Scritto Sabato 25 febbraio 2012 alle 16:28

''Città delle Salute'': i sindaci disertano la mostra. Brutto segnale per il futuro del piano

Quando Dario Perego decise, in difformità dall'esito del referendum promosso dal suo predecessore Mario gallina, di edificare sull'area don Natale Basilico - l'area Cazzaniga - non perse tempo in concorsi di idee e "gare" tra progettisti: assegnò l'incarico a Marco Casamonti che conosceva e apprezzava come professionista giovane e capace. Perego è, o certamente era, un decisionista. E lo dimostrò sfidando l'avvicinarsi della tempesta economica anche quando decise di destinare quello che impropriamente chiamiamo Palazzo Tettamanti a polo culturale della città. Anche in quel caso non perse tempo, assegnando il lavoro di progettazione ancora a Marco Casamonti. Abbiamo sempre considerato sbagliate queste due scelte: l'area Cazzaniga poteva essere dotata di un silos sotterraneo lasciando a parcheggio a raso i 10mila mq. di superficie magari con arredi urbani tali da rendere gradevole anche quell'angolo semicentrale della città. E dedicare un palazzo intero a galleria di quadri e esposizioni scultoree ci pareva - e oggi ancor più - un progetto troppo ambizioso per i tempi, sempre più bui. Certo il quadro non è migliorato destinando il palazzo, come ha fatto il successore di Perego, Giovanni Battista Albani a sede municipale. Costosa come realizzazione, costosissima come gestione. Sistemare Villa Confalonieri decentrando magari alcuni servizi avrebbe fatto risparmiare qualche milione di euro. Anche se poi, non lo si sarebbe potuto  spendere questo denaro per via del Patto di stabilità. Ricordiamo questi fatti del passato perché costituiscono termine di paragone con quanto operato dalla Giunta Robbiani sulla Cittadella della salute, presentata ieri sera in Municipio. Il Sindaco leghista d'accordo con Giunta e gruppo di maggioranza Lega-Pdl ha preso sul serio questo progetto di risistemazione dell'area ospedaliera, con annessa viabilità in fregio, di cui si parla da quasi un decennio. Ma ha seguito un percorso diverso e diciamolo assai più chiaro e trasparente. Ha lanciato un concorso di idee riservato a giovani professionisti investendo una manciata di euro e si è portato a casa un sacco di belle idee che finalmente danno corpo, sia pure sulla carta, alla Cittadella della salute. Ora seguirà il passo successivo della costituzione di un tavolo di lavoro attorno al quale dovranno trovare posto rappresentanti di Regione, Provincia, Azienda Ospedaliera e Azienda Sanitaria, con capofila il rappresentante del comune di Merate. Tutte queste persone dovranno lavorare alla definizione di un progetto che deve trovare sostegno finanziario nella Regione e in uno o più privati propensi a investire. Ma questo percorso incontra subito un ostacolo enorme: l'evidente ostilità degli altri comuni del distretto i cui sindaci, anche ieri, hanno regolarmente snobbato l'invito rivolto loro personalmente da Andrea Robbiani a partecipare alla mostra. E qui davvero c'è un problema. Perché? Perché tutti i primi cittadini, con l'esclusione di Adele Gatti di Airuno, presidente dell'assemblea distrettuale e Alessandro Origo di Verderio Inferiore, hanno ritenuto di starsene a casa nonostante l'importanza della serata? Non dicano stavolta di non aver ricevuto gli inviti come la volta precedente. E non dicano neppure di non sentirsi pienamente coinvolti. E' di tutta evidenza che sia Merate a gestire l'operazione: l'ospedale insiste sul territorio comunale e la viabilità da modificare è tutta interna. Gli altri comuni possono solo beneficiare di un'eventuale riorganizzazione urbanistica del comparto. D'accordo ci sono i comuni soci di Merate, comproprietari di alcuni fabbricati nell'area ex Ecosystem, che possono avanzare pretese di coinvolgimento diretto. Ma in questa fase si stanno definendo i contorni generali del possibile intervento. E allora davvero non si capisce la posizione dei tanti sindaci - tutti di centrosinistra - che hanno preferito restare a casa piuttosto che spendere una serata almeno per "sognare" una migliore sistemazione dei servizi socio-assistenziali per l'intero distretto sanitario. No, questa volta proprio non troviamo la giustificazione. Ma in fondo perché stupirsi: anche quando fu il partito Democratico a organizzare un vertice sulla sanità alla presenza del Dg leghista Mauro Lovisari, solo un paio di sindaci si presero la briga di parteciparvi. Concentrati come sono a far quadrare l'euro dentro bilanci sempre più striminziti e a far di calcolo sulle aliquote Imu hanno perso la voglia di occuparsi d'altro. Meno ancora di un progetto già bollato come la fabbrica di un sogno. Sicuramente abbiamo ai vertici dei nostri municipi buoni ragionieri; ma siamo sicuri che bastano a farli classificare anche buoni Amministratori?
Claudio Brambilla
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