Scritto Mercoledý 19 febbraio 2020 alle 18:45

Merate, ex alcolisti incontrano gli studenti: Ultimo treno? Non esiste,ne arriva un altro

Storie diverse ma accomunate tutte da una rinascita personale ottenuta nonostante le grandi difficoltà vissute legate all'alcool. Sono quelle che gli studenti del Viganò hanno ascoltato nella mattinata di mercoledì 19 febbraio durante l'incontro con un gruppo brianzolo di alcolisti anonimi. Il silenzio che ha accompagnato ognuna delle testimonianze delle persone intervenute è stato la dimostrazione di quanto gli studenti siano stati colpiti dalle storie raccontate.

La prima è stata quella di Paolo. ''Il mio nome è Paolo, non bevo da un po' ma nonostante ciò continuo a frequentare i gruppi di alcolisti anonimi'' ha spiegato. ''Ho iniziato a bere tardi, in modo cosciente e volontario. Bevevo uno o due birre quando uscivo a mangiare una pizza con gli amici, niente di più. Avevo una morosa, ci siamo sposati ed è arrivato il primo figlio. Ci siamo trasferiti in Brianza per lavoro ed è arrivato anche il secondo. In tutto questo non mi ero reso conto che il mio bere cominciava ad aumentare e a diventare un appuntamento fisso della mia giornata. Sono arrivato a pensare che senza alcool non riuscivo a fare determinate cose, a lavorare e portare a casa lo stipendio. Era sempre più importante nella mia vita. Mi alzavo e mi chiedevo dove avessi messo la bottiglia''.

Le cose, ha proseguito Paolo, hanno incominciato ad andare male a tal punto da arrivare alla separazione con la moglie e ad accumulare debiti. ''Non avevo bevuto per buona parte della mia vita, per rovinarmi mi bastarono 7 o 8 anni di dipendenza'' ha spiegato. ''L'alcool era diventato il mio padrone. Al capolinea ci sono arrivato il giorno in cui mi hanno ricoverato in ospedale, una cosa che ritenevo umiliante perché ero molto orgoglioso di me e pensavo di poter risolvere tutto da solo, senza rendermi conto che vivevo un inferno. Sono uscito da lì con in tasca il numero degli alcolisti anonimi. Andai a Milano e trovai tanti altri che come me pensavano di essere gli unici ad aver rovinato la loro famiglia o ad aver accumulato debiti. Trovai anche chi stava peggio, ma era più felice di me. Una sera sentii parlare di alcolismo come di una malattia e da quel momento iniziai davvero a prendere sul serio la questione''. Ad aiutare Paolo ad uscire dalla sua dipendenza il programma del gruppo che pone tra gli aspetti principali quello di non prendere il primo bicchiere. ''E' il primo che scatena tutto, infatti noi alcolisti anonimi diciamo che un bicchiere è troppo, mille sono pochi''. Un programma del tutto diverso lo ha chi aderisce invece alle associazioni Al-Anon, cioè i gruppi dei famigliari di alcolisti. ''Sono moglie e mamma di un alcolista'' ha raccontato Mariagrazia. ''La mia vita era diventata impossibile da vivere. Non era altro che rivolta a mio marito, non sapevo più come comportarmi. Quando la sera ci radunavamo a cena calava il gelo. Io e i miei figli non sapevamo come sarebbe tornato a casa dal lavoro. Iniziai a perdere di vista i miei doveri di mamma. Ero sempre molto preoccupata e non riuscivo ad essere amorevole nei confronti dei miei figli. Piangevo spesso e gridavo con loro. Mio marito non è mai stato violento, usciva dal lavoro alle 17 e tornava alle 19 in pessime condizioni''. La svolta arrivò quando Mariagrazia e suo marito organizzarono un viaggio all'estero con alcuni amici. ''Avrebbe dovuto guidare all'estero e io avevo molta paura. Allora decisi che non saremmo andati e fui molto ferma. Gli dissi di affrontare il problema andando dal nostro medico che gli consigliò di rivolgersi agli alcolisti anonimi. La seconda sera, tornato a casa, mi disse che accanto a quella degli alcolisti c'era un'altra stanza dove si incontravano i famigliari. Aveva capito che anche io avevo bisogno di aiuto, perché la situazione mi aveva tolto la gioia di vivere. Andare agli incontri degli Al-Anon è stata la mia fortuna. Da 12 anni non beve più e io ho ripreso a fare la mamma. Mio figlio ha poi avuto più o meno lo stesso problema del padre e frequentando gli ex alcolisti ha smesso quasi subito e oggi, a 31 anni, ha un bellissimo lavoro, una compagna con cui sta bene ed è molto soddisfatto di sé stesso''.

Nonostante non fosse la prima volta che saliva su un palco e rivelasse il suo passato di fronte ad un buon numero di giovani, Sara ha esordito senza nascondere che a causa dell'emozione stava tremando. ''Timida lo sono sempre stata, ma quando ero più giovane trovai un espediente per non farlo vedere agli altri'' ha raccontato. ''Quel rimedio si chiamava alcol. Andavo a ballare a vent'anni e i 'cuba' andavano a nastro. Ho perso entrambi i genitori che ero molto giovane e la compagnia l'ho trovata tardi, quando capii che il modo più veloce per farsi amici era essere estroversa. A me le droghe non interessavano, era più semplice bere tanto. Un giorno, come se nulla fosse, anziché farmi un caffè alla fine del lavoro mi sono presa una birra piccola e lì è iniziata un'escalation che mi ha portato a toccare il fondo. Mi ritrovai completamente alienata dalla vita e non sapevo più se ero al mondo o cosa. Spillavo soldi a mio fratello ed ero arrivata a non sognare nemmeno più la notte. Era come se il cervello non mi funzionasse più, figuriamoci il cuore. Oggi ringrazio ogni volta che le incontro le persone che hanno fatto una segnalazione su di me agli assistenti sociali. Trascorsi sei mesi in una comunità e fu lì che conobbi gli alcolisti anonimi, dei quali faccio tutt'ora parte''. E' stato con la testimonianza di Sara che agli studenti è arrivato il vero messaggio che l'associazione della quale fa parte vuole mandare a chi abusa di alcol. ''Oggi ho 41 anni e sono serena'' ha spiegato. ''Ho il mio lavoro quando tutti pensavano che non lo avrei mai trovato e non è vero che quando passa l'ultimo treno è finita, ce n'è un secondo, un terzo. Basta trovare il coraggio di sapersi affidare agli altri''.
A.S.
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