Scritto Domenica 21 aprile 2013 alle 15:39

IL POLITICO CELEBRA LO STATISTA TRA UN ESAME DEL SANGUE E DELLE URINE

Maurizio Lupi, attivissimo uomo politico
e Presidente di "Costruiamo il Futuro"
"Tommaso Moro non è stato un politico, è stato uno statista".
Lo scrive Maurizio Lupi nella presentazione della mostra che al termine di una settimana di sosta forzata nella hall dell'ospedale di Merate viene smantellata oggi nell'indifferenza di chi arriva li con ben altre preoccupazioni dovendosi fare prelevare il sangue o esaminare le urine. L'onorevole fa propria la definizione che diede del santo martire di origine inglese Papa Giovanni Paolo II il giorno che lo proclamò patrono dei governanti e dei politici. Era il 31 ottobre del 2000 e il Santo Padre aveva l'attenuante di non avere ancora assistito al declino della politica italiana e dei suoi inadeguati protagonisti. Ma Lupi ci aggiunge del suo, si smarca con eleganza e precisa: Tommaso Moro è statista, io solo politico. C'è di mezzo una decapitazione, meglio precisare da subito i livelli. E i pannelli. La mostra di questo santo cattolico che ha fatto tappa nell'ospedale di Merate prosegue in tour, ma è ufficialmente destinata solo a parrocchie, scuole, saloni di rappresentanza e associazioni culturali. Non a cliniche, centri di riabilitazione, poliambulatori, studi medici o dentistici. Può essere quindi che l'elegante anticamera del Mandic sia stata l'unica a ricevere questa contingente carta da parati. L'ingresso di un ospedale è come la hall di un Grand Hotel: gente che va, gente che viene. Alcuni ci rimangono. Un'occhiata ti scappa. Per il direttore di Pediatria il Mandic è addirittura il luogo Santo nei cui reparti sono accaduti e accadono miracoli. Ne è super convinto. Lì i santi proteggono, magari un po' meno sulle strade, ma non possono arrivare dappertutto. Chissà che abbia sperato che da un pannello con l'effige del Moro potesse scendere una goccia di sangue. Se ne sarebbe accorto solo lui. Un miracolo in più. Per il citato Primario si è trattato di una mostra "per nulla complicata, l'hanno vista medici, infermieri eccetera". Accostamento azzardato che si presta all'equivoco. E i pazienti normodotati con complicanze? Hanno lasciato i letti e sono scesi a frotte dietro un medico in veste di Cicerone? Ha ragione il direttore di questo giornale. Tommaso Moro è stato riesumato per una iniziativa "culturale" fragile come i pannelli che l'hanno sorretta. Iniziativa policroma su pannelli lavabili, sostanzialmente inutile. Una mostra richiede ambiente idoneo, luce soffusa, materiali diversi e complementari: quadri, sculture, testi storici, documenti originali, fotografie e filmati, registrazioni sonore. Una mostra vera è per natura complicata. Qui sarebbe stato sufficiente distribuire ai degenti assieme alla colazione del mattino un depliant. Costretti a letto l'avrebbero almeno guardato. Bastava consultare il Conte Uva per avere la dritta.
Thomas More
Londra, 7 febbraio 1478 – Londra, 6 luglio 1535
E allora perché se ne parla? Perché a celebrarne i fasti sono arrivati i soliti quattro Bmw dotati per rendere il doveroso omaggio più al politico vivente che allo statista defunto. Non critici, non saggisti, non storici, men che meno santi e neppure una romantica donna inglese. Ciellini si. Servizievoli sodali si. Giovani emergenti pure. E lo hanno fatto tutti con tale partecipazione emotiva dall'occupare distrattamente con le loro auto rigorosamente made in Germany tutti gli spazi interni del Mandic inibiti alla sosta degli ammalati veri, quasi vi avessero trasportato le vittime di un attentato terroristico. Ancora una volta aiuole e marciapiedi si sono inchinati agli emuli di Lapo Elkann e Fabrizio Corona. C'è un parcheggio protetto di non meno di 200 posti di fronte all'ospedale. Troppa la strada e magari in ambito privato fanno jogging. Che c'azzeccano il dottor Lovisari, il sindaco Robbiani, l'assessore regionale alla salute Mantovani, quello provinciale ai servizi sociali Conrater e i giovanissimi amministratori locali Sangiorgio e Procopio con il protagonista di una pellicola di Fred Zinnemann premiata con sei oscar nel 1966? Che cosa c'entra la Michela Vittoria Brambilla con l'italianizzato Tommaso Moro? E' una santa, è una martire solo perché la stanno decapitando a Lecco dentro il Pdl? Stai a vedere che il Moro c'aveva un cane. Vuoi paragonare i nostri quattro dell'Ave Maria con i papaveri del Comitato d'Onore? Ministri, Prefetti, Prorettori, assessori, presidenti, scrittori. Vuoi assimilarli con i patrocinatori? Vaticano, Ministero, Parlamento, Pinacoteca di Brera, Università del sacro Cuore, Regione Lombardia, Unione Cristiana Imprenditori dirigenti. E gli sponsor? Sorvoliamo.
Ospedale di Merate: dietro  i pannelli, davanti i politici
L'onorevole Maurizio, lupi lo è di nome e di fatto. Il professor Mario Monti a Roma l'ha visitata e commentata. Monsignor Rino Fisichella ne ha scritto una prefazione. I pannelli sono già stati esposti a Roma, Milano, Seregno, Monza, San Giuliano Milanese, Cassago. Luoghi deputati alle visite la sala della Regina a Palazzo Montecitorio, scuole, saloni municipali, pinacoteche. Grandi nomi, famosi sponsor. Peccato che a Merate lo specialissimo Anno della Fede voluto da Benedetto XVI nell'ottobre 2012 - e di cui per volontà del ricettivo onorevole Maurizio Lupi Thomas More (e chiamiamolo con il suo vero nome!) è assurto a testimonial - debba subire l'affronto e la concorrenza di masse di pazienti in logorante attesa che l'unico pannello policromo cui tengono davvero lampeggi il numero della prenotazione dell'esame, della visita o del prelievo di sangue e esame delle urine. Maurizio Lupi ha titolato la mostra "Il sorriso della libertà". Titolo che sembra dedicato in modo subliminale al suo leader politico di riferimento, per ora solo untissimo. Riferisce Lupi che Tommaso Moro "nei suoi anni da giudice accelerò e sburocratizzò la macchina della giustizia, smaltendo, con sorpresa di tutti, i numerosi processi pendenti". Ecco l'attualità della mostra. Ci sta un riferimento storico-funzionale. Non so se Thomas More l'ha presa bene. Ma l'inglese era uno statista con il sense of humor. Riferisce sempre Lupi che diretto al patibolo disse "Per favore aiutatemi a salire, poi per scendere non disturberò nessuno". Ecco, la prenda con ironia anche il parlamentare lombardo. Se vuole davvero bene a Merate eviti di riproporre tali inconsistenze, eviti di incorniciarle in un ambiente sbagliato e soprattutto eviti di convocare gli invitati sbagliati che delle frasi pannellate non si ricordano neppure una virgola e che per un istante possono avere pensato che Tommaso fosse ascendente dell'italianissimo Aldo, non fosse altro perchè accomunati in una tragica fine. Maurizio Lupi ha di recente inviato alle stampe la sua ultima fatica letteraria dal titolo "La prima politica è vivere".
Siamo d'accordo, onorevole, che è meglio farlo fuori dagli ospedali?
Alberico Fumagalli
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco