Scritto Mercoledì 17 gennaio 2001 alle 16:11

VERITA’ SCOLPITE NELLA PIETRA

Quando lunedì 15 gennaio il collega incaricato portò la decina di foto scattate alle scritte sui muri di Merate per la rubrica “Cartoline”, ci soffermammo a lungo su quella minacciosa accusa, “Cereda usuraio”. L’osservazione dell’istantanea digitale richiamava alla memoria vecchie storie di soldi prestati a tassi esorbitanti, storie di tanti anni fa ma che ancora oggi, ogni tanto, si raccontano nei bar meno alla moda, più “antichi”. Ricordi di persone distrutte dall’usura, che si sono tolte la vita, come il povero Pietro de Molinari, suicidatosi il 6 gennaio del 2000, nel canale adiacente l’Adda, forse proprio per una storia di soldi da restituire. Forse, naturalmente, perché è quasi impossibile in questi casi stabilire con esattezza le ragioni di un simile gesto. Ma prima ancora, quasi una decina d’anni fa, un commerciante di mobili l’aveva fatta finita e anche allora, si disse, perché indebitatosi con usurai. Storie vecchie, arricchitesi nel racconto popolare di particolari di fantasia. Eppure, quella foto….
Poi l’indomani, il Giornale di Merate, dedica coraggiosamente un ampio spazio alla scritta, apparsa anche sul muro di via Trieste. Un articolo interessante, molto; forse oltre le parole. Un buon lavoro che conferma l’attenzione elevata del settimanale cittadino ai fatti di cronaca. Il “conforto” di un altro commento di “peso” ci ha indotto a riflettere sulla questione, “Cereda usuraio”. Il Giornale di Merate ci informa che sulla rubrica telefonica compaiono ben 21 Cereda. Inoltre questo Cereda potrebbe anche non essere di Merate; ma è lo stesso settimanale di piazza Italia ad escludere questa ipotesi e anche noi riteniamo del tutto improbabile che la persona citata risieda fuori dalla nostra città E non solo perché a quanto ci risulta la scritta è apparsa soltanto su due muri di Merate (una in via Viganò, una seconda in via Trieste e una terza, incompleta, all’imbocco di via Cornaggia). Ma perché ci fa tornare alla memoria vecchie storie sentite in cortile, di un commerciante che prestava soldi ad altri commercianti. Storie di piccoli traffici di paese ma che, chissà, col tempo potrebbero essersi ramificati, sviluppati su scala più ampia. Anche qui, nella ricca Brianza. Anche a Merate che conta ben undici Istituti di credito. E infine perché non ci crede nessuno che qualche buontempone abbia scritto quel “J’accuse” soltanto perché affetto da insonnia o da grafomania. No, chi l’ha fatto ha forse lanciato un appello, ha inteso vendicarsi, ha lasciato intendere che la denuncia dai muri potrebbe finire sul tavolo della Procura. Un messaggio, dunque. Ma veritiero, esattamente come quello del ragazzo (pensiamo) che ha scritto “Ti amo Manuela”. Verità in pillole certo. Ma autentiche. Tanto che l’autore del servizio fotografico ha voluto intitolarlo semplicemente: “Verità scolpite nella pietra”.
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