Scritto Mercoledý 06 marzo 2013 alle 08:03

Airuno: Ndiaga giunto dal Senegal, ora senza lavoro, vuole rimpatriare per allevare polli

Ndiaga Boye
È arrivato in Brianza grazie ad un fratello, ha ottenuto il permesso di soggiorno e lavorato, anche se in modo saltuario, per diversi periodi in aziende del territorio, per guadagnare denaro da inviare alla sua famiglia rimasta in Africa. Ora è in cerca di lavoro, e condivide con tanti suoi connazionali e italiani la preoccupazione per la mancanza di un impiego e le difficoltà economiche di chi si trova ad affrontare spese senza uno stipendio su cui fare affidamento. Come molti ormai sta pensando di cercare più fortuna in un altro Paese europeo, anche se la situazione generale non promette nulla di buono. Ma la speranza per un futuro migliore non lo abbandona, e il suo sogno è laggiù che aspetta di poter essere realizzato: la gestione di una attività di allevamento di polli per dare lavoro ad altri uomini come lui, che potranno così restare a vivere e lavorare nella loro Terra. Ndiaga Boye, 52 anni, vive ad Airuno insieme al fratello e sin dal suo arrivo in Italia, nel 2007, si è dato da fare per lavorare e riuscire così a vivere qui e inviare del denaro alla famiglia rimasta in Senegal. “Sono potuto venire qui grazie a mio fratello, che mi ha procurato un primo impiego” ci ha raccontato l’africano. “Con la garanzia di un lavoro sono arrivato e per circa 6 mesi ho fatto il collaboratore domestico. Per altri 6 mesi ho lavorato in una ditta come operaio negli imballaggi, poi come magazziniere, nel montaggio di attrezzi agricoli, nel campo della verniciatura. Tutti impieghi interinali ottenuti grazie ad agenzie, di qualche mese, ma intanto lavoravo. Ora la situazione è davvero peggiorata, continuo a girare e proporre la mia candidatura, faccio colloqui nelle varie agenzie per il lavoro, ma da un anno e mezzo c’è poco o niente. E le difficoltà sono per tutti, anche per chi vive qui” ha raccontato Ndiaga Boye in un ottimo italiano. “Esistono tanti africani o stranieri come me, che grazie ad un appoggio sono venuti a lavorare in Italia per poter aiutare la loro famiglia. Ma ora è difficile per tutti”. Il 52enne ha lasciato in Senegal la moglie e quattro figli di 16, 14, 10 e 6 anni. “Ogni tanto torno laggiù, oltre al denaro gli invio abiti o oggetti che compro qui o che qualcuno mi regala in paese, alcune donne italiane sono generose”. Ndiaga ha la patente africana, ma qui può circolare solo in bicicletta o in motorino. “Mi piacerebbe fare la patente italiana, ma non costa poco e ora senza lavoro è difficile. Qui sono tranquillo, mio fratello ha la nazionalità italiana e lavora da 15 anni ormai, ho sempre fatto una vita semplice tra lavoro e casa. L’ integrazione con gli italiani resta molto difficile, io ho un’altra religione e già questo pone dei limiti. Qui poi non è come in Francia, dove vive mia sorella che fa la maestra elementare. Là gli africani sono integrati, sono medici, avvocati, insegnanti, qui non ho mai visto un maestro di colore. Ora però noi e gli italiani abbiamo gli stessi problemi legati al lavoro”. Ma il 52enne airunese ha un sogno nel cassetto. “Ho già presentato all’ambasciata senegalese qui in Italia il mio progetto di allevamento di pollame, da realizzare in Africa. Qualche materiale l’ho già acquistato, un po’ di soldi li ho messi da parte ma mi servono ancora circa 10.000 euro, e ho chiesto un contributo governativo. Non ho ancora ottenuto risposta, ma questo potrebbe cambiare tutto. Ora potrei andare in un altro Paese europeo (sono stato in Spagna, Francia e Turchia per brevi periodi), ma la situazione lavorativa è molto difficile e ormai sono vecchio, vorrei tanto tornare per sempre nel mio Paese e vedere crescere i miei figli”. Nel frattempo Ndiaga Boye cerca di arrangiarsi con lavoretti saltuari, sperando come tanti italiani e stranieri in un lavoro degno di questo nome per poter realizzare i propri sogni.
R.R.
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