Scritto Giovedý 18 ottobre 2012 alle 18:14

Garlate: prosciolto il motociclista accusato di aver chiesto a tre ragazzini di denudarsi

I fatti alla base del procedimento, avvenuti a Garlate sul finire dell'estate 2010, sarebbero realmente accaduti (almeno stando ai testi sentiti e alla documentazione agli atti) ma non c'è alcuna prova certa che possa ricondurre all'imputato. Questa in estrema sintesi la motivazione che ha spinto il pm Cinzia Citterio a chiedere l'assoluzione di Cristian C., commerciante lecchese accusato di aver avvicinato, a bordo di uno scooter, tre ragazzini, in tre diverse occasioni, chiedendo loro di mostrargli o fargli toccare le proprie parti intime, offrendo in cambio piccole somme di denaro. La tesi avanzata dal pm e ovviamente sposata dall'avvocato Marcello Perillo, legale dell'imputato, è stata accolta dal collegio giudicante presieduto dal dottor Ambrogio Ceron con a latere Gian Marco De Vincenzi e Mirko Lombardi che, al termine dell'udienza odierna, ha assolto Cristian C. per non aver commesso il reato. Come dicevamo, questa vicenda giudiziaria, decisamente contorta, ha avuto avvio a cavallo tra i mesi di agosto e settembre 2010 dopo la denuncia querela presentata da una donna straniera ai Carabinieri a seguito di due spiacevoli episodi accaduti a due dei suoi tre figli, entrambi minorenni che, spostandosi normalmente per le strade del paese, sarebbero stati avvicinati da uno sconosciuto, intenzionato ad abusare di loro. Prima ad uno poi all'altro, in due momenti diversi, infatti un uomo, non meglio identificato, avrebbe chiesto di appartarsi con lui in un bosco e, con la promessa di ripagarli con del denaro, avrebbe cercato di convincerli a denudarsi permettendogli così di vedere e toccare le loro parti intime. Ad una di queste scene, avrebbe poi assistito la signora Sabrina C., mamma di due amichetti dei giovanissimi "protagonisti" di questa vicenda. La donna, sentita come teste, ha ricordato dapprima di aver avuto notizia di quanto successo al primo dei due fratellini stranieri per bocca di suo figlio e di aver invece visto personalmente un uomo che, con il suo scooter teneva bloccato contro un muro, il secondo bambino. "Stavo stirando" - ha spiegato in aula. "I miei figli erano sotto casa con degli amici. E' salito il più piccolo urlando "mamma, mamma corri, c'è ancora il signore della moto". Ho mollato il ferro, sono scesa e a duecento metri di distanza, in fondo alla via, c'era una moto che teneva bloccato un ragazzino. L'uomo aveva un casco, la moto era uno scooter con un bauletto. D'istinto ho iniziato a correre verso il bambino urlando: "vieni a prendertela con me, non con un bambino".
Sempre nello stesso periodo, un altro minore, sempre di origini straniere, avrebbe vissuto la medesima esperienza, tanto da spingere il padre a sporgere anch'egli denuncia. "In quei giorni si era sollevato un tumulto popolare, si parlava di allarme sociale" ha ricordato il maresciallo Davide Arrigoni che si occupò di raccogliere le deposizioni dei genitori delle presunte vittime e delle successive, brevissime, indagini velocizzate da una fotografia scattata dal più grande dei figli della prima signora che si era presentata in caserma per sporgere denuncia. Qualche giorno dopo la presunta aggressione subita, il bambino più piccolo, avrebbe infatti rivisto la moto con a bordo l'uomo che lo aveva avvicinato in precedenza, chiedendo dunque al fratello maggiore, con cui era a passeggio, di immortalarlo con il cellulare. Quel soggetto era il signor Cristian C., in compagnia della figlia. "Le avevo da poco comprato il motorino, le stavo facendo fare pratica sulle strade, segnalandole eventuali pericoli" si è giustificato l'imputato, rilasciando spontanee dichiarazioni e contraddicendo  quanto sostenuto in un'altra occasione. "Sono certa che i ragazzini non si sono inventati nulla ma hanno fatto molta confusione, per l'agitazione del momento e per la suggestione dovuta anche all'età. La confusione però non è solo loro ma anche dell'imputato che aveva riferito di essere a Garlate perché stava cercando casa..." ha infatti spiegato la dottoressa Citterio nella sua requisitoria. Da parte sua l'avvocato Perillo, ha anch'egli parlato di suggestione, della mancanza di un'identificazione certa e di come il suo cliente sia stato tirato in ballo solo perché con lo stesso scooter e con il casco grigio e blu come quello del presunto molestatore ma anche "come centinaia di altre persone". "Si è trattato di un errore di persona" ha concluso il difensore ricordando anche come, tra Garlate, Olginate e altri comuni limitrofi, nel medesimo periodo e nel 2010, si siano verificati altri episodi di questo tipo, con presunti maniaci che avrebbero avvicinato giovani e donne a bordo di moto e auto diverse da quelle del suo assistito.
Cristian C., è stato prosciolto da ogni accusa. Il molestatore dei ragazzini di Garlate, ad oggi non ha ancora un volto.
A.M.
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