuore.
Uscito dall'ospedale sono rimasto 14 giorni isolato in camera da letto in attesa di fare il tampone che fortunatamente è risultato negativo sia la prima volta che la seconda volta a distanza di una settimana.
L'altra mattina sono stato all'ospedale per fare gli esami per diventare donatore di plasma che dagli ultimi report sembra che sia la cura più efficace per chi è in gravissime condizioni.





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