Scritto Marted́ 21 aprile 2015 alle 15:28

Noi uomini dell’Occidente così ricchi e così fragili

Editoriale pubblicato il 1° ottobre 2001 a firma Alberico Fumagalli.
Oggi, più di ieri, di estrema e tragica attualità.



Il flusso di migranti, siano essi esuli o clandestini, di cui sono piene pagine e immagini degli organi di informazione per le tragedie che lo accompagna, vorrei fosse chiaro anche alle menti più ottuse che è destinato a durare ed a aumentare sino al giorno in cui nei Paesi dell'Africa sia mediterranea che oceanica saranno ristabilite dai governi locali minime condizioni di vita. La prima preoccupazione di ogni governo, occidentale e non, dovrebbe essere la garanzia di vita dei propri cittadini per la semplice ragione che il vero patrimonio di una nazione è costituito dai singoli esseri umani che ne costituiscono la comunità. E un'ultima cosa dovrebbe trovare spazio sotto gli elmi che molti indossano senza rendersi conto della compressione dell'intelligenza che ne deriva. Non esistono Paesi o Regioni che possano affrancarsi dal destino del mondo. Nessun muro o reticolato può costituire difesa dall'esplosione della miseria, della malattia, dell'ingiustizia e del disprezzo della vita umana.  Le ultime due righe dell'articolo che scrissi all'indomani dell' 11 settembre 2001 concludevano in questi termini:  "Eppure mentre tutti gli occhi sono puntati a Oriente continuiamo a non vedere l'Africa che è più vicina e attende. Per ora".


Miseria, possibile che in tema di terrorismo vero e presunto la cosa più intelligente l`abbia detta Giuliano Urbani poche sere fa in tv a un Bruno Vespa che a furia di stropicciarsi le mani si procurerà un eritema solo per poter annunciare in prima serata di essere vittima di un attentato e agguantare Emilio Fede nella top ten degli anchor man nostrani nel mirino di chissà chi? A Vespa che chiedeva quali difese avesse predisposto il governo contro il pericolo di attentati batteriologici il ministro dei beni culturali, fra un tic e una risatina compassionevole, ha risposto papale, papale "Mi consenta almeno di non svelare i nostri piani al nemico!" Una battuta fulminante da premio Pulitzer e il tonfo della terza porta sbattuta in faccia al giornalista principe di rai uno è rimbombato fino allo scantinato della redazione di Liberazione.
Urbani a parte, il resto è desolazione, culturale prima ancora che politica. Chi scrive non è nessuno, legge i giornali come tante altre persone, prende atto che un giorno si e uno no l`economia americana accelera o recede, che in Italia la produzione industriale s`impenna o rallenta, che in Medio Oriente se una sera ti affacci alla finestra di casa per guardare il tramonto la luce te la spegne un cecchino, che in Borsa Orso e Toro copulano che è un piacere e che la signora Anna Oxa inanella nuovi look e nuovi amori, ma cribbio un briciolo residuale di dignità se lo ritrova ancora, a ben cercare, in fondo alla tasca dei pantaloni, tra la lanuggine e un appunto sbiadito.
Ma che cos`è questo piagnisteo generale, questa paura generalizzata, questa improvvisa psicosi di vedere terroristi dappertutto, pericoli ovunque, facce strane ad ogni angolo. Ci mancava anche il disastro aereo a Linate e il predicozzo del cardinale Martini al seguito. Ma all`illustre porporato nessuno ha mai riferito del grado di negligenza, lentezza, casualità, fatalismo e per fortuna anche di abnegazione, generosità, intuito che regolano ogni atto quotidiano della vita umana? Quanto anni sono trascorsi dall`ultimo incidente aereo a Linate? E quanti aeromobili hanno solcato e solcano i cieli ogni giorno e ogni notte dall`invenzione dell`aereoplano. Migliaia, milioni? E il calcolo della probabilità dove lo mettiamo? Il fatto che le disgrazie non viaggiano mai da sole lo sanno anche le galline. Vogliamo trasformare anche questi misteriosi abbinamenti in spettacolo commendevole per gente bisognosa di comprensione e di conforto? Adesso attendiamoci in ordine sparso un incidente ferroviario (con sospetto), un incendio in galleria (con sospetto), una fuga di gas questo inverno in una Cattedrale (con sospetto) e, infine, (ma siamo solo alla prima puntata) una diffusione germinale nelle corsie di un ospedale pubblico (con sospetto). Eppure anche prima dell`11 settembre i controlli negli aereoporti erano in funzione, i servizi segreti erano stipendiati, la "madre di tutte le battaglie" annunciata e solo temporaneamente abbandonata, il signor Bin Laden noto e temuto, il signor Ariel Sharon pure noto e temuto. Il primo schizzoide, il secondo sprezzante. Certamente antitetici, ma con almeno un punto in comune: il concetto della sfida fine a se stessa. I massacri in Algeria, perpetrati a migliaia con mutilazioni orrende, sono precedenti l`11 settembre. Quando ne parlava Radio Radicale tutti zitti, quando ne ha parlato Zapping su rai uno si sono raccolte decine di migliaia di firme. Bell`esempio di coraggio virtuale. Idem per la pena di morte. Se ne parla Emma Bonino una clacque, se ne parla il dottor Aldo Forbice l`apoteosi. E se poi arriva Oriana Fallaci che, con la regola del bastone e della carota, della carezza nel pugno e dello schiaffo scivolato, canta anche ai sordi il culmine dell`occidentale indignazione è raggiunto. Siamo tutti pronti per il secondo grande attentato. Dove arriverà, quando arriverà, quanti ne saranno colpiti?
E` già arrivato e ha preso tutti. E` la paura, che si cerca di esorcizzare parlandone anche a sproposito. Beviamo ogni opinione come singole stille di una verità interpretativa dei fatti alla quale aderiamo, ma che sentiamo incompleta. Persone di alto livello culturale hanno attribuito la patente di razzista a chi ha affermato che l`America una cosa del genere dovesse aspettarsela. Ho detto aspettarsela, non meritarsela. La differenza è enorme. E razzista è stato definito anche chi si è lasciato andare a un rassegnato "Il mondo arabo ha le sue regole, religiose e civili, noi le nostre. Che ciascuno viva nella convinzione di essere nel giusto senza pretendere di imporre nulla a nessuno". Razzista perché l`oscurantismo medioevale di talune credenze deve essere combattuto e vinto. Forse, ma in primis dall`interno o dall`esterno? La rivolta deve sgorgare dentro e essere importata? L`illuminismo deve avere un`origine indigena o colonialista? L`oscurantismo lo si combatte e lo si vince cominciando con una tranquilla promenade en plen soleil sulla spianata del Tempio a Gerusalemme? Cristo, il dialogo è difficile - sempre - ma se si vuole la pace il compromesso è inevitabile. Diversamente la guerra deve essere rapida e micidiale. Deve fare male, malissimo, presto e bene. Io mi rendo conto delle cose che sto scrivendo. Vi rendete conto voi che gli Usa hanno sospeso i bombardamenti sull`Afganistan nel giorno dedicato alla preghiera? Cos`è : un giorno del ringraziamento au contraire? Mi viene in mente quella agghiacciante barzelletta che vede Hitler chiedere a una bimba ebrea a Auschwitz . " Quanti anni hai piccina?" "Domani ne compio sette, signore" "Ne sei proprio sicura?" Gli egiziani nel 1973, se ricordo bene, attaccarono gli israeliani sul canale di Suez nel giorno di Yom Kyppur. Li hanno travolti mentre pregavano e digiunavano. Mica male. Fu uno choc per l`invincibile armata di Dayan. Finì un una controffensiva quasi vincente e in un armistizio.Il mondo occidentale, ricco, intelligente, dotato, favorito dal clima, dalla geografia e dalla tecnologia sa perfettamente come portare la pace ne mondo. Non è una questione di missione, di segno del destino,ma di giustizia e di sicurezza. Se non lo fa è perché non ne ha interesse. E allora ne accetti i rischi. Tutti: quelli prevedibili e quelli no. Non lo fa perché non c`è potente al mondo in grado di mantenere la parola data. Non lo fa perché nessun presidente di Repubblica, Capo di Stato, leader religioso, generale di corpo d`armata, capo tribù ha il coraggio di mettersi in giuoco per attuare quella politica dei piccoli passi di morotea memoria che, se perseguita senza eccessive soste ai box, permette di arrivare al traguardo. I palestinesi hanno dovuto attendere mezzo secolo per rimettere piede su un lembo della loro terra. potranno o no attendere qualche anno ancora prima di vedere Gerusalemme città e capitale aperta? Incomincino intanto a vivere con gli ex nemici. Il passato non si cancella, ma il futuro merita di essere scritto. Almeno qualche pagina. I paesi arabi nel loro complesso sono perfettamente in grado di consegnare il vertice terrorista a un tribunale internazionale, ma cosa vogliono in cambio e da chi? Qualche giorno fa dalle onde di Radio Padania Libera un ascoltatore ha buttato li una frase che se non fosse blasfema e pregna di nitroglicerina meriterebbe una qualche considerazione. Io sono un provocatore incompleto e un polemista imperfetto, un profeta proprio no.



Il simpatizzante padano ha detto più o meno così "George Bush deve solo dare l`ordine di sganciare un ordigno sulla Mecca. Cambiamo il colore alla pietra nera di Maometto e poi diciamo all`Islam di ringraziare Bin Laden".
Se la provocazione di questo uomo occidentale aveva il significato di fare capire che a follia si può sempre rispondere con follia ha centrato l`obiettivo. Se voleva dire che l`Occidente non è debole, ma fortissimo ha ragione. Ma non è questione di muscoli, è questione di nervi. E questi ultimi cedono prima in coloro che hanno molto da perdere, spaziando dalle certezze al denaro. A chi ha due pecore e ne perde una, che gli cambia in definitiva? Ritorneranno i tempi della guerra fredda. Lo strumento della deterrenza internazionale, della reciproca paura che ha garantito bene o male la pace dal 1945 al 2000 è destinato a ritornare prepotentemente alla ribalta. Ma il mondo, occidentale e orientale, ha oggi statisti di entrambi i sessi all`altezza del ciclopico compito di debellare ingiustizie, fame e malattie nel rispetto delle diversità religiose, culturali e di costume? Si è parlato di nuovo piano Mashall. Di che genere, di quale contenuto? Cibo, medicine, volontariato? Lo sappiamo che non sono sufficienti, che sono una goccia nell`oceano. E` di nuovo l`Onu il grande assente dallo scenario mondiale. Se non rischiassi di essere moralmente linciato io oggi inviterei Bin Laden a venire a spiegare all`Onu perché lo ha fatto, se lo ha davvero fatto. Quando accade un disastro come quello di New York, la primissima cosa da fare, dopo averlo metabolizzato, è capire i motivi che lo hanno provocato per evitare che si ripeta. La Casa Bianca ha impiegato quarant`anni a invitare Arafat, uomo considerato dalla pubblica opinione occidentale un terrorista a pieno regime. L`Onu e il Vaticano hanno impegnato altrettanto tempo per dialogare con Fidel Castro. Guardarsi in faccia per leggersi negli occhi non ha mai contaminato nessuno. Invece da noi si arriva a scambiare l`onorevole Ignazio la Russa, ignaro passeggero sul volo per Roma e colpevole di avere barbetta ispida, capelli neri e immensi occhi azzurri piazzati al centro di un`espressione del viso costantemente spiritata, per un talebano pronto all`azione. C`è addirittura un cretino a Genova che scherza sui virus. Rendiamoci conto - ma senza attendere che lo dicano sino alla nausea i giornali - che l`Italia, così come l`Occidente tutto, è un sistema democratico aperto. La mattina quando ci alziamo ci preoccupiamo se vediamo in giro la polizia e non viceversa. La libertà di cui godiamo e che offriamo spontaneamente a chiunque comporta qualche rischio. Vero però, non inventato. Se cominciamo a vedere le farfalle significa che siamo già disposti a barattare qualcuno dei valori positivi del nostro sistema di vita in cambio della tranquillità. Eppure mentre tutti gli occhi sono puntati a Oriente continuiamo a non vedere L`Africa. Che è più vicina e attende. Per ora.

Alberico Fumagalli
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