Scritto Mercoledì 16 marzo 2016 alle 17:27

Accadeva 30 anni fa/39, 17 febbraio-10 marzo: caccia al mostro. L’efferato omicidio ne ricorda un altro (1966) rimasto impunito

La fine del mese di febbraio del 1986 è caratterizzata da due vicende assai diverse fra loro: 1) la caccia all'assassino che ha ucciso e fatto a pezzi una donna, il cui tronco, privo di testa e arti inferiori era stato ritrovato qualche giorno prima nelle acque morte della centrate elettrica di Trezzo D'Adda; 2) la discussione, a tratti molto accesa, sulla "bretella", quel tratto stradale che, secondo regione Lombardia, doveva collegare Usmate a Nibionno per consentire il trasferimento rapido del traffico veicolare proveniente dalla tangenziale Est - che allora terminava a Vimercate - alla Vallassina anche detta "superstrada" per Lecco e alla 342 per Como.  A margine emerge in tutta la sua gravità il fenomeno dei suicidi. Il 16 febbraio un meratese di 78 anni si era tolto la vita. Il quinto suicidio in meno di due mesi. La serie tragica era iniziata il 20 gennaio: un colpo di pistola alla tempia chiudeva l'esistenza di una 57enne di Robbiate. Otto giorni dopo un pensionato meratese di 78 anni si gettava dal balcone. Il 6 febbraio un quarantenne si toglieva la vita con un colpo di pistola al cuore. Il 12 febbraio un 28enne meratese moriva dopo essersi gettato nelle acque del lago di Como. E, infine, il pensionato 78enne. Il dibattito si accende anche perché nel 1985 si erano registrati 11 suicidi nell'area del meratese, quattro dei quali dal ponte di Paderno. Esattamente come nel 1984: a fronte di 10 persone che si erano tolte la vita, 4 avevano scelto il San Michele per concludere la corsa terrena. Già allora, accanto a sociologi e psicologi si parlava di come impedire alle persone di gettarsi dal ponte. Un confronto che non approdò a nulla, proprio come a nulla sono servite le reti metalliche piazzate oggi tra la linea della carreggiata e la ringhiera del San Michele.

Il ponte San Michele

Intanto polizia e carabinieri danno la caccia al mostro che aveva ucciso e fatto a pezzi una donna. Scarse le informazioni ottenute con l'autopsia. Il taglio della testa è apparso netto, così come quello degli arti inferiori. Così le domande si rincorrono: chi è la donna? Chi è l'assassino? Perché una efferatezza del genere? Come mai il mostro non voleva che si trovasse il cadavere? In effetti il ritrovamento del tronco era stato dovuto a una casualità: il carrello di trasporto dei rifiuti nella discarica era momentaneamente guasto, un operaio nello spostare un sacco si era accorto che conteneva qualcosa di anomalo. L'assassino comunque si era cautelato dal rischio del ritrovamento del tronco facendo sparire la testa. La vicenda aveva richiamato alla memoria un omicidio rimasto impunito avvenuto nel 1966. Una quarantenne stava tornando a casa da Paderno verso Cornate in bicicletta, quando uno sconosciuto in auto le si era accostato e le aveva sparato un colpo di rivoltella alla testa. La poveretta era morta dopo qualche ora. Le indagini, durate anni, non avevano avuto alcun esito.


La centrale idroelettrica di Trezzo d'Adda

Continua anche il confronto tra i sostenitori e avversari della "Bretella". A Merate Domenico Galbiati, papà dell'attuale sindaco di Casatenovo Filippo guida il fronte del sì forte dell'appoggio di Battista Albani e della gran parte dei sindaci del meratese. A Casatenovo il Comitato guidato da Giovanni Restelli schiera geologi, architetti, agricoltori e florovivaisti tutti contrari a quell'arteria il cui progetto prevedeva l'attraversamento di Missaglia da Usmate, in un'area destinata a diventare Parco del Molgora e, più avanti del Curone, di Casatenovo, anche qui in zone agricole fino a scendere dietro Cassago e Cremella per agganciarsi alla Vallassina a Nibionno. Anche i partiti - che allora erano l'architrave anche dell'amministrazione locale - prendono posizione: la Dc è per il sì, Psi e Pci per il no.


  Viganò, Giovanni Restelli e Maurizio Spada

Giovanni Battista Albani, Gianni Verga e Domenico Galbiati

Merate si sveglia di soprassalto la notte del 26 febbraio per un attentato all'ex "Pub '83" di via Parini. A bruciare era stata l'auto di una signora di Lecco intenzionata ad acquistare il locale, chiuso dall'autunno precedente dopo una rissa violentissima e una serie di altri episodi oscuri. Evidentemente il sottobosco della malavita locale non voleva che il Pub riaprisse.

Il Consiglio comunale nomina il primo Comitato di Gestione della riserva lago di Sartirana. Ne fanno parte il sindaco, d'ufficio, un assessore, in quel caso Battista Albani, quattro consiglieri, due di maggioranza e due di minoranza e altri quattro esponenti di associazioni. Il primo Comitato, oltre che dal sindaco Romerio e dall'assessore Albani era composto da Paolo Carena e Roberto Sella per la maggioranza; Attilio Biondi (Pri) e Alberico Fumagalli (Psi) per la minoranza più Romano Spada (ProMerate), Mario Bellani (Cooperativa Lago), Ezio Colombo (pescatori) e Luigi Panzeri (cacciatori).
 

Alberico Fumagalli, Attilio Biondi, Roberto Sella, Paolo Carena
 
In città riparte il dibattito sulla tenenza dei carabinieri. Casatenovo reclama il presidio in vista della costituzione (che in realtà si rivelerà assai lontana nel tempo) della provincia di Lecco, perché più centrale tra i due circondari; Merate insiste disponendo già anche di un'area in via Bergamo, in precedenza destinata alla nuova caserma dei vigili del fuoco, ancora accasati nell'angusto spazio di piazzetta San Bartolomeo. Il Prg individuava già una zona per pubblici servizi in via Turati, prima che si costruissero i condomini e si aprisse via degli Alpini. Il comando dei vigili del fuoco di Lecco aveva espresso parere favorevole a via Turati anche perché più facilmente raggiungibile dai volontari.

La caserma di Via Gramsci

A Robbiate si inaugura il mercato settimanale del venerdì: 29 bancarelle dislocate lungo via Fumagalli. A Montevecchia la pressione popolare sta ottenendo il risultato sperato: sarà finalmente aperta una farmacia. A Olgiate Molgora 235 cittadini chiedono all'amministrazione comunale guidata dall'avvocato Renato Cogliati l'apertura di un asilo statale. A Rovagnate il dottor Franco Agliati, medico condotto da quasi cinquant'anni, va in pensione. E a Cernusco - notizia davvero d'altri tempi - il comune assume ben dieci persone. Il personale in servizio presso il ristrutturato Palazzo Borgazzi passerà da 13 a 23 unità. Altro che blocco delle assunzioni.

39/continua

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