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Scritto Mercoledì 13 maggio 2020 alle 09:31

Imbersago: come insegnante ho lavorato senza limiti di ora e ho sofferto il distacco

Buongiorno. Sono la maestra prevalente della classe quarta della Scuola Primaria “Stoppani” di Imbersago, citata in una lettera inviata da una madre di una mia alunna, sul vostro sito in data 09.05.20.
Vi scrivo per portare la mia testimonianza di insegnante, non per giustificarmi, in quanto ritengo che il mio operato non ne abbisogni, rappresentandovi, con non poca amarezza, che, onestamente, per l’impegno e la dedizione profusi, oltre quanto previsto dal mandato di insegnate con la DaD, non mi sarei mai aspettata una osservazione così denigratoria da parte di un genitore.
Il giorno 24/02/2020 la scuola di Robbiate è stata chiusa per il decreto a tutti noto: la settimana successiva alla chiusura è partita la DAD. Ognuno ha fatto quel poteva, in base ai propri mezzi ed alle proprie cognizioni così come nessuno dei docenti si è sottratto all’insegnamento, pur non essendo chiara la normativa in merito.
Insieme alla DAD che in un primo momento è stata affidata a Whatsapp ed al registro elettronico, ho personalmente seguito, di mia libera scelta, dei corsi messi a disposizione dalle case editrici. Inizialmente nessuno degli insegnanti sapeva che cosa realmente fosse la Dad, poichè mai aveva fatto esperienza diretta prima. Lo scopo principale della stessa sembrava essere quello di mantenere un contatto con i bambini, per cui personalmente non è mai stata una mera assegnazione di compiti e le ore impiegate a casa sono risultate di gran lunga superiori a quelle normalmente effettuate in presenza, essendo, in pratica, senza limiti di orario e calendario. Per caricare i materiali sul registro(essendo la piattaforma farraginosa e le connessioni in fibra purtroppo non ancora stabili) mi sono alzata alle 04:00 del mattino per un mese. Ho sempre risposto ai messaggi di tutti i genitori, a tutte le ore (del giorno e della notte) e soprattutto indirettamente ai bambini. Per loro le mie mail sono sempre state personalizzate. Mi sono prodigata a contattare telefonicamente personalmente i bambini che in un primo momento risultavano irraggiungibili, ipotizzando ciò che avessero potuto vivere in questa situazione di emergenza. Ho sofferto per i lutti che hanno colpito alcune famiglie, non potendo abbracciare e portare un aiuto concreto o una semplice parola di conforto. In presenza sarebbe stato più semplice risolvere per quanto possibile nel nostro”cerchio dell'ascolto” i dubbi, le perplessità, i dolori. Non poter vedere i loro occhi, non poter conoscere i loro pensieri con uno sguardo per me è stato un motivo di grande sofferenza.
Si è aggiunta a tutto questo la mia malattia, che per motivi di privacy non intendo qui approfondire, ma che non mi ha permesso di essere “presente” come avrei voluto.
Dopo tutto ciò che ho fatto, l’impegno profuso oltre ogni mio obbligo professionale, dopo aver lavorato anche durante le vacanze di Pasqua ed anche, talvolta, durante il periodo di malattia, mi sono ritrovata ad essere offesa nell’onore e nel decoro di insegnante sentendomi tacciata come autrice di un comportamento “scandaloso”. Sono oltremodo delusa e dispiaciuta nell'aver dovuto apprendere online cose che potevano essere espresse di persona, atteso il mio contatto quotidiano con i genitori, che mai in questi ultimi due mesi si sono lamentati di alcunché. Resta il fatto che il mio lavoro non è piacere ai genitori, ma insegnare ed educare, e dopotutto, nessuno, se non i miei alunni, possono affermare che io non lo sappia fare.

Concetta Giandomenico
Scuola Primaria di Imbersago
Classe IV


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