Scritto Luned́ 29 maggio 2017 alle 19:15

Il diritto al divertimento secondo Marco

Buongiorno,
è domenica mattina, la catastrofe è passata, tocca fare il conto dei morti delle case crollate, dei suicidi e di tutto quello che segue una festa come l'holy trip.
se metà dei borbottamenti che si son succeduti PRIMA dell'evento fosse incanalato in qualcosa di sociale e costruttivo avremmo sicuramente un PAESE (perché Merate è un paese, dal punto di vista sociale che dei servizi/eventi) migliore, più efficiente e magari, perché no, senza buche sulle strade.
Un pensiero va ai bacchettoni preventivi: ma voi che infanzia/adolescenza avete fatto? perché volete/dovete vietare qualunque cosa a chi si voglia divertire? C'era in vendita la birra ed altri alcoolici/superalcoolici che si voglia, va bene, allora chiudiamo anche le pizzerie, i ristoranti, i bar e qualunque supermercato che commerci in alcool.
c'era la musica, alta a prescindere per carità, ma allora estirpiamo le autoradio, l'altoparlante dell'ombrellaio, e anche le campane (cosa che qualcuno sta già tentando di fare).
E poi non trascuriamo il traffico, scherziamo??? le strade devono essere sempre libere, che se troviamo un trattore, un camion, un'ape car che ci rallenta diventiamo tutti scaricatori di porto, figuriamoci!
Amo il mio Paese (Merate) ma amo meno la mentalità ristretta dei suoi abitanti, proibizionista e probabilmente anche invidiosa. Quando d'estate i paesi del circondario scendono in piazza a festeggiare con eventi più o meno culturali (sappiate che divertimento alle volte potrebbe non coincidere con cultura, non tutti si divertono leggendo Guerra e Pace) Merate si chiude a riccio, gli sceriffi del proibizionismo scendono in piazza (fisica e mediatica) a fare i moralizzatori.
Poi si tutti hanno il diritto di riposare, il sindaco e la giunta sono incapaci (allora candidatevi voi mi permetto di suggerire), bla bla bla.. tutte ottime ragioni, ottime come quelle di chi organizza una festa, ottime come quelle di chi vuole andare ad una festa.
è stato gestito male l'evento? non credo.
Si poteva gestire meglio? Sicuramente, come tutte le cose sono migliorabili.
Ma non ho visto nè Babilonia, nè Sodoma e Gomorra e tantomeno l'apocalisse.
una festa, di una notte.
Che è già finita, gli sceriffi moralizzatori invece ancora devono iniziare, e non sarà solo per un giorno ahimè.
non me ne vogliate, ma io vado a bermi un birra fresca visto il caldo che fa e prima che decidiate di far chiudere tutto quanto in questo nostro bel paesino di Merate.
 
Marco

Partiamo da questa lettera per condividere con voi lettori qualche riflessione. E magari stimolare un dibattito. Non tra favorevoli e contrari alla manifestazione denominata Holi Trip, ma proprio sul contenuto della lettera e a quello che esso rappresenta come spunto sociologico. Il denominatore comune di questa lettera - come di altre del medesimo tenore - si fonda sul punto del "Divertimento". Ecco, la parola d'ordine attorno alla quale ruota ogni pensiero è "Divertimento".
 
-     Infanzia/adolescenza. Siamo stati tutti quindicenni. Ci siamo divertiti, in qualche caso abbiamo fatto tardi la notte e qualcuno di noi ha pure bevuto una birretta. Ma bastava un richiamo di un adulto per cambiare strada, abbassare la voce, evitare di gettare per terra la bottiglietta vuota. Possiamo dire la stessa cosa oggi?
-    C'era la musica alta a prescindere. A prescindere da cosa? La convivenza civile si basa sul rispetto delle regole. In questo caso le regole sono contenute nel piano di zonizzazione acustica. Il Sindaco ha derogato da 50 a 80 decibel e probabilmente nella postazione Arpa, dentro una villetta, il limite è stato rispettato. Ma per una pura coincidenza astrale gli organizzatori, diversamente dalla prima edizione, hanno posizionato gli amplificatori nella direzione opposta (guarda che caso....!) e difatti diverse rilevazioni con strumenti assai affidabili hanno confermato ripetuti sforamenti oltre 100 decibel.
-    Il traffico, l'amico Marco sostiene che basta un trattore a generare code. E ma c'è un problema non da poco: il diritto pubblico - e parliamo di centinaia di automobilisti - è stato sacrificato per il divertimento privato. Se il concetto venisse mutuato da altre associazioni o imprese e esteso andremmo incontro a conflitti tutt'altro che irrilevanti. Torna dunque il principio basilare del diritto romano "...honeste vivere, alterum non laedere..." tradotto in chiave moderna da Martin Luter King "La tua libertà finisce dove inizia la mia". Marco mette sullo stesso piano i diritti di chi organizza feste e di quanti le frequentano con i diritti universali. Ma non è così. Anzi, i primi mortificano i secondi. E non viceversa. Dalle autoradio non escono 75mila watt, mentre la musica sabato era udibile in centro Merate come a Robbiate. Poi siamo d'accordo che si debba assicurare anche parentesi di puro divertimento a giovani e giovanissimi che, fortunati loro, sono la prima generazione che - nella media - è nata nell'opulenza e avendo tutto ciò di cui hanno bisogno vedono nel puro divertimento la sola esigenza da soddisfare.
 
 
Aggiungiamo di nostro altre due considerazioni:
 
1) la location non è idonea per un evento così di massa, crediamo sia di tutta evidenza e ancora oggi non riusciamo a comprendere le motivazioni dell'assenso dato sia dal Comune sia dalla Commissione provinciale. Se ne trovi un'altra distante dai nodi stradali primari come la SP 54 e 342 dir. Per la miglior tutela dei ragazzi e degli automobilisti che transitano su tali arterie.
 
 
2) il Comune dovrebbe cortesemente far sapere quanto ha "rifatturato" agli organizzatori per il servizio d'ordine. Possiamo sbagliarci ma alla festa delle medie, con via Manzoni invasa da alunni, non abbiamo scorto una divisa. A bloccare le strade pubbliche si sono piazzati quattro agenti con i mezzi oltre a pattuglie di carabinieri. E' forse diversa l'incolumità degli studenti rispetto a quella dei partecipanti alla festa colorata? Ogni mattina via De Gasperi è soffocata dalle auto ma raramente si scorge una pattuglia della polizia locale a regolare il traffico. Eppure anche lì vanno e vengono centinaia e centinaia di studenti. Qualcosa non torna, prendiamone atto e le minoranze cerchino di capire......!
 
 
In conclusione quello che Marco, evidentemente, stenta a capire è che nessuno vuol impedire il divertimento fine a se stesso, purché esso sia rispettoso di regole condivise e diritti altrui. Altrimenti la convivenza si fa complessa e conflittuale. Tutto qui, non ci sono né bacchettoni né sceriffi, ma solo persone che hanno vissuto abbastanza a lungo da sapere che le piccole trasgressioni impunite con gli anni diventano sempre più grandi. E come dice una lettrice: ai nostri tempi incrociando un adulto si scendeva dal marciapiede mentre oggi a scendere è proprio l'adulto. Qualcosa nel meccanismo socio-generazionale non funziona più. Ora, non si dice di tornare al "sabato fascista", fondato sull'armonia del corpo e dello spirito al motto di ordine e disciplina ma tra la camicetta bianca e la gonna nera di ieri e le mezze magliette e mini gonne di oggi il salto è decisamente notevole. E il paragone è solo una metafora del tipo di educazione e comportamento di ieri e di oggi.    
Claudio Brambilla
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