Scritto Giovedý 08 agosto 2013 alle 12:58

IL GIALLO DELL'ESTATE. LE 194 PAGINE DELLA SENTENZA CHE CONDANNA BERLUSCONI (LIMITED EDITION)

IL PENSIERO HA BISOGNO DELLA
CONOSCENZA QUANTO UNA PIANTA DELLA TERRA


Il libero pensiero non si forma coltivando la disinformazione. Il direttore di questo giornale ed io abbiamo conosciuto i tempi e le regole della giustizia penale italiana. Saliti, in aula di giustizia, sul banco degli imputati perché accusati di diffamazione a mezzo stampa, siamo stati assolti in primo grado, condannati in appello e riassolti definitivamente in Cassazione. Convinti della nostra innocenza non abbiamo chiamato alla rivolta morale i nostri lettori (senza la e iniziale ) e neppure diffuso lacrimevoli proclami a difesa della libertà di stampa. Abbiamo spiegato i fatti ai lettori, pagato le parcelle agli avvocati per la nostra rappresentanza e difesa, abbiamo testimoniato in aula davanti al pubblico ministero e ai giudici a e abbiamo atteso fiduciosi l’esito del processo. Incazzati per chi ci aveva denunciato, non per chi ci doveva processare, anche se confidi sempre nell’archiviazione che la Procura propone e il Gip dispone. Ma, come si dice, cent co, cent crap. Avevamo di fronte come querelante un carabiniere. Siamo stati assolti. C’è un’altra causa penale ancora aperta con controparte l’Arma dei Carabinieri, Compagnia di Merate, che ha visto Merateonline assolta a Lecco, ma condannata sia a Milano che a Roma. Ora siamo davanti alla Corte Europea dei diritti dell'’uomo. E attendiamo fiduciosi l’esito. Tradotto: non è facile fare giustizia in Italia perchè le leggi che la governano sono complesse e contraddittorie. I giudici sono chiamati a pronunciarsi sui documenti e sulle testimonianze che vengono prodotti e rese in aula. A dimostrazione della complessità del libero arbitrio rimesso ai magistrati giudicanti vi sono i ripetuti casi di contraddittorietà delle sentenze laddove a una assoluzione in primo grado, segue una condanna in Appello e una finale assoluzione in cassazione. Possibile una tale disparità di valutazione? Si, perché dove non c’è la confessione o la prova certa della colpevolezza o dell’innocenza vige il principio del ragionevole dubbio e se il giudice ritiene di essere giunto a una conclusione al di là di ogni – suo – ragionevole dubbio decide di conseguenza. Caso Berlusconi. Io non so se egli è colpevole di frode fiscale o se è innocente. Lo sa solo lui e se ha commesso il reato non lo riconoscerà mai. I suoi avvocati hanno imprudentemente ammesso l’ipotesi residuale di un concorso esterno in false fatturazioni che è come se io, titolare della ditta, faccio fare le fatture false al mio contabile. Chiaro che ne rispondo anch’io come mandante dal momento che soldi entrano nelle mie tasche e non in quelle dell’impiegato obbediente. Quello che so è che, sia nell’imminenza del processo in Cassazione, che durante le udienze pubbliche e anche dopo la lettura del dispositivo della sentenza che ha confermato le condanne già comminate in primo grado e in Appello tutta l’attenzione del mondo politico e del giornalismo schierato pro o contro ha sorvolato ad alta quota l’aspetto sostanziale del caso. Nessuno, tranne il Fatto Quotidiano in termini riassuntivi, ha più parlato del contenuto del processo, dell’entità e tipologia dell’accusa, delle prove, delle testimonianze. Si è parlato della ventennale persecuzione della magistratura milanese – e adesso anche di quella romana visto che la Cassazione è a Roma – verso quel sant’uomo di Silvio Berlusconi e nulla più.


Va bene, accettiamo il principio della persecuzione. Diamo per buona l’accusa di una magistratura che si inventa le prove, legge in senso inverso le testimonianze e sentenzia in maniera cervellotica, consapevole di essere immune da ogni intervento limitativo.
Tradotto: condanniamo chi ci pare, quando ci pare e che nessuno si permetta di aprire bocca. Il Presidente di Cassazione Esposito è stato imprudente e di una ingenuità imperdonabile a 71 anni di età a confidarsi con un giornalista del mattino di Napoli, ma quello che ha detto e che merita una severissima critica è stato detto a dispositivo della sentenza già emesso a firma non solo sua, ma di cinque giudici e presumibilmente con voto unanime. Il pollaio del centrodestra continua imperterrito a starnazzare e ad agitare le ali. Quegli esimi parlamentari hanno in mente unicamente ed esclusivamente il voto, il loro futuro pubblico e retributivo e – a parole – una riforma della giustizia che sottoponga al voto dei partiti la nomina dei magistrati. Matti come capre. Se eleggi il giudice è come se ti comprassi la sentenza prima ancora di averne bisogno. I giudici non si reggono sul corpo elettorale, ma sui tomi del diritto civile, penale, amministrativo e tributario. Non comiziano. Studiano. Le imprudenti confidenze alla stampa del Presidente della Cassazione riguardano la sua sola persona e non l’Istituzione e sono sotto ogni aspetto ininfluenti per la ragione che la Suprema Corte ha avuto il solo compito di verificare la correttezza dell’iter processuale consumatosi in Corte di Appello e la sostenibilità delle conclusioni cui sono pervenuti i giudici e trasfuse nelle 195 pagina delle sentenza. Verificato che alla Corte di Appello non si poteva rimproverare nulla i cinque giudici della Cassazione hanno confermato la condanna sostanziale di Berlusconi Silvio a 4 anni di carcere. Perché allora questo articolo? Perché dubito che uno solo degli adoranti soldati dell’esercito di Berlusconi, i cosiddetti Silviones, inclusa la pitonessa, Brunetta, Lupi, Schifani, Gasparri e company abbiano seguito le udienze dei due gradi del processo e/o letto il testo integrale della sentenza.
E allora eccola la qui la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Milano il giorno 8 maggio 2013.

E’ la prima di 194 pagine, meno di quelle della maggior parte dei romanzi gialli. Invito a leggerla, anche a puntate, e poi a mantenere la propria opinione di innocenza o di colpevolezza. Il diritto alla propria opinione, al proprio convincimento è sacro, ma deve fondarsi su un minimo di informazione. E questo minimo di informazione è la lettura della sentenza che la Cassazione ha ritenuto di non cassare, ma di confermare in toto. E’ in questa sentenza che vi è la prova della buona fede o della malafede dei giudici di Milano. La prova del castello di accuse false costruite ad hoc a titolo persecutorio o la prova di una pesante, reiterata, abitudinaria e remunerativa costituzione di fondi neri affrancati da ogni tassazione. Leggete, poi rimanete tranquillamente della vostra opinione. Continuate ad adorare o a detestare. Ma leggete. Un’ultima cosa. Contro i magistrati che usano il loro potere per distruggere la figura e la carriera di un uomo politico (non certo quella di un contribuente perché se le tasse non le ha pagate allora, non le paga certo ora a prescrizioni fiscali ampiamente scadute) non si chiama a raccolta la indignazione popolare. Troppo facile e troppo vigliacco. Il legislatore che comizia contro i magistrati non solo li delegittima, ma dà prova della propria inettitudine politica. Solo per questo andrebbe messo da parte. Berlusconi ha avuto 11 anni per fare il 10% di quello di cui oggi lamenta la mancanza. Abbia il pudore di stare zitto e di evitare lacrime meroliane. Contro i magistrati si da corso all’azione civile di risarcimento. La legge c’è, è la 13.4.1988 n.117. Si dia prova del dolo, della malafede, della giustizia negata. Se i grandi avvocati di un ricchissimo imputato non l’hanno fatto ne dopo la sentenza di primo grado e neppure dopo quella confermata in Appello un motivo ci sarà. Aspetto che il leader dei Silviones ce lo dica a margine del prossimo comizio che pare terrà a breve sulle spiagge d’Italia. Occhio alla sabbia negli occhi eh, e portatevi la paperella di plastica da gonfiare in loco per rimanere a galla. Piangerà anche lì!

Alberico Fumagalli
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