Scritto Domenica 07 ottobre 2012 alle 18:32

GLI INTOCCABILI CHE NON CHIEDONO MAI SCUSA

Ora che l'enfasi dei due casi è passata, rivediamo brevemente i casi Sallusti e Piazza in un'ottica diversa da quella trattata. Riepilogo.  

Caso primo.Luogo di  consumazione Milano.
Alessandro Sallusti,  giornalista di fama, penna tagliente e  al tempo direttore responsabile di Libero, giornale orientato verso il centrodestra, pubblica  nel 2007 un commento  a firma anonima che critica con toni forti, valutati dal magistrato destinatario diffamatori,  una notizia risultata successivamente non vera.  Parte la denuncia e l'iter giudizario  si conclude nel 2012  con la condanna in ciascuno dei tre gradi di giudizio. Sallusti deve fare 14 mesi di carcere senza condizionale. Si scatena la sollevazione parolaia contro l'attacco alla libertà di stampa. Non è così, anche se la pena della reclusione è folle rispetto alle indulgenze riservate ai veri delinquenti. Ne sono causa carenze legislative e resistenze corporative. Bisogna però dire che, come esiste la libertà di scrivere quello che si vuole, deve esistere anche il dovere di riconoscere il proprio errore e chiedere scusa. L'umiltà è una dote, non un limite. Che non ne sia consapevole un giornalista di fama come Sallusti è problematico.
Non costava nulla al grande giornalista chiedere scusa al destinatario di una critica  risultata ingiusta o  quantomeno eccessiva perché basata su di una convinzione rivelatasi inesatta. Per giunta l'articolo non l'aveva scritto lui e neppure l'aveva controllato per la fiducia che riponeva nel collega che l'aveva scritto. Invece, dal 2007 al 2012, data della sentenza definitiva pronunciata dalla Cassazione, ne lui e ancor meno l'anonimo autore uscito allo scoperto, per imbarazzo postumo,  solo dopo la  condanna del suo direttore - bel coraggio di uomo -  hanno ritenuto di pubblicare una errata corrige. Due righe di scuse che si fanno sempre per sé più che per coloro cui sono indirizzate.
Ora Alessandro Sallusti fa la pecorella quando tutti sanno che è una tigre. Commenta a voce bassa, misura le parole. Renato Farina, deputato della Repubblica e giornalista lombardo che nel 2007 il direttivo nazionale espelle - benchè già dimissionario -  dall'ordine dei giornalisti perché col nome di Betulla era risultato essere informatore  dei servizi segreti fa il mea culpa in Parlamento, ove è eletto nel 2008, e chiede di essere lui a pagare il fio della sua leggerezza in luogo del suo direttore. Bella coppia di spudorati  con l'aggravante che nessuno dei due è di primo pelo.

Secondo caso. Luogo di consumazione Lecco.
Antonio Piazza è Presidente dell'Aler, l'azienda lombarda che si occupa della costruzione della case popolari per i cittadini meno abbienti. Un giorno di agosto 2012  ha un momento di follia. Non perché parcheggia in tutto o in parte sull'area riservata alle auto condotte da disabili, ma perché, scoperto e multato, incurante delle telecamere per vendetta taglie le gomme dell'auto del disabile che aveva chiamato i vigili.
Se, all'arrivo dei vigili, avesse semplicemente detto, magari enfatizzando: "Le chiedo scusa, le chiedo scusa, ho parcheggiato sopra pensiero, ero tesissimo per un fatto che mi era appena capitato, non mi sono accorto delle strisce gialle. Lo so che ci sono da anni, le ho fatte mettere io, ma avevo la testa chissà dove. Pago la multa, accetto la decurtazione dei punti dalla patente e le chiedo ancora scusa".
L'avesse fatto tutto sarebbe finito li. Non era vero? Aveva parcheggiato dove non avrebbe potuto, ma dove lo faceva ogni giorno o quasi? Salvati in corner, fai bella figura. Sei un politico no? Simula, con bella creanza.
Invece no. Incazzatissimo scende e buca le gomme.
E che succede? Primo: tutto il mondo ironizza con sarcasmo e disprezzo perché l'auto è una jaguar. E allora? Il  signor Piazza non può comprarsi una Jaguar? La sta pagando? Ha magari fatto un mutuo o la paga a rate? E' stato accertato se per comprarla ha distratto fondi pubblici? Fa la cresta sugli appalti?  Se si ditelo. C'è chi ha la passione per le donne diverse dalla propria moglie, chi per ostriche e champagne, chi per i viaggi ai Caraibi, chi  si spaccia per pesce di lago e lo pagano anche  e il signor Piazza non può desiderare di avere un'auto liberamente in vendita sul mercato per l'acquisto della quale ha risparmiato e magari rinunciato ad altro? Ma quanti farisei nella città del Manzoni.....
Secondo: il partito delle libertà lo espelle e lo costringe a rassegnare le dimissioni anche da Presidente dell'Aler. Due licenziamenti in tronco  che nulla hanno a che vedere con la cazzata che questo signore  ha fatto. Hanno detto che una persona che si comporta così non è degna di rimanere nella famiglia politico/amministrativa del centrodestra.
Non so se Antonio Piazza ha precedenti nel settore perdita di lucidità. Dico questo perché l'unico motivo sostenibile per imporgli le dimissioni dall'Aler - ma non dal partito - è il timore che questi scatti d'ira inconsulta e incontrollata li possa avere in futuro anche nell'esercizio delle sue funzioni pubbliche e quindi a danno non di una sola persona, ma della generalità dei cittadini. Lui poi ci ha messo del suo perché nel lungo elenco delle persone cui ha chiesto un pochino dopo  scusa ci ha messo freudianamente  prima le figure  istituzionali  (che le consideri in qualche misura portatrici di handicap?) e solo alla fine il disabile privato del parcheggio  a lui riservato.
Ma lasciamo stare la macchina di lusso che non c'entra niente. Come non c'entra niente il fare penitenza. Si chieda Antonio Piazza che cosa è scattato in lui per indurlo a tale sgradevolissimo comportamento. Si faccia una sana autocritica e impari dal suo errore. Ma non dica più che altri fanno di peggio. Non esiste una classifica degli errori. Quando si commettono si deve chiedere scusa e, se si è creato un danno economico, lo si risarcisce. Subito però, senza aspettare che qualcuno te lo suggerisca.
Alberico Fumagalli
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