Scritto Mercoledý 30 marzo 2016 alle 21:43

Merate: ricomincia da zero il processo per truffa alla sedicente curatrice fallimentare

La partenza del giudice Gian Marco De Vincenzi e il successivo - legittimo - mancato assenso del difensore alla rinnovazione del dibattimento mediante lettura degli atti hanno fatto ricominciare da capo il procedimento penale - apertosi nel 2014 - a carico di Sonia Davalle e Michele Missoli, moglie e marito meratesi - al momento irrintracciabili all'estero - chiamati a rispondere, a vario titolo, di "truffa" e di "contraffazione del sigillo dello Stato e uso del sigillo contraffatto" ai sensi degli articoli 640 e 476 del codice penale, per fatti risalenti a prima del 2009. Innestato dunque il fast rewind, si è aperto quest'oggi il "processo bis" al cospetto del giudice Nora Lisa Passoni. Uscita di scena, in questa parentesi temporale, invece l'originale terza imputata: Roberta Bottini, infatti, assistita dall'avvocato Viviana Bove, ha optato nel frattempo per il patteggiamento con tanto di stralcio dunque della sua posizione rispetto a quella dei coniugi difesi invece, d'ufficio, dall'avvocato Patrizio Valsecchi. Proprio quest'ultimo nella tarda mattinata odierna ha torchiato, in controesame, le prime due presunte persone offese chiamate a ri-testimoniare dalla pubblica accusa, sostenuta in aula dal viceprocuratore onorario Pietro Bassi. Come già nelle passate udienze - di cui il nuovo giudicante nulla conosce - ancora una volta l'attenzione si è focalizzata quasi esclusivamente sulla figura di Sonia Davalle, la presunta curatrice fallimentare che - stando al quadro accusatorio - avrebbe "fregato" le sue ignare vittime promettendo loro beni a suo dire messi all'asta a prezzi concorrenziali, ricevendo così delle cospicue somme di denaro senza però poi corrispondere alcunché. "La credevo un'amica" ha affermato nuovamente una giovane mamma di Merate, raccontando di aver conosciuto l'imputata nel 2008 all'asilo frequentato da entrambi i loro figli (struttura presso la quale la Davalle avrebbe anche promosso un "servizio fotografico" fatto pagare ai genitori dei piccoli iscritti senza poi consegnare loro le foto richieste). "Abitavo da poco in città e all'epoca non avevo nessuno: lei era molto coinvolgente, carina, disponibile" ha proseguito la teste, raccontando di aver perfino prestato la propria auto alla conoscente e di essersi offerta di curare i suoi bambini quando si diceva presa da impegni lavorativi. "Credevo facesse la curatrice fallimentare. Una volta ha portato anche me a Monza, per farmi vedere. Sembrava davvero lavorasse lì, ha citofonato e le hanno aperto. Solo poi ho capito che tutti in realtà potevano accedere... Siamo andate perché dovevo lasciare dei soldi a un suo collega curatore per l'acquisto di alcune cose. Lui però quel giorno non c'era. C'era invece una segretaria ma Sonia ha detto di non fidarsi di quella donna perché era appena stata assunta così poi i soldi li ho lasciati a lei...".
40.000 euro la cifra - in più "rate" e per fare affari anche a nomi di conoscenti - data dalla meratese e del compagno (un imprenditore al momento in viaggio per lavoro la cui audizione è stata dunque rinviata ad una prossima udienza). Una Porsche, una barca, televisori: tutto sembra essere alla portata, nulla è mai arrivato. "Abbiamo anche risarcito noi dei colleghi di mio marito, per dovere morale visto che la Davalle gliel'avevamo presentata noi". Una scelta, questa, condivisa anche da un pavese che con molta fatica - "per due anni ho vissuto in uno scantinato senza riscaldamento" - sta restituendo ad un amico i 51.000 euro che lo stesso avrebbe dato all'imputata, anch'egli per comperare beni mai arrivati a destinazione.
"Ho conosciuto Sonia Davalle in una circostanza lavorativa" ha spiegato il testimone che, nel 2007, anno del primo contatto con la meratese, si occupava di recupero crediti per conto di una banca presso la quale era emerso uno "scoperto" in capo alla donna poi firmataria di un piano di rientro per ripianare lo stesso. "A distanza di tempo mi ricontatta: a tutti dicevo che il mio lavoro non mi piaceva, che non era bello campare sulle disgrazie altrui. Mi chiede se potessi essere interessato ad una collaborazione.... Mi proponeva di fare fa tramite con talune persone che stavano attendendo beni da lei". E qualche telefonata, l'uomo ha ammesso di averla fatta per comunicare proprio al marito della signora sentita quest'oggi prima di lui un ritardo nella consegna della barca già pagata e per tranquillizzare un anziano circa la disponibilità della 500 di cui non riusciva ad ottenere le chiavi. Al contempo, anche egli stesso, avrebbe suo malgrado messo in contatto dei conoscenti con la presunta "incaricata del tribunale" alla quale avrebbe anche recapitato delle buste di denaro - senza sapere l'esatto contenuto delle stesse - collettate tramite giri di amicizie sempre per l'acquisto di vetture, gioielli, orologi o altri beni di "provenienza fallimentare".
Dubitando della versione resa dal teste, l'avvocato Valsecchi ha provato più volte a domandare allo stesso se non avesse mai avuto dubbi sugli "affari" dell'imputata. "Sarà per ignoranza, sarà per sprovvedutezza ma per me era tutto lecito e regolare..."
Per una seconda "informata" di audizioni di presunte persone offese si tornerà in Aula il prossimo 28 giugno.
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