Scritto Venerd́ 20 settembre 2013 alle 10:33

Lecco: la terapia anticoagulante al centro della serata di prevenzione cardiovascolare

Di nuovo al via, dopo la pausa estiva, il ciclo di prevenzione cardiovascolare organizzato dal dipartimento cardiovascolare dell'azienda ospedaliera di Lecco che, nella serata di mercoledì 18 settembre, ha trattato la terapia anticoagulante. Relatori della serata il dottor Pierfranco Ravizza, responsabile di cardiologia riabilitativa dell'ospedale A.Manzoni di Lecco e la dottoressa Nicoletta Erba, responsabile del centro TAO.


"Esistono aritmie di diverso tipo: la più diffusa è la fibrillazione atriale, caratterizzata dalla totale irregolarità nella formazione del battito che può causare il rischio di formazione di coaguli (trombi) e di embolie" ha spiegato Ravizza "In Italia sono 500.000 i pazienti con fibrillazione atriale e insorgono 60.000 nuovi casi ogni anno". Inoltre, la frequenza media di eventi cardioembolici è del 5% ogni anno in pazienti con fibrillazione atriale (su 100 pazienti con fibrillazione atriale, ogni anno 5 hanno un evento cardio embolico).

Nel trattamento della fibrillazione atriale, oltre il controllo della frequenza cardiaca, è importante la prevenzione tromboembolica, posto che il rischio di embolie riguarda diverse altre patologie, come malattie delle valvole del cuore, forme severe di malattie coronariche, cardiomiopatie, aterosclerosi di grossi vasi nonché malattie ematologiche.
L'arma di contrasto del rischio tromboembolico è, proprio, la terapia anticoagulante che riduce il rischio di episodi cardioembolici di un 60-70%.
"Di norma il sangue in circolo non coagula grazie alla superficie che riveste i vasi, ma quando si ha una lesione si crea un meccanismo di formazione di un coagulo" ha aggiunto la dottoressa Erba "La terapia anticoagulante impedisce la formazione del trombo".
I farmaci anticoagulanti sono: iniettivi (famiglia delle Eparine) o orali. Per questi ultimi il distinguo è tra dicumarolici (Cumadin e Sintrom), in uso da più di 50 anni e i nuovi farmaci anticoagulanti: il Pradaxa, lo Xarelto e l'Eliquis (ancora non disponibile gratuitamente).

Pierfranco Ravizza, responsabile di cardiologia riabilitativa dell'ospedale Manzoni di Lecco e la dottoressa Nicoletta Erba, resp. del centro TAO

"Questi nuovi farmaci anticoagulanti sono molecole sintetiche che inibiscono alcuni fattori della coagulazione" ha ripreso Erba "La loro azione, rispetto al Warfarin (Cumadin) che richiede alcuni giorni, è immediata: l'effetto anticoagulante è raggiunto due ore dopo l'assunzione, hanno una permanenza in circolo breve, di circa 12 ore e sono responsabili, dagli studi clinici, di un minor rischio di emorragie intracraniche, ma non possono essere usati per la profilassi delle cardioembolie in pazienti con protesi valvolari meccaniche e da pazienti con insufficienza renale grave dato che ciò causerebbe un accumulo del farmaco e un rischio emorragico".
I nuovi farmaci anticoagulanti orali (NOA), sperimentati in tutto il mondo e confrontati con il Warfarin, danno interferenza farmacologiche, specificate nel foglietto illustrativo, ma non dietetiche. Sono soggetti a limitazioni di prescrivibilità dettate dai costi elevati e dalla scarsa conoscenza su larga scala.
Le nuove terapie (NOA) costano al sistema sanitario nazionale sui 700 euro all'anno per paziente mentre il Warfarin costa annualmente per paziente dai 350-550 euro, a seconda che ci sia o meno assistenza domiciliare.
Attualmente i pazienti candidati a mantenere il Warfarin sono quelli con insufficienza renale severa, basso rischio di emorragia mentre l'apertura ai NOA è data ai pazienti (fibrillanti) con rischio trombotico, alto rischio emorragico e incapacità di portare avanti la terapia con il Warfarin.
V.M.
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