Scritto Giovedì 09 gennaio 2014 alle 18:31

Retesalute: assunti i 20 educatori per l’assistenza scolastica. La spesa dei comuni in continuo aumento dell’ultimo triennio

Sono stati assunti a tempo intedeterminato, con formula full time o part time, i 20 educatori professionali oggetto di uno scontro all'interno dell'assemblea di Retesalute e della spaccatura tra le medesime correnti politiche. L'azienda ha provveduto a chiudere il bando di concorso che aveva aperto e riservato a 20 persone che si occuperanno ora, in pianta stabile, dell'ausilio a scuola o dopo le ore di lezione, in compresenza con gli insegnanti oppure con un'assistenza domiciliare, di minori che presentano difficoltà o disabilità che non consentono loro di seguire un normale percorso scolastico in autonomia.
Il servizio si rivolge a ragazzi di età compresa tra i 6 e i 14 anni, dunque nella fascia della scuola dell'obbligo che sarebbe teoricamente di competenza dello Stato. Uno Stato che, ormai in diversi settori, è sempre più latitante e costringe gli enti locali a fare da gabellieri. Nelle scuole dell'obbligo, infatti, la mancanza di insegnanti in numero sufficiente per coprire situazioni di emergenza o di difficoltà (disabilità, border line, disturbi dell'apprendimento) e l'esaurimento delle ore di compresenza, ha costretto i comuni a farsi carico di servizi aggiuntivi e indispensabili oltre che inderogabili. Tali servizi vengono così commissionati dall'ente locale a Retesalute. In alcuni casi è il comune stesso a fare da filtro quindi a vagliare le ore necessarie da richiedere all'educatore per ciascun bambino. Agli interventi per l'assistenza educativa scolastica vanno poi aggiunti anche quelli per altri tipi di disagio sociale oltre che di apprendimento e questo non fa altro che aggravare ulteriormente i livelli di spesa sempre a carico dei comuni. Gli enti locali, in  questi casi, intervengono rivolgendosi ad associazioni con cui stipulano accordi, cooperative, oratori con l'obiettivo di spendere qualcosa in meno rispetto a quanto già impegnato per l'assistenza educativa e domiciliare ai minori.


Uno sguardo alla tabella delle ore di attività educative dei comuni afferenti a Retesalute mostra come si stia assistendo a un continuo lievitare della spesa.
Dai 52mila euro del 2010 si è passati ai 59mila del 2012 e per il 2013 a consuntivo si dovrebbe essere attorno ai 61mila euro. Nel complesso la spesa è aumentata del 15% con vere e proprie esplosioni in alcuni comuni. Nel sociale, infatti, le situazioni evolvono o degenerano di anno in anno. Ci sono nuovi casi che si affacciano improvvisamente e che mettono in seria difficoltà l'amministrazione che deve farvi fronte (si ricordi il comune di Airuno con tre minori in comunità in un solo anno, con il costo di 150 euro circa al giorno), da un componente di una famiglia a volte il degrado si "amplia" e ne coinvolge altri. Comuni che un anno avevano potuto tirare un sospiro di sollievo, l'anno successivo magari si trovano in ginocchio con drammi famigliari che diventano ingestibili a livello di bilancio.
Se si rapporta poi la spesa sostenuta con il numero complessivo dei ragazzi nella fascia di età dai 6 ai 14 anni, si scopre che ci sono "pesi" differenti dovuti a casi gravi o gravissimi che necessitano di maggiori ore di assistenza.
Insomma si tratta di veri e propri grattacapo per gli amministratori che, ormai, non sanno più come e dove raschiare il fondo per racimolare risorse, inventandosi collaborazioni e protocolli con enti, associazioni, cooperative al fine di garantire servizi operando risparmi.
E dall'alto, lo Stato sta a guardare e prosegue con imporre le scellerate politiche di tagli orizzontali e indiscriminati.
S.V.
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