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Scritto Venerdì 08 maggio 2020 alle 17:19

Confindustria di Lecco e Sondrio

Gentile Redazione di Merateonline "All'ipotesi di riduzione e rimodulazione dell'orario di lavoro a parità di salario, anche utilizzando risorse pubbliche per la formazione, diciamo chiaramente no. Una proposta di questo genere, quando già prima dell'emergenza Coronavirus il Paese aveva gravi problemi di produttività, apporterebbe solo ulteriori danni al sistema delle imprese e ci farebbe tornare indietro agli slogan di almeno 40 anni fa, con ripercussioni negative generalizzate". (Merateonline di ieri, 07/0572020). Sono parole del Presidente di Confindustria di Lecco e Sondrio Lorenzo Riva dalle quali si evince chiaramente chi comanda realmente in Lombardia.Quanto conti la Regione Lombardia lo si è visto in occasione della mancata applicazione della 'zona rossa'nei comuni della cintura bergamasca e della Valle Seriana per le pressioni degli industriali ampiamente documentate dagli stessi sindaci delle zone interessate un mancato provvedimento da cui si è scatenata la catastrofe a tutti nota (un imprenditore agli operai distribuiva il "Vetril" per difendersi dal Coronavirus). Ricordo al Sig. Riva che a metà aprile, circa il 60% o addirittura il 70% delle aziende bergamasche del comparto manifatturiero non aveva mai interrotto le attività. Sempre a metà aprile sono state almeno 23mila le autocertificazioni e le deroghe presentate alle varie Prefetture della Regione; aziende, quindi, che lavoravano oltre la filiera dell'essenziale (fonte Istat). Nel comparto delle costruzioni (14 aprile) il 40% delle attività era già partito, altro che lockdown. E si potrebbe continuare. Basterebbero questi numeri per spiegare come mai la Regione Lombardia conservi tutti i più tristi primati dell'attuale emergenza pandemica, dal numero dei decessi a quello dei contagi. Certamente gli imprenditori non sono i soli responsabili della dèbacle sanitaria ( la Regione Lombardia è governata da anni da un ceto politico inadeguato, ne abbiamo un fulgido esempio a livello locale, anche l’opposizione non brilla)) ma l'arroganza con cui i vertici di Confindustria rispondono alle legittime esigenze di sicurezza che provengono da quelli che con insopportabile demagogia sono indicati come ‘ collaboratori'(gli operai) appare decisamente ripugnante. P.S. Le immagini dell'Istituto "F.Viganò" inviate in data odierna da un lettore sono emblematiche della situazione attuale della scuola, tra poco più di un mese siamo convocati(son un docente) in qualità di Commissari interni per esaminare in presenza i nostri studenti.Ad oggi ancora non c'è un protocollo di sicurezza, né linee guida chiare su come si dovranno svolgere i colloqui. Un esame che ritengo sarebbe stato meglio evitare, risparmiando denaro e tempo per organizzare con maggior efficacia il rientro a settembre. Ma anche su questo versante vige e domina quel maledetto slogan "andrà tutto bene", invece non va bene niente!
Alberto Magni, Olgiate Molgora
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