Scritto Mercoledì 06 ottobre 2021 alle 08:52

Accadeva/3: la Fiera, la Novena di Natale, il corteo dei Magi in uno scenario ''fiabesco'' fatto di freddo e cumuli di neve

Nelle precedenti 2 puntate abbiamo raccontato la nascita del Palio delle Contrade e il ruolo di trascinatore del coadiutore don Giuseppe Fumagalli, don Peppino per tutti i Meratesi. Ma le iniziative forgiate nella fucina del San Luigi, sul colle di San Rocco, collegate dal Settembre '59 al Giugno '62, furono numerose e alcune di eccezionale impatto sull'intera cittadina di Merate. Gianni, mi racconti quali sono state le più importanti?

"Le iniziative che coinvolsero maggiormente la cittadinanza furono, a mio avviso, tre: 1. Carri Allegorici; 2. Corsa Ciclistica e 3. Caccia al Tesoro. Sono state quelle che hanno portato più persone per le vie di Merate. I carri allegorici vennero costruiti per il carnevale degli anni '60-'61-'62. Il primo anno, nel calendario oratoriano, venne inserita soltanto una sfilata di cortei mascherati. L'intento di noi organizzatori era quello di consentire ai ragazzi di mascherarsi, con tema libero, e farli sfilare per le vie di Merate. Così, per puro divertimento e per coinvolgere anche la cittadinanza. Alla fine della sfilata avremmo premiato il gruppo e la mascherina migliore, con l'assegnazione di un punteggio per la classifica finale. Subito dopo l'Epifania, però, corse voce che, in gran segreto, un rione stava allestendo un carro allegorico da abbinare alla sfilata. Fu così che tutti gli altri Rioni decisero, a loro volta, di costruire il proprio carro allegorico. Vennero cercati posti abbastanza grandi dove poter lavorare alla costruzione del carro. Purtroppo, si trovarono solo tettoie e capannoni non riscaldati. Si doveva lavorare al freddo. I giovani impegnati nella realizzazione dei carri di freddo ne hanno patito tanto. Di solito si lavorava nelle ore serali e notturne e quando non c'erano  altri impegni di lavoro. Lo spirito di squadra, la solidarietà delle donne del rione che rifornivano i lavoratori di bevande calde (ma anche di alcolici), lo spirito agonistico, e la voglia di fare meglio degli altri erano più forti del freddo pungente. Si lavorava mesi per la sfilata di uno o due pomeriggi. Ma il premio decretato dalla giuria, che assisteva alla sfilata dal balcone di palazzo Prinetti, era tra i più ambiti: tutti i Rioni volevano aggiudicarsi, l'agognato PALIO. Vennero realizzati, così, carri di indubbio interesse: I VERDI presentarono: Il Carro dei Barbieri - Una bellissima Nave dei Pirati e Una bella Locomotiva a vapore. I GIALLI: Il Gatto degli stivali - Re Carnevale e una mastodontica Navetta spaziale - I ROSSI: Il Carro degli Indiani - Il meraviglioso Drago, che sputava coriandoli e La Cassa del Mezzogiorno. I BLU: La Capanna dei cannibali - La Casetta di Biancaneve e il Vecchio Scarpone. Per finire, gli AZZURRI: il Carro degli Astronauti - Il Mulino a vento con Don Chisciotte e il meraviglioso carro con l'Orchestrina dei Gatti.".




Ma prima del Carnevale non c'era anche il Concorso Presepi per Natale e il Corteo dei Re Magi all' Epifania. Il periodo natalizio, allora, era tutt'altra cosa. Innanzi tutto la neve non mancava quasi mai e lo spirito partecipativo era molto diverso da quello che si respira oggi, nonostante le fantasmagoriche proiezioni di nevicate sulla facciata del Castello Prinetti. Mi ricordo che durante la novena, anche sotto la neve, si portavano i personaggi del Presepe per lo straordinario allestimento voluto da quel grand'uomo di don Franco Longoni. La fiera di Sant'Ambrogio, che precedeva la novena, era davvero una fiera: le bancarelle erano appena illuminate da una luce fioca, tra un cumulo di neve e l'altro. Spesso gli ambulanti dormivano sui carretti sotto una montagna di sacchi, oppure chi poteva in una cameretta sovraffollata della taverna. Il fascino della Messa di mezzanotte e poi il giro dei trani e delle osterie per il classico piatto di trippa. Altri tempi..... scusa Gianni per la mia nostalgica divagazione e torniamo al Palio.   

"Hai ragione caro Direttore.... altri tempi! In effetti la tua asserzione iniziale è vera. Nelle iniziative del Palio c'era anche il Concorso Presepi che entusiasmava talmente tanto i giovani da spronarli a realizzare com-plessi allestimenti scenografici con automatismi per il movimento dei personaggi, giochi d'acqua, giochi di luce con passaggi dal giorno alla notte stellata e musica di sottofondo. Per volontà del succitato don Franco Longoni, si è anche provveduto (una sola volta) a indire una sezione del concorso per allestimenti non tradizionali ma puramente simbolici. Ci teneva molto il nostro Parroco. Il Corteo dei Re Magi, ovviamente, si tenne il giorno dell'Epifania del 1962. Per questa occasione furono coinvolte anche le ragazze dell'oratorio femminile che cucirono ottimi costumi. Bisognava curare al meglio, e nel modo più realistico possibile, le scene con comparse e attori in grado di far rivivere l'importante evento religioso. Subito dopo Natale, iniziò la messa a punto di tutti gli accessori di scena. Mi ricordo che era una giornata uggiosa e molto fredda. In quegli anni gli inverni erano rigidi e la neve non mancava mai. L'umidità penetrava nelle ossa dei personaggi del corteo e dei tantissimi spettatori assiepati lungo il percorso dei Magi che dal vecchio oratorio scende-vano in centro paese. Sul balcone di Palazzo Prinetti Re Erode attendeva il loro arrivo mentre a guardia del portone di accesso erano piazzati due pretoriani, armati di lancia appuntita e agghindati di tutto punto. Ave-vano un elmo piumato, scudo, gonnellino e sandali ai piedi che erano nudi, come erano nude le gambe dal ginocchio in giù. Ci sembrava quella la foggia giusta per quei due personaggi. Alla fine del corteo, poveret-ti, avevano polpacci e piedi di uno strano colore blu.... Peccato che di questo famoso corteo non abbia immagini pubblicabili. Ho soltanto una piccola sequenza (purtroppo non nitida, fornitami da un operatore che non ricordo) filmata in Superotto che, riversata poi in digitale, è stata inserita come documento storico nel DVD: PALIO SINTESI - Rif. D80".







Puoi dirmi qualcosa anche della Corsa Ciclistica?  

"Anche questa iniziativa riscontrò enorme successo di pubblico. La seconda edizione consisteva in un circuito cittadino, da percorrere 30 volte. Partenza da Piazza degli Eroi, poi in Viale Lombardia, svolta in Piazza Italia, poi giù per Via Don Cesare Cazzaniga, svolta in Viale Verdi, quindi in salita fino a Piazza Prinetti, passando accanto al costruendo nuovo oratorio e al vecchio stabilimento cartario Agnesini, per poi passare di nuovo al punto di partenza. Era un circuito (di circa 1 kilometro) molto impegnativo che metteva a dura prova la resistenza dei ciclisti, in maggior parte non equipaggiati di idonee biciclette. Il supporto ai corridori era garantito dai compagni di Rione che, dislocati lungo il circuito, fornivano acqua da bere e, a volte, bagni rinfrescanti. Numerosi Meratesi hanno assistito alla corsa, lungo il percorso e soprattutto sulla salita dell'Agnesini, incitando i propri beniamini. All'arrivo, davanti al negozio Pessina, il compianto Don Giuseppe Castiglioni effettuò la premiazione del Vincitore: Zardoni Andrea degli AZZURRI, scomparso prematuramente, qualche anno dopo. In quell'occasione, tra i corridori si intrufolarono tre ciclisti d'altri tempi: un ciclista addirittura fuori tempo massimo: PierPaolo Arlati su un vecchio biciclo e altri due arrivati su un tandem da chissà dove e riconosciuti dai presenti come: Aldo Rigoni e Peppino Bonanomi, anch'egli scomparso prematuramente. Purtroppo, anche di questa corsa la mia documentazione fotografica consiste solamente in qualche fotogramma estratto dalla pellicola 8 mm. e riversato poi in digitale per il DVD citato prima".






A questo punto, non restano che le famose Caccie al tesoro del Palio.    

"Devo riconoscere che il successo delle Caccie al tesoro è dovuto principalmente alla eccezionale creatività intellettuale, all'inventiva e all'estro dell'amico Angelo Milani. L'ideazione delle tracce, che dovevano portare al tesoro, era quasi sempre sua. Di notte, per non essere disturbati, Angelo ed io ci rintanavamo nello studio di don Peppino per architettare e realizzare concretamente le sue machiavelliche idee. Per ogni Caccia venivano studiate nei dettagli, e preparate fisicamente, 10 tracce diverse che - quasi sempre - dovevano essere nascoste in posti diversi per ogni singolo rione onde evitare disguidi e interferenze da parte di un rione concorrente. Alcune tracce erano tanto complicate e incomprensibili da mettere a dura prova, anche per ore intere, le meningi dei cervelloni preposti alla loro soluzione. La Caccia durava l'intero pomeriggio della domenica: dalle 13 alle 19. Ma ne valeva la pena perché chi trovava il tesoro, con i punti guadagnati, poteva anche aggiudicarsi la vittoria finale, e portare a casa il tanto desiderato PALIO". 




 
Ma, forse hai qualche aneddoto da raccontarmi al riguardo, vero?.    
"Hai ragione, caro Direttore. Ce n'è uno in particolare. Per motivi di sicurezza, toccava solo a Milani e a me la sistemazione delle tracce in luoghi ben nascosti di Merate e dintorni. Si trattava di dislocare 50 tracce. Molte di esse venivano occultate nelle notti della settimana precedente la Domenica della Caccia. Ma alcune di esse dovevano essere occultate proprio in centro Merate, per suscitare l'interesse degli abitanti. Correva l'anno 1961. Il sabato notte, poco dopo l'una per evitare le spie sguinzagliate dai vari rioni, quatti, quatti uscimmo dalla casa di Don Peppino con una scala a pioli in spalla. Nostra meta era uno dei grandi tigli di Via Carlo Baslini, di fronte alla pasticceria Albani. Ero giusto appena salito su uno di essi quando all' improvviso, da piazza degli Eroi, arriva una gazzella dei Carabinieri. Era il periodo degli attentati terroristici altoatesini. Ad Angelo che teneva la scala i militi chiesero cosa stessimo facendo e a me intimarono di scendere subito. Inutili i tentativi di spiegare loro, sorridendo, che stavano soltanto disponendo le tracce per la Caccia al tesoro dell'indomani. Nella mia sacca a tracolla avevo di tutto: coltello da calzolaio, forbici, spago e nastro adesivo. Attrezzi che mi servivano per fissare a dovere i tubetti di vetro contenenti la traccia da nascondere. Purtroppo però, entrambi eravamo sprovvisti di documenti d'identità da mostrare dietro richiesta dei militi che, a questo punto, volevano portarci in caserma. Per fortuna erano passati soltanto pochi minuti da quando avevamo lasciato la casa di Don Peppino. Fu allora facile convincere i militi ad andare a parlare con lui, che abitava proprio lì nel castello Prinetti e che avrebbe potuto confermare le nostre identità e le nostre occulte attività notturne. Era il nostro coadiutore e noi lavoravamo per lui. Don Peppino, che non si era ancora coricato, per fortuna, dopo un comprensibile spavento iniziale, riuscì a scagionarci completamente. Tornammo così a completare la nostra opera di occultamento, prima di rientrare alle nostre case. Ma non ti dico lo spavento che abbiamo provato.
Mi fermo qui, i ricordi sono tantissimi e mi auguro che quelli riferiti siano corretti. Sono passati 60 anni da allora e la memoria incomincia a vacillare. Avrò, senza dubbio, saltato qualche particolare importante e cita-to qualche inesattezza. Chiedo venia perciò ai tuoi lettori. Durante questa nostra chiacchierata, nella mia mente, e sotto i miei occhi, sono passate immagini di molte persone, conoscenti, parenti e amici, persino del caro fratello Lino che, purtroppo, oggi non ci sono più. Spero di aver almeno saputo narrare lo spirito di un'epoca forse irripetibile. Ti ringrazio dell'ospitalità, Claudio".      


Grazie a te Gianni per averci guidato in un viaggio a ritroso nel tempo, riportandoci indietro di sessant'anni e ricordandoci come eravamo. E quante cose bellissime abbiamo fatto assieme. E grazie, soprattutto, a don Peppino che da molti anni non è più a Merate ma crediamo abbia sempre nel cuore la nostra città. Come noi ricordiamo lui con tanta nostalgia.  


"Concedimi ancora un momento, per favore. Voglio lanciare un appello, rivolto a tutti coloro che in qualche modo hanno partecipato alle iniziative del Palio. Il Rione che risultava in testa nella classifica generale si aggiudicava il bellissimo Palio rosso, ricamato con vera foglia d'oro, che restava in proprietà temporanea fino al giugno successivo. Questo labaro è ricomparso in pubblico durante la festa d'estate del 1984, nel quadro della riedizione del Palio delle Contrade, nelle mani del coadiutore dell'epoca don Domenico Rota. Da quella data il labaro è sparito dalla circolazione. Non si trova più.

Probabilmente è rimasto nella casa di qualcuno. Sarebbe bello poterlo ritrovare ed esporlo, magari assieme alle 5 bandiere dei 5 rio-ni, in un'aula del nuovo oratorio di Merate. Dove dovrebbe stare di diritto come parte integrante sua e della recente storia di Merate, che abbiamo cercato di far rivivere qui. Aiutateci a ritrovarlo. Grazie di cuore".  


3/fine

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Claudio Brambilla
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