Scritto Luned́ 26 maggio 2014 alle 21:45

Merate: il centrosinistra è riuscito a perdere una gara tutta in discesa. Ha vinto la continuità. Non con i 5 anni di Robbiani ma quella dal ‘46

Il neo eletto sindaco
Andrea Massironi
L'alba del 26 maggio era sorta con ottimi auspici per il centrosinistra e la sua guida. Le Europee avevano segnato una vittoria senza precedenti del Partito Democratico con punte superiori al 40%, mai viste prima. "Un risultato storico", aveva scandito Matteo Renzi. Gelido invece il risveglio dei candidati di centrodestra e M5S. Con simili risultati Silvia Villa avrebbe vinto con estrema facilità, bissando quel 38,37% di consensi ottenuto nel 2004 da Giovanni Battista Albani. Qualcuno della Giunta uscente di Merate, ancora in campo, inviava lacrimevoli immagini di scatoloni pieni di effetti personali, un po' come accadde ai top manager della Lehman Brothers negli ultimi fotogrammi di storia della potentissima banca d'affari americana. Solo Andrea Massironi aveva mantenuto il consueto aplomb, contando sulla sua trentennale esperienza: mai dare nulla per scontato e, soprattutto, mai assimilare il voto nazionale a quello locale. Lui del resto aveva operato una scelta precisa rigettando i simboli di partito anche a costo, come poi era accaduto, di lacerare la maggioranza uscente di centrodestra. Alle 14,30 i primi dati provenienti dalle sezioni di via Manzoni e Pagnano gettavano abbondanti secchiate d'acqua fredda sugli entusiasmi evidenti dei candidati di sinistra. Qualcosa nelle previsioni si stava rivelando sbagliato. La vittoria travolgente non si intravedeva, anzi, i primi scrutinii davano esito avverso alla dottoressa Villa a favore del candidato ex democristiano di Sartirana. E' andata a finire con tutti sapete: Andrea Massironi ha vinto ed è il dodicesimo sindaco della città di Merate dal dopoguerra. Ma, soprattutto, completa il quadro dei dirigenti democristiani diventati sindaco. Accanto a Luigi Zappa, Giuseppe Ghezzi, Giacomo Romerio, Mario Gallina, Dario Perego e Giovanni Battista Albani mancava la sua di tessera nel mosaico scudocrociato. Ora è stata inserita e il disegno è completo. La Dc , con la sola parentesi del quinquennio 2009/2014 governa ininterrottamente Merate dal 1946 e i suoi uomini di punta, almeno una volta, hanno indossato la fascia tricolore. Con Massironi, accanto a tanti volti nuovi, diverse conferme a significare che si sta ricostruendo una classe dirigente post democristiana, moderata, di centrodestra, attorno alle figure ormai consolidate degli avvocati Massimiliano Vivenzio, Giuseppe Procopio, Ernesto Sellitto e Alfredo Casaletto. Peccato che per strada si siano persi due altri assessori uscenti sul cui buon operato concordano anche le minoranze, Massimo Panzeri, candidato sconfitto di "Prospettiva Comune", lavori pubblici e Andrea Valli, urbanistica, autore di un Pgt sicuramente conservativo e rispettoso dell'ambiente. Pgt, vale la pena ricordarlo, approvato anche da Massironi, Vivenzio e tutti gli altri componenti l'ex maggioranza. Panzeri ha ragionato sui partiti, non volendo assolutamente fare a meno del simbolo della Lega Nord. Ma ha sbagliato i conti soprattutto per quel che ha riguardato i consensi di Forza Italia e Fratelli d'Italia, molto bassi anche a livello nazionale. E' andata meglio la Lega ma non abbastanza da sostenere una lista messa assieme dopo tante titubanze, in ritardo e con pochi elementi di sicura attrattiva. Meno di 800 le preferenze personali dei candidati di Panzeri, contro le 1.900 di quelli di Massironi e 1.500 di Silvia Villa. E veniamo al medico che avrebbe continuato a lavorare in ospedale per fare bene il sindaco. Un ossimoro che è sfuggito soltanto ai candidati consiglieri e ai fiancheggiatori qualcuno davvero dotato di insopportabile senso dell'umorismo. Spiace dirlo ma era di tutta evidenza la debolezza del candidato, lo si era visto già alla presentazione della lista quando l'illustrazione del programma era stata affidata a Aldo Castelli, il vero detentore di Sei Merate, per quanto in tanti si fossero affannati a smentire le nostre convinzioni. Castelli, del resto, porta con sé la sindrome della sconfitta: battuto nel 2004 da Albani col 21% dei consensi e nel 2009, con Mauro Marinari che si era fermato al 18%. Lo avevamo scritto pur consapevoli delle piccate reazioni che in genere, chi non ha le palle, sviluppa con nomi travisati sui social network, anziché sottoscrivere con nome e cognome il proprio (debole) pensiero: Sei Merate è l'estensione al PD e a SEL di Merate Futura. Nulla più. Senza un autentico programma alternativo e con uscite quanto mai ingenue come quella di tenere aperto il comune la domenica (per chi? Con chi?). Se c'era un'occasione per il centrosinistra di strappare il comune agli avversari era proprio questa. E' stata bucata clamorosamente a causa, come dicevamo, di un candidato debole e di una lista spiazzata su aree nevralgiche della città, come Sartirana dove Massironi ha fatto il pieno di voti battendo la Villa di 187 preferenze, dieci in più di quelle che, a fine conta, lo separano dal centrosinistra. Insomma è soprattutto a casa sua che Massironi ha vinto e lì il maggiore competitore della lista Villa era Armando Fusi che però non è andato oltre 47 preferenze. Ci sarà tempo nei prossimi giorni per effettuare analisi e valutazioni più appropriate di queste note "a caldo". Di certo c'è la continuità di amministrazione sui grandi temi a partire dal progetto di ampliamento del centro natatorio di via Matteotti che ora potrà marciare speditamente dopo aver fatto una vittima illustre, quel Merate in Comune, fortunatamente per il centrosinistra sparito in fretta altrimenti la sconfitta sarebbe stata più cocente, che aveva tappezzato Merate di assurdità, indicando in 10 milioni il costo dell'investimento che invece è la metà. La gente vuole fatti non chiacchiere, vuol decidere su cose concrete non su fantasie. E il progetto di sviluppo dell'area sportivo-ricreativa va proprio in questa direzione. Osteggiarlo a priori ha prodotto l'ostilità dei tantissimi che frequentano la piscina comunale giudicandola del tutto insufficiente alle attuali necessità. Quanti errori ha compiuto questo centrosinistra, bruciando una vittoria che ai più appariva scontata. Ai più, perché chi conosce Andrea Massironi sa che misura il rischio nei limiti minimi e quando ha deciso di giocarsi faccia e carriera, quasi a fine corsa, lo ha fatto calcolando fino in fondo probabilità e imprevisti. Paradossalmente a sua favore ha giocato la rapidità con cui il centrosinistra si è unito e ha scelto il candidato. Massironi è stato in quel momento che ha compreso di potercela fare. E ce l'ha fatta. Non entrerà in aula, invece, il Movimento 5 Stelle: gli 858 voti non sono stati sufficienti a assicurare il seggio alla candidata Raffaella Zigon. Il centrosinistra schiererà Silvia Villa, Valeria Marinari e Alessandro Pozzi (salvo dimissioni anticipate come fece Mauro Marinari nel 2009); Prospettiva Comune gli assessori uscenti Massimo Panzeri e Andrea Valli. Siamo certi che la maggioranza saprà valorizzare la presenza dei due leghisti.
Claudio Brambilla
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