Scritto Sabato 29 giugno 2019 alle 10:10

Olgiate: Landini alla festa della CGIL parla di crisi aziendali (Husqvarna e Maggi), di politiche mancanti e di immigrazione

Il tono è quello di chi scalda le folle, a prescindere. Sarà che le domande rivoltegli lo hanno condotto quasi sempre a parlare di un mondo del lavoro disgregato (e non solo quello), verso il quale mancano politiche incisive e che ha bisogno di tornare protagonista nel canovaccio di chi governa. Temi che lo scaldano in men che non si dica. Come quando gli viene chiesto che cosa ne pensa delle crisi industriali che hanno colpito due importanti industrie lecchesi, la Husqvarna di Valmadrera e la Maggi Catene di Olginate.

Maurizio Landini, segretario generale CGIL, ospite alla manifestazione ''Diritti alla Festa'' ad Olgiate

Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, ospite della manifestazione ''Diritti alla festa'' che il sindacato non organizzava nel meratese da ben 20 anni, anche in questo caso ha trovato lo spunto per riflettere rispetto ad una situazione che ''è sotto gli occhi di tutti''.

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''E' evidente che siamo di fronte ad un rallentamento. Il punto centrale è andare a prendere i soldi dove ci sono (l'Europa, come ha poi spiegato più tardi durante la serata, ma a patto di presentare un piano di investimento industriale degno del suo nome, ndr). Serve poi tornare ad avere un'idea precisa della politica industriale che si vuole fare, cosa che non ha l'attuale governo e che è stato il limite di quelli precedenti''. Il pubblico dell'Area Nava, a San Zeno di Olgiate, all'ex segretario generale della FIOM e oggi leader della CGIL ''intera'' ha riservato un'accoglienza da vera rockstar. Abbracci e strette di mano al suo arrivo, lunghi applausi mentre si avvicinava al tavolo dei relatori e la sua presenza veniva annunciata dal segretario generale della CGIL di Lecco Diego Riva.

La semplicità con cui Landini passa dalla pacatezza al trascinante/vulcanico è stata messa alla prova dal giornalista Massimo Rebotti sin da subito. La prima domanda ha riguardato infatti le vicissitudini della Sea Watch e se la decisione della comandante Carola Rakete di forzare il blocco in barba alle leggi italiane non sia, oramai, soltanto una battaglia di minoranza. ''Quando quella signora di colore si è seduta in un posto riservato ai bianchi ha contestato una cosa che non stava in piedi oppure no?'' ha risposto Landini chiamando in causa Rosa Parks. ''Trovo singolare questa cosa, evidenziata di recente anche dal sindaco di Lampedusa che non mi pare rappresenti neppure il centrosinistra, a proposito di minoranza. Che differenza c'è tra la Sea Watch e tutte le altre imbarcazioni più piccole che nel frattempo hanno potuto tranquillamente sbarcare migranti? Bisogna smontare le balle che ci stanno raccontando, perché questa della difesa dei porti è tutta una battaglia elettorale. Prendiamo i dati ISTAT, non quelli della CGIL. 120mila giovani italiani vanno all'estero a trovare lavoro contro i 90mila migranti che raggiungono l'Italia spesso per ricongiungimento famigliare. All'estero non mi pare che abbiano fatto le barricate, usano la nostra intelligenza per far migliorare i loro paesi. Da noi ci sono però 5 milioni e mezzo di extracomunitari che lavorano e pagano i contributi. Siccome nei loro paesi non potranno mai riprendere quello che hanno versato restano da noi. Perciò basta con la storia che ci portano via il lavoro. Se ce n'è poco è perché non ci sono investimenti e le aziende sono costrette a delocalizzare''.

Sarebbe decisamente più saggio, secondo Landini, se chi è al Governo cominciasse a pensare seriamente a recuperare i 120 miliardi di euro evasi nel Paese e impedire a chi sfrutta figure come i braccianti ad alimentare il lavoro in nero. La ''chiacchierata'' con Rebotti nel pratone dell'Area Nava ha poi assunto tutta un'altra piega quando il giornalista del Corriere della Sera ha chiesto al sindacalista se fosse ormai finita l'epoca della contemporanea presenza tra la tessera CGIL e il voto alla Lega.

Il giornalista Massimo Rebotti

''Io percepisco questo fatto: in questi anni la rottura tra il mondo del lavoro e la rappresentanza politica è stata netta, drammatica. La Lega e i 5 Stelle si sono inseriti in questa rottura ed oggi raccolgono consensi da tutte quelle persone che si sono sentite lasciate da sole da chi ha governato in precedenza. La reazione è di questa natura in misura maggiore nelle periferie, dove oltretutto mancano i servizi. Non sarà il sindacato a dire chi la gente dovrà votare, ma così come il sindacato afferma che il Job Act era sbagliato, così guarderemo a questo governo con due forze politiche in concorrenza e vedremo cosa saranno in grado di fare''.

Il tema del rapporto tra sindacato e l'attuale Governo giallo-verde ha preso sempre più piede nel dibattito. Rebotti ha infatti chiesto a Landini come intende rapportarsi con i due viceministri diametralmente opposti tra loro.

''Di Maio è forse il più vicino al vostro modo di vedere le cose, come quando batte i pugni sul tavolo per i lavoratori di Foodora, ma Salvini sa far di conto e spara sempre più in alto, chiamando in causa Whirlpool e Ilva. Lei Landini con chi sta?'' ha chiesto il moderatore.

''Io sono per smetterla di farci prendere in giro da un governo che si fa l'opposizione da solo'' ha ribattuto deciso il segretario generale della CGIL. ''Per la prima volta ci troviamo con un segretario di partito che è anche Ministro dell'Interno. Anche Di Maio è leader e allo stesso tempo Ministro del Lavoro. Io forse sono limitato, ma da quando lavoro più di una cosa alla volta non sono riuscito a farla. Forse l'essere in due li deresponsabilizza, ma se uno è al governo ha il dovere di trovare soluzioni. So però che ancora non hanno voluto discutere con i sindacati. Salvini avrà anche preso 9 milioni di voti. Noi come CGIL, CISL e UIL abbiamo però 12 milioni di iscritti, e non sono persone che ti votano ogni 4 anni, ma che ogni mese rinnovano pagando il loro supporto alle organizzazioni. Perciò un certo peso lo abbiamo e quando ci ignorano, ignorano milioni di persone''.

Landini con Francesca Seghezzi della segreteria di CGIL Lecco e Diego Riva, segretario generale CGIL Lecco

Landini è quindi stato chiamato a dire la sua rispetto alla tematica dell'autonomia differenziata, partendo dal presupposto che in una Regione come la Lombardia in tanti la vorrebbero, tanti sono anche quelli che in tasca hanno una tessera della CGIL e magari non si rendono conto di quali effetti avrebbe sulla già netta disgregazione in atto su più fronti nel Paese.

Con i metalmeccanici

''Io non sono contro l'autonomia in sé dal momento che è prevista dalla nostra Costituzione. Il punto è che qui si sta spacciando l'autonomia per un qualcosa che divide ancora di più e spacca il paese. Ma il paese è già spaccato. Questa dell'autonomia è perciò una bugia che ci porterà lontano dall'Europa vera che ci può aiutare a combattere veramente contro gli errori commessi. Ad Osaka in questi giorni si riunirà il G20, ma come sappiamo sono due le Nazioni che quando discutono possono cambiare davvero qualcosa: Cina e Stati Uniti. Oggi senza la prima non fai nulla, e i secondi stanno cercando di difendere il loro primato. Perciò noi non possiamo pensare di combattere queste potenze dividendoci ancora di più. Lo abbiamo visto anche nelle industrie. Quali sono quelle che più si sono difese durante la crisi? Quelle che hanno fatto rete e hanno esportato i loro prodotti. La mia obiezione principale all'autonomia è perciò questa: smettiamola di raccontare che un mondo chiuso nel suo cerchio funziona meglio, perché non è vero''.

Lo stand di libri usati di Officina Donna, associazione olgiatese

Rebotti ha concluso chiedendo a Landini come mai, durante il dibattito, abbia così tante volte dato ad intendere che i sindacati, unitariamente, sono pronti ad indire uno sciopero generale dei lavoratori, ma senza mai citarlo veramente, domandando inoltre che cosa deve accadere in Italia perché ciò avvenga. ''Se non l'ho mai menzionato è per rispetto del percorso avviato con CISL e UIL e nei confronti di chi il suo sciopero lo ha già fatto. Se indici uno sciopero di quella portata, devi essere certo che serva ad ottenere qualcosa. Non lo si fa tanto per farlo. Se questo Governo ha intenzione di approvare la legge di stabilità senza ascoltarci e se non cambia politica, allora io non escludo che utilizzeremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per cambiare le cose''.
A.S.
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